CASERTA. Battaglia in tribunale tra la funzionaria della Prefettura e il Ministero: lavora da dirigente, ma viene pagata meno
22 Dicembre 2025 - 15:00
CASERTA – La Suprema Corte ha respinto il ricorso di una funzionaria della Prefettura di Caserta che chiedeva di essere pagata come dirigente per aver svolto, per anni, il ruolo di responsabile dello Sportello Unico per l’Immigrazione.
La vicenda riguarda Emilia Tarantino, un funzionario amministrativo in servizio all’area Immigrazione. Dal marzo 2007 alla fine del 2012, ha svolto di fatto le funzioni di capo dello Sportello unico per l’immigrazione della prefettura, in assenza del dirigente titolare. Per questo, la Tarantino aveva chiesto al Ministero dell’Interno il pagamento degli arretrati relativi a una retribuzione più alta, commisurata alle responsabilità dirigenziali che sosteneva di aver esercitato in via esclusiva.
Il tribunale di Santa Maria Capua Vetere le aveva dato parzialmente ragione, condannando la Prefettura al pagamento delle differenze retributive per il periodo 2008-2012. La Corte d’Appello di Napoli, però, aveva ribaltato quella sentenza, rigettando la sua richiesta.
I giudici napoletani avevano riconosciuto che le funzioni di responsabile dello Sportello immigrazione avessero effettivamente un carattere dirigenziale, ma avevano anche osservato che la Tarantino non svolgeva tutte le complesse mansioni spettanti al viceprefetto dell’Area IV a cui il ruolo era formalmente assegnato.
Secondo la Corte, la gestione dello sportello era solo una parte, per quanto importante, di un insieme di competenze molto più ampio. Di conseguenza, non poteva configurarsi quello “svolgimento prevalente” di funzioni superiori richiesto dalla legge per ottenere la retribuzione di livello dirigenziale.
La Tarantino ha portato la questione fino in Cassazione, sostenendo di aver lavorato esclusivamente a quelle mansioni superiori, che impegnavano tutta la sua giornata lavorativa, e lamentando anche che la Corte d’Appello non avesse ammesso una prova testimoniale che avrebbe potuto chiarire questo punto.
La Corte Suprema, nella Sezione Lavoro presieduta da Irene Tricomi, ha però dichiarato inammissibile il suo ricorso. I giudici hanno spiegato che le sue critiche non affrontavano il cuore della motivazione della sentenza di appello: la mancanza del requisito della prevalenza. Anche ammesso che le mansioni fossero dirigenziali, il fatto che costituissero solo una parte del più ampio ruolo del viceprefetto ha portato i giudici di merito a escludere il diritto alla retribuzione superiore. La Cassazione ha quindi chiuso la vicenda, condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali, liquidate in 4.000 euro a favore del Ministero dell’Interno.
