CAMORRA € APPALTI “Sindaco, c’è una cimice” : il racconto della caccia alle microspie al processo Lombardi -Cappello -Pezzella
31 Marzo 2026 - 20:38
Conclusa oggi, martedì, l’istruttoria dibattimentale. Sotto la lente della Dda, il “sistema” per pilotare le gare. In aula, le intercettazioni sulla bonifica degli uffici e le rivelazioni dei pentiti sui clan e sugli imprenditori Iorio e Pezzella
CALVI RISORTA / CASERTA / NAPOLI (Elio Zanni) – Giovanni Rosario Lombardi, ex sindaco di Calvi Risorta, l’ex vicesindaco Giuliano Cipro, insieme a una schiera di funzionari, tecnici e imprenditori, sono i principali protagonisti del processo che si sta celebrando davanti al tribunale di Santa Maria Capua Vetere.
Processo per il quale oggi, 31 marzo 2026 è stato un giorno importante: quello della conclusione dell’istruzione dibattimentale. Il momento che gli esperti chiamano: fine dell’assunzione delle prove a carico. Sono state sviscerate e analizzate le intercettazioni telefoniche per completare il combinato disposto in base al quale i tredici imputati, finiti nel mirino della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, devono rispondere dell’accisa di aver messo insieme un collaudato sistema di corruzione volto a pilotare una fitta rete di appalti pubblici.
L’inchiesta ha svelato dettagli inquietanti sulle strategie messe in atto per eludere i controlli, tra cui il ritrovamento di una microspia nascosta molto bene, dietro una presa elettrica a sua volta quasi del tutto occultata da uno scaffale: un dispositivo che uno degli stessi indagati, Cipro, era riuscito a individuare. Come, in che modo? Prima con una accurata ispezioni dell’Ufficio in uso all’ingegnere Pietro Cappello e poi dotandosi di un rilevatore di microspie acquistato online (come risulta dalle indagini digitali) nel tentativo di bonificare gli ambienti dalle intercettazioni.
Ed è, per gli inquirenti, una conferma di tutto questo il fatto che lo stesso Cipro abbia poi telefonato al sindaco pronunciando una frase choc: sindaco qua ci sta un ambientale. E c’è un seguito. I militari sentiti in aula hanno riferito di aver captato una conversazione tra Cipro e l’allora sindaco Lombardi, nella quale il vicesindaco invitava a controllare gli uffici comunali alla ricerca di altri dispositivi di ascolto. La notizia fa il giro della cerchia allargata dei conoscenti degli amministratori pubblici e finisce sulla bocca di un imprenditore con interessi nell’agro caleno, Pezzella, che però tranquillizza i suoi: non vi preoccupate, non riguarda la nostra società.
Per il resto oggi a Santa Maria Capua Vetere, a parte gli amministratori pubblici, sono stati gli imprenditori Iorio e Pezzella, insieme a figure chiave quali Michele Loffredo, Domenico Diana, Carmine Petrillo e Giuseppe Napoletano, al centro del dibattimento presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere per la gestione degli appalti pubblici in due comuni: Calvi Risorta e Presenzano.
Le accuse, formulate dai Pm della Dda di Napoli Graziella Arlomede e Maurizio Giordano, delineano un quadro che spazia dall’associazione a delinquere alla turbativa d’asta, fino al riciclaggio e al trasferimento fraudolento di valori con l’aggravante dell’intestazione fittizia.
Secondo le deposizioni dei Carabinieri, il sistema si basava su anomalie sistematiche nelle gare d’appalto: assenza dei verbali di sorteggio e una ricorrente aggiudicazione dei lavori alle medesime imprese riconducibili al gruppo Iorio-Pezzella. L’attività investigativa ha trovato riscontro nelle dichiarazioni di collaboratori di giustizia come Vincenzo D’Angelo, che ha delineato il ruolo di prestanome di Loffredo per conto di Diana nella gestione di subappalti legati alla Cgs Costruzioni, e Francesco Zagaria (noto come “Ciccio ’e brezza”), il quale ha fornito un manoscritto dettagliando presunti flussi di denaro illeciti legati al Consorzio Asi.
Il materiale probatorio include inoltre le conversazioni di Carmine Petrillo, indicato come prestanome preoccupato dalle possibili conseguenze giudiziarie, e le intercettazioni ambientali nate dalla frase emblematica pronunciata da Giuseppe Napoletano: “Calvi è roba mia”. Tale affermazione ha dato impulso alle attività di ascolto tecnico sia all’interno degli uffici comunali quanto in quelli della società Cgs. Il procedimento è stato aggiornato al mese di maggio, quando si procederà con il controesame dei testimoni dell’accusa.
