Carabiniere casertano vuole tornare a “casa”, ma è accusato di stalking. Il no del Comando e la decisione del giudice

26 Gennaio 2026 - 15:10

Gli fu ritirata anche l’arma, poi riconsegnata. Non è riuscito ad avere un responso positivo il suo ricorso cautelare al Tar

CASERTA – Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ha respinto la richiesta di un carabiniere che voleva bloccare un provvedimento del suo Comando. Si tratta di un appuntato scelto casertano a cui, lo scorso ottobre, è stato revocato un trasferimento che aveva ottenuto nell’ambito della pianificazione annuale.

Secondo quanto emerso in aula, la decisione del Comando Generale dell’Arma è legata a un procedimento penale ancora pendente a carico del militare. La vicenda giudiziaria, che viene seguita dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, riguarda fatti riconducibili a “atti persecutori”, tanto che in passato erano già stati all’origine del ritiro dell’arma di ordinanza.

Il Tar, nella sua ordinanza, ha ritenuto che in una situazione del genere sussista una condizione di “incompatibilità ambientale”. Questo significa che le circostanze e la natura dei fatti contestati creano un conflitto con l’impiego del militare nell’ambito del Comando Provinciale di Caserta, giustificando così la revoca del suo trasferimento.

Il carabiniere, difeso dall’avvocato Giampiero Guarriello, aveva chiesto l’annullamento del provvedimento di revoca, sostenendo anche che non gli fosse stata data la possibilità di partecipare al procedimento. Il Tribunale ha però ritenuto che, trattandosi di un atto autoritativo assimilabile a un ordine, non si applicano le normali regole sulla comunicazione e partecipazione.

Nel respingere la richiesta cautelare, i giudici hanno anche stabilito che ciascuna parte sopporterà le proprie spese legali di questa fase. Il procedimento principale sul merito della revoca, tuttavia, proseguirà davanti al Tar.