CAPUA. Il Museo Campano diventa una discoteca? L’incredibile caso del DJ set nel cortile di Palazzo Antignano

29 Maggio 2026 - 18:47

Caserta (pm) – Poiché il Museo Provinciale Campano ed il “Capua il Luogo della Lingua Festival 2026”, promotori della serata, non smentiscono né precisano, supponiamo che l’annunciato DJ set con Paoletta si terrà regolarmente alle ore 21 di domani, 30 maggio, nel cortile dell’edificio museale.

Ricapitoliamo brevemente la vicenda per chi ancora non la conoscesse, sulla quale abbiamo già scritto l’altro ieri (qui la nota). Il 27 maggio, alle ore 8 e 5 minuti, una giustamente indignata professoressa Jolanda Capriglione — la cui formazione multidisciplinare è incentrata propriamente sull’arte e sull’area umanistica e classica — recriminava con un post su Facebook che al Museo Campano era previsto, per la serata di sabato, un happening di musica e ballo animato dalla suddetta Paoletta, nota speaker radiofonica capuana. Pubblicava al riguardo la locandina pubblicitaria che circola sulla festa, dove la DJ compare in abiti succinti, mentre scaloni e finestre arcate appaiono illuminati con luci sceniche.

Supponiamo che la denuncia, anche perché tirava per la giacca il sindaco della città e il presidente della provincia, si sia propagata in un lampo, perché qualche ora più tardi spuntava, ancora sui canali Facebook, una seconda locandina. Questa volta vi compare sempre la DJ, ma in abiti più morigerati, con l’annuncio che alle precedenti ore 20, sempre del 30 maggio, prima del DJ set avrebbe tenuto nel museo un podcast talk. Seguono i commenti degli autori della pubblicazione che precisano: “Sabato, a partire dalle 21, djset della capuana Paola Pelagalli nell’area esterna del Museo Campano”. Quasi a voler evidenziare: attenzione, non è che si balli “nel” museo (non si arriva a tanto sconcio), ma nell’area esterna. Solo che chi conosce i luoghi sa bene che aree esterne, lì, non vi sono. E l’unica area possibile per contenere quanti accorreranno è il cortile dell’edificio storico. Perché l’edificio è ben storico, essendo il Palazzo Antignano risalente al XV secolo.

Questi sono precisamente i fatti. Lo sconcerto nostro e di molti altri è che le autorità cittadine, quelle preposte alla tutela del patrimonio culturale e la direzione museale non vedano l’abnormità della cosa e non provvedano a interdire quello che si prepara contro il prestigio e il decoro del luogo. Poi, che i commenti di molti giovani – i quali non vedono l’ora di andare a fare baldoria nel “Museo” – non mostrino affatto il rispetto dovuto a un luogo storico e della memoria, non ci sorprende per niente, considerato il livello civile di queste lande e della scuola, ormai fallimentare.

E non vogliamo parlare della tutela del palazzo dalle onde sonore e dalle vibrazioni, perché supponiamo che il divertimento della serata consista anche nella musica a tutto volume, “a palla”. Per i palazzi museali, i monumenti storici e gli edifici vincolati esistono limitazioni stringenti sia per le emissioni sonore (inquinamento acustico) sia, soprattutto, per le vibrazioni. Queste ultime sono il pericolo più subdolo per un palazzo storico, poiché possono innescare microfratture, distacchi di intonaci, crolli di elementi decorativi o danni strutturali a lungo termine. La normativa di riferimento in Italia è articolata a partire dalla norma UNI 9916, che chiama in causa anche la competenza delle Soprintendenze locali. E in questo senso, ci chiediamo: è tutto in regola?

Chiudiamo con le dichiarazioni reseci dal consigliere comunale di minoranza di Capua, Pietro Di Rauso, che abbiamo interpellato per capire meglio il ruolo della politica locale nella vicenda. Ci ha detto: “Ben vengano iniziative che abbiano l’obiettivo di valorizzare il Museo Campano e di riportarlo al centro della vita culturale e sociale della città. Tuttavia, considerando il prestigio e il valore storico della location, mi sarei aspettato un evento di ben altro livello culturale e artistico, più coerente con l’identità del museo. Non basta organizzare eventi, la vera sfida è capire come farli, con quale visione e con quale qualità, affinché possano davvero contribuire a promuovere e rendere visibile il nostro Museo Campano nel modo che merita”.

La bocciatura, nella lingua della politica, ci sembra netta.