CAMORRA, POLITICA & TANTI QUATTRINI. Assolti Fabozzi, Natalizio, Mastrominico e co, ma sui 13 milioni di euro della riqualificazione di VILLA LITERNO restano i dubbi del racconto inquietante di Malinconico

24 Maggio 2021 - 13:51

Nel focus che stiamo dedicando alle motivazioni, pubblicate dalla Corte di Appello di Napoli della recente sentenza, ci occupiamo oggi di uno dei punti centrali di quell’indagine. Natalizio chiamò o fu chiamato da Malinconico e fu Malinconico a consigliare Enrico Fabozzi di interpellare Carlo Sarro per un parere pro veritate che avrebbe impacchettato in un unico mega appalto, 6 interventi distinti tra di loro a ristoro delle ecoballe?

 

VILLA LITERNO(g.g.) Sicuramente l’assoluzione di massa degli imputati del processo sugli ancora oggi solo presunti rapporti affaristico camorristici con epicentro il comune di Villa Literno, possiede una sua porzione per la quale la procura generale potrà avere ancora qualche chance in sede di Cassazione, magari guadagnandosi un parziale annullamento con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello. Lo diciamo perchè a differenza delle contestazioni veramente debolmente argomentate, e troppo fondate su deduzioni logiche e non sui riscontri che dovrebbero rappresentare sempre il vero incrocio con le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, questa storia della turbativa d’asta e della corruzione sui lavori da 13 milioni e passa di euro di riqualificazione urbana dell’area di Villa Literno, ristorata dalla Regione Campania per la disponibilità dimostrata accogliendo le famose ecoballe, appare un pò più fondata.

Si

nota anche dalla lettura delle motivazioni della sentenza con cui la Corte di appello assolve gli imputati. Molto più lunga in quanto più lunga è stata la lista degli elementi di prova messa insieme dai pubblici ministeri della Dda. Per questo motivo abbiamo diviso il focus in due parti: oggi vi presentiamo le dichiarazioni di due degli imputati: Giovanni Malinconico, il quale non è in questo processo in quanto a suo tempo chiese ed ottenne il rito abbreviato che oggi vive una fase autonoma da quello ordinario e Achille Natalizio, esponente di spicco del Pc, poi del Pds, poi dei Ds casertani legato a doppio filo, questa è storia incontestabile all’area che faceva capo a Massimo Paolucci e, naturalmente, essendone questi una propaggine, all’allora governatore Antonio Bassolino.

Leggerete, nelle dichiarazioni di Malinconico, un suo conosciuto dato caratteriale. Si tratta tutto sommato di un imprenditore piuttosto eccentrico e anche piuttosto originale nell’esposizione argomentativa, presentata da uno che dice al giudice di essere pienamente, dettagliatamente erudito su tutto quello che è successo in Italia in tema di appalti, dalle norme del 1895 in poi. Però, se è vero che Malinconico non ammette, anche sulla base di questa significativa autostima di conoscere manovre finalizzate all’alterazione di quella gara d’appalto, un pò di cose le racconta. Dice di essere stato avvicinato da Achille Natalizio, il quale però nel suo interrogatorio afferma esattamente il contrario, cioè di essere stato avvicinato lui da Malinconico; un approccio finalizzato a mettere a disposizione di Enrico Fabozzi, storico amico di Natalizio, le competenze che Malinconico diceva di vantare nella materia degli appalti.

Insomma, sarebbe stato interpellato come un consulente. E sarebbe stato lui, in questa veste, a suggerire il nome di Carlo Sarro, quale avvocato che avrebbe potuto rilasciare un parere pro veritate, questo lo dice Malinconico, con il quale si sarebbe potuto unificare in un unico appalto, i 6 interventi, significativamente diversi l’uno dall’altro e collegati a finanziamenti autonomamente mirati, seppur inseriti nella stessa misura da cui la Regione attinse quei soldi. Però, nel momento in cui Malinconico racconta tutto ciò, diventa opinabile, a nostro avviso, la tesi che rappresenti un fatto del tutto indipendente dai contenuti di questo approccio che culminò in diverse riunioni con il sindaco Enrico Fabozzi, il fatto che lui quella gara se l’aggiudicò con un’Ati nella quale imbarcò anche i fratelli Mastrominico.

Peraltro, Malinconico conferma diverse sue dazioni di danaro, finalizzate a finanziare le campagne elettorali di Fabozzi: 5 bottiglie di olio nuovo in una confezione che ne conteneva una sesta vuota che conteneva 30mila euro in contanti. La circostanza di olio nuovo è confermata anche a Natalizio, il quale però smentisce categoricamente che in una vuota ci fossero i soldi di una tangente. Non solo i trentamila euro, ma diversi contributi elettorali, di 10mila euro per il campo sportivo, giusto per citarne una tra le tante.

Insomma, il racconto di Giovanni Malinconico che non a caso è stato utilizzato dall’accusa come elemento cardine della prova che quella gara fu truccata, fa capire che qualcosa realmente avvenne. E qualcosa avvenne anche sul terreno camorristico, se è vero com’è vero che Malinconico afferma di aver cominciato a ricevere richieste estorsive, subito dopo aver litigato con i fratelli Mastrominico, che avrebbero voluto condividere con Malinconico il ruolo di capi fila dell’Ati, incrociando il rifiuto dell’imprenditore matesino, rimbrottato duramente da uno dei fratelli: “Se stai qui, è per noi“.

Uno scontro che non rientrò, al punto che il 70% dei lavori di quel piano di riqualificazione furono compiuti dalla scarl Villa Literno, costituita da Malinconico proprio in sede di aggiudicazione della gara e il restante con interventi in via San Sossio e via Delle Dune ai Mastrominico. I due cantieri, ma Malinconico parla soprattutto in relazione al suo, furono invasi letteralmente da maestranze indicate direttamente dal sindaco Fabozzi e da Natalizio, dunque dal livello politico. Quel livello politico che gli chiese un contributo di 10mila euro anche per la campagna elettorale Massimo Paolucci al comune di Napoli.

Nella prossima puntata andremo a spiegare come questa storia è stata vista dall’angolo visuale dei collaboratori di giustizia. Prima di tutto da Antonio Iovine, relazionato strettamente nel corso degli anni agli affari di Giovanni Malinconico e poi Emilio Di Caterino che parla in nome e per conto della fazione Bidognetti, la quale aveva il controllo di quell’area imprenditoriale, tanto è vero che la tangente di cui si parla pari a 600mila euro, sarebbe stata, come racconta Antonio Iovine, suddivisa in questo modo: 300mila euro ai Bidognetti, il restante a lui e a Schiavone, le forniture di calcestruzzo alla CLS di Zagaria.

Per quel che riguarda Carlo Sarro, con la sottolineatura di non aver accettato un secondo incarico che il comune di Villa Literno voleva dargli in quanto incompatibile. Se non ricordiamo male, al tempo Sarro era infatti un consigliere regionale.

 

QUI SOTTO LO STRALCIO INTEGRALE