CARDITELLO. Fuori i mercanti dal tempio. Cirielli, Cangiano, Roma continuano a gettare merda in faccia a Giorgia Meloni. Gestione nefanda della Fondazione, soldi, direttori, mogli minacce e altro ancora
10 Luglio 2026 - 19:49
La vicenda della collezione Giannelli, che nelle ultime ore stanno cercando maldestramente di attutire e di compensare, è l’emblema di ciò che avevamo largamente previsto quando Sangiuliano nominò Maddaloni, Luigi Roma – adepto di Gennaro Coronella “piritone” – e Giovanni Russo. Il ministro Giuli stia attento e nomini persone culturalmente all’altezza della sfida della effettiva riqualificazione e valorizzazione di questo importantissimo sito borbonico
SAN TAMMARO (G.G.) – Qualche nostro lettore ci ha chiesto per quale motivo non abbiamo continuato la serie di certi nostri articoli dedicati alla gestione incommentabile – eh beh, stavolta trovare un aggettivo è veramente arduo – della Reggia di Carditello. In effetti, non abbiamo mai smesso di occuparci di questo argomento. Stiamo raccogliendo notizie, documenti, vario materiale, testimonianze.
Quando dalla testa di Gennaro Sangiuliano, al tempo ministro della Cultura, saltarono fuori i nomi del napoletano Maddaloni, già presidente della Camera di commercio partenopea, già implicato in un’indagine giudiziaria, e poi quelli di Luigi Roma, soggetto vicino all’ex parlamentare di Alleanza Nazionale Gennaro Coronella, nonché fedelissimo di Gimmi Cangiano, deputato di FdI nonché presidente provinciale di questo partito, e poi ancora il nome di Giovanni Russo, a quanto ci risulta professore di educazione musicale, uno dei fortunati fruitori della grande beneficiata degli eletti delle liste di Cinquestelle alle elezioni politiche del 2018 che permisero praticamente a chiunque, a vari passati lì per caso o “scappati di casa”, di entrare in Parlamento, fummo pervasi dalla convinzione, che esprimemmo in qualche articolo pubblicato da questo giornale, che la Reggia di Carditello fosse diventata una sorta di circo di P. Taylor Barnum. Un circo in cui la cultura, unica protagonista e unico fattore dell’azione di governo dell’antica dimora di caccia dei Borbone, sarebbe stata la grande assente.
Mentre studiavamo, abbiamo comunque pubblicato delle notizie su Carditello, attinenti a una cronaca non emendabile, non stralciabile. L’ultima non ha fatto altro che confermare in pieno quel nostro fosco vaticinio. I 6 mila pezzi della collezione Giannelli sono stati in un primo tempo ritirati dal loro proprietario che, badate bene, li aveva messi a disposizione imperituramente della Reggia di Carditello, considerandola il luogo più adatto, proprio per quello che era il suo connotato storico, per ospitarli in un rapporto giuridicamente regolato da un contratto di comodato gratuito.
Ieri la Fondazione Carditello, oggi illegalmente gestita da un consiglio di amministrazione scaduto da un mese alla fine dei 45 giorni di proroga dei tre anni terminati il 27 aprile scorso, ha tirato fuori un comunicato, evidentemente sotto costrizione del ministero, scosso dal clamore di una vicenda incredibile culminata con la presenza di una pattuglia di Polizia a protezione di Giannelli, a cui era stato impedito, in pratica, di riappropriarsi del suo preziosissimo patrimonio culturale del valore di circa 5 milioni di euro, in cui lancia segnali di pace a Giannelli, il quale probabilmente, per quieto vivere, li accetta anche per non incarognire i rapporti con il ministro Giuli e i suoi collaboratori.
Ma quello che è successo tra i buffi padroni del vapore di Carditello e il collezionista Giannelli è del tutto naturale. Avete letto nei social con quale linguaggio aggressivo, scurrile, rozzo, cialtronesco si è espresso il presidente, o ex presidente, Maurizio Maddaloni? È mai possibile che uno come Luigi Roma, il quale sforna veleno e insulti nei nostri confronti che, francamente, avendolo conosciuto ai tempi del giornale Roma, suscitano in noi solamente sorrisi che prorompono in grasse risate, possa comprendere il valore di una collezione come quella? Può, con tutto il rispetto del buon Gennarone Coronella, adepto di quest’ultimo, adepto di uno che a Casal di Principe è noto più per il suo divertente soprannome di “Piritone”, per la sua simpatica e proverbiale abilità giovanile grazie alla quale prorompeva in vistosi peti a gamba alzata, come quelli di un mitico personaggio del film FF.SS. di Renzo Arbore, nell’entusiasmo degli astanti del bar di turno, attivare il suo cervello alla sensibilità per la bellezza dei paramenti equestri di 500-600 anni fa?
Il problema è che, nella confusione di questi giorni, durante i quali il ministero sta avallando l’auto-proroga illegale decisa da Maddaloni, il gruppetto dei soliti noti, ossia Edmondo Cirielli, Cangiano, Marco Cerreto, cioè di quelli che hanno fatto della Campania la regione in cui Fratelli d’Italia esprime le peggiori percentuali, la regione in cui il sì al referendum sulla riforma giudiziaria ha toccato le percentuali più basse d’Italia, sta facendo forti pressioni sul ministro Giuli per confermare questi qua, promotori e anche rivendicatori dell’anti-cultura di una gestione del sito reale finalizzata solo all’utilizzo, a nostro avviso illegale, del pubblico denaro, com’è dimostrato dal disastro dei conti della Fondazione che, secondo il collegio dei revisori, non secondo Casertace, andrebbe sciolta.
Vedete, noi più volte siamo stati costretti a occuparci delle scene tragicomiche attivatesi attorno all’attività di questo gruppo folk, anzi bi-folk, citato dai già citati. Rappresentano la prova provata che Giorgia Meloni ha deciso di mollare la Campania e fregarsene, perché queste persone continuano a gettare discredito sul partito di FdI e su chi lo guida. Poi ci sta anche che, quando si voterà per le elezioni politiche, il risultato potrà essere buono proprio in quanto molti elettori voteranno per la premier in quello che si annuncia come un nuovo referendum, un plebiscito di chi è a favore e chi è contro. Ma FdI non beccherà palla in Campania e servirà solo a tutelare le inutili poltrone che producono solo e solamente un privilegio per la vita di Cirielli, Cangiano e compagnia.
Detto questo, vi diamo anche qualche anticipazione su quello che stiamo trovando nella gestione della Fondazione. Intanto il nostro lavoro è stato reso difficilissimo dalla patente violazione che il signor Maurizio Maddaloni, il signor Luigi Roma e il signor Giovanni Russo hanno consumato e stanno consumando nei confronti della legge fondamentale sulla trasparenza degli atti amministrativi, ossia il decreto legislativo n. 33 del 2013. Siamo certi che centinaia e centinaia di delibere della Fondazione e determine dei dirigenti siano state nascoste per evitare l’imbarazzo del confronto con chi ne avesse preso visione, a partire da Casertace.
Secondo punto: la figura del direttore generale Gennaro Miranda, che, si dice, abbia accumulato una tale quantità di stress da aver deciso di rassegnare le dimissioni, però congelate, abortite, anche purtroppo con i buoni uffici di Sangiuliano, primo protagonista dell’abominio di queste nomine, in modo che esse non costituiscano un ulteriore elemento in grado di far crollare un’impalcatura fondata sulla resistenza passiva e illegale di questi componenti del Cda, i quali, senza averne alcun titolo, erano presenti, nella figura di Luigi Roma, che poi se l’è data a gambe di fronte ai rilievi duri mossigli dall’ex sindaco e attuale consigliere comunale di San Tammaro, comune in cui la Reggia di Carditello insiste, nel giorno in cui la Polizia è arrivata per la collezione Giannelli. Presenze imbarazzanti, aggressive, come dimostrano alcuni certificati medici sottoscritti in conseguenza di ricoveri al Pronto soccorso di dipendenti della Fondazione Carditello che hanno messo nero su bianco, nelle loro dichiarazioni rilasciate in occasione dell’approdo in ospedale, di essere stati duramente aggrediti verbalmente da un componente, pardon, un ex componente, del Cda.
Terzo punto: è vero che il direttore Gennaro Miranda è presidente della Fondazione Ville Vesuviane e consulente della società ICOMOS (ONG globale fondata nel 1965, Consiglio internazionale per i monumenti e i siti)?
Quarto punto: è vero che questa ICOMOS oggi è sostanzialmente controllata da un tal Maurizio Di Stefano?
Quinto punto: cosa fa, a che titolo, Maurizio Di Stefano? È costantemente presente negli uffici della Fondazione Carditello, come possono testimoniare decine di persone?
Ultimo punto, ma solo per qusto articolo perché scriveremo ancora: è vero o no che la società Pti Srl, che sta per Progetti Territoriali Integrati, ha ricevuto affidamenti per centinaia di migliaia di euro? La domanda nasce spontanea, in quanto legale rappresentante ne è la signora Carmen De Luca, manco a dirlo attuale moglie di Maurizio Di Stefano.
