Casa di CASERTA confiscata al papà per rapporti con la camorra, i figli la vogliono indietro

23 Novembre 2025 - 21:00

CASERTA – Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio ha respinto il ricorso presentato da due cittadini casertani che chiedevano di poter continuare ad abitare in un immobile confiscato allo Stato perché appartenuto al padre di uno di loro, coinvolto in procedimenti legati alla criminalità organizzata.

L’Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati aveva ordinato ai due di lasciare l’abitazione lo scorso settembre, dopo che la confisca era diventata definitiva. I ricorrenti avevano contestato lo sgombero sostenendo che violasse il loro diritto alla casa e chiedendo un’interpretazione più “umana” e flessibile della normativa, anche alla luce delle decisioni della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Il TAR, però, è stato chiaro: quando una confisca diventa definitiva, lo Stato ha il dovere di rientrare in possesso dell’immobile, senza possibilità di deroghe, e l’ordinanza di sgombero è “un atto dovuto”.

Secondo i giudici, una volta acquisito al patrimonio pubblico, il bene deve essere destinato alle finalità previste dalla legge, spesso sociali o istituzionali, e non può rimanere occupato da chi lo abitava senza un titolo valido.

Il Tribunale ha anche ricordato che, come stabilito più volte dalla giurisprudenza, il diritto all’abitazione non può essere invocato per restare in un immobile confiscato, e che tali misure non violano la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, come già affermato anche in altre sentenze europee.

Rigettata anche la richiesta dei ricorrenti di rimettere la questione alla Corte Costituzionale: per i giudici, la normativa antimafia è pienamente legittima e non può essere messa in discussione ogni volta che un immobile confiscato risulti abitato da parenti o terzi.

Il TAR ha quindi confermato lo sgombero e condannato i due ricorrenti al pagamento delle spese legali, pari a 1.500 euro. Come di consueto in casi di questo tipo, il Tribunale ha disposto l’oscuramento dei nomi dei soggetti coinvolti.