CASERTA. I Dresia, storici “amici” di Carlo Marino e citati nel decreto di SCIOGLIMENTO, puntano a riprendersi il parcheggio Pollio e un risarcimento dal comune di 257 MILA EURO
4 Giugno 2026 - 10:59
CASERTA – L’ultima volta che abbiamo parlato della vicenda connessa al parcheggio Pollio di Caserta e al progetto della famiglia Dresia di gestire tutta l’area, con tanto di ristorante e strutture turistiche annesse, era l’8 febbraio scorso, quando ci siamo soffermati sulla sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale della Campania che aveva annullato i provvedimenti con cui il comune di Caserta, dopo anni di connivenza, di disattenzione rispetto a tutte le criticità che questo giornale ha sollevato, aveva cercato di estromettere i Dresia dalla gestione del parcheggio dell’ex caserma
Chiaramente, nel racconto della decisione dei giudici, abbiamo necessariamente dovuto riprendere i fili del rapporto privilegiato tra la famiglia Dresia, imparentata con uomini del clan Mazzara di Cesa, gruppo collegato ai Casalesi, e l’ex sindaco Carlo Marino, che un Dresia acquisito, ovvero Gaetano Scarpato, compagnia di Adelina Dresia, Secondo quanto emerge dalle circa 170 pagine della relazione della commissione di accesso che ha portato allo scioglimento del comune, i Dresia avevano di fatto il controllo dei principali parcheggi di Caserta: quello davanti all’ufficio Anagrafe, l’abbandonato parcheggio IV Novembre sotto il monumento ai caduti e, soprattutto, il parcheggio Pollio.
Biagio Dresia, ossia colui che perse la vita in un incidente sul lavoro all’interno del cimitero di Caserta, era il cognato di Giuseppina Mazzara, sorella dei boss Nicola Mazzara e Giovanni Mazzara – perché di boss si tratta e non semplici ras di servizio dei Casalesi – egemoni a Cesa e anche in altri territori e certo non sparagnini quando si è trattato di usare pistole e kalashinkov. L’attività più che ventennale dei Dresia nel settore dei parcheggi, accompagnata dalla complessità di queste parentele, dalla complessità di un rapporto difficile com’è quello di Angelina Dresia con suo figlio Luigi Belvedere, ritenuto il vertice di un’organizzazione che aveva acquisito larga parte del controllo del traffico degli stupefacenti nella città capoluogo, non può garantire a prescindere una protezione di impermeabilità di questa famiglia rispetto a meccanismi criminali.
La famiglia Dresia aveva tentato il colpo grosso nel 2021, quando aveva presentato un progetto da sette milioni di euro per riqualificare l’area, prevedendo anche la costruzione di un ristorante e altre strutture. La gara d’appalto fu vinta senza concorrenti dalla Adeka Parking, società intestata a Katia Cicatiello, figlia di Adelina Dresia, e dal raggruppamento di imprese formato con la Sea Services, poi fallita o comunque in gravi crisi finanziaria.
L’aggiudicazione definitiva arrivò il primo marzo 2022. il progetto andò avanti. Nell’ottobre del 2024, quando ormai era imminente l’arrivo della commissione d’accesso, il dirigente comunale Franco Biondi, sotto processo per corruzione e più volte citato nel decreto di scioglimento, annullò il verbale di consegna anticipata delle aree, adducendo “gravi inadempienze” mai specificate. Un atto che la stessa commissione definì “singolare” perché arrivato solo dopo il loro insediamento. L’appalto fu definitivamente annullato solo il 17 aprile 2025, a una settimana esatta dallo scioglimento del comune per infiltrazioni camorristiche, con una determina firmata da Biondi e da Luigi Vitelli. La società Adeka Parking ha impugnato entrambi gli atti.
Il Tar ha accolto il ricorso. I giudici hanno sottolineato l’errore fatale commesso dal Comune. Durante la gara, Biondi aveva già comunicato al raggruppamento guidato da Adeka che la procedura per escluderli sarebbe stata archiviata, a condizione che il raggruppamento si riorganizzasse internamente dopo il caso dei debiti di Sea Service. Il Comune, però, non agì in quel momento, lasciò procedere l’aggiudicazione e decise di intervenire solo dopo, quando era emerso il rischio concreto dello scioglimento dell’amministrazione. Per il Tar, questa scelta è stata “del tutto ingiustificata ed erronea“. Lo strumento dell’autotutela, usato dal Comune, serve a correggere errori evidenti e immediati, non a cambiare idea su decisioni già prese dopo aver dato precise rassicurazioni. In sostanza, aspettando la fine della procedura, l’amministrazione Marino ha “prestato il fianco” al ricorso di Adeka.
Ma la vicenda giudiziaria non si ferma qui. In queste ore è emerso che la Adeka Parking, tramite l’avvocato di fiducia, Luigi Maria D’Angiolella, ha portato la vicenda al tribunale delle imprese di Napoli, chiedendo non solo l’annullamento degli atti comunali che hanno portato al blocco dell’aggiudicazione, ma anche un risarcimento danni di oltre 275mila euro per le spese sostenute per l’avvio della gestione del parcheggio. E quindi il rischio che il parcheggio Pollio non sia il solo “regalo”, perché di regalo si tratta, considerando tutte le criticità ignorate dal comune e sancite, non da CasertaCe, ma dall’Anac su questo appalto, che l’amministrazione uscente e sciolta di Carlo Marino porterà in dote ai Dresia.
