CASERTA. Il degrado della città frutto di scelte spregiudicate, di incultura e del sonno dei vigilanti…e sul Macrico novità continue lontano dai riflettori
15 Aprile 2026 - 12:55
Caserta (pm) – La città è quello che sono suoi cittadini. Ne è lo specchio fedele. E i cittadini intesi tanto nel senso dei residenti, che la abitano e la vivono, che nel senso del ceto dirigente politico-amministrativo che la governa.
Ad esempio, si sarebbe potuta attuare — specie su iniziativa delle forze che si piccano di definirsi progressiste e sociali — una politica urbanistica popolare, per conservare l’anima più autentica del centro storico, che ha sempre visto convivere classi urbane diverse. Anziché assistere colpevolmente all’abbattimento per incuria dei palazzi storici della città – crediamo anzi che siano state volutamente precostituite le condizioni per sostenere la necessità di ampie e radicali demolizioni – si sarebbero potuti avviare interventi pubblici di edilizia sociale per mantenere le classi meno abbienti nei quartieri antichi. E invece si sono assecondati la speculazione edilizia ed il partito del cemento. Si è attuata la sistematica estromissione delle famiglie del ceto medio e operaio in favore del sacco immobiliare. Sono stati costruiti, persino nei giardini patronali più risalenti, nuovi condomini e palazzi di lusso in sostituzione del patrimonio abitativo identitario della città. I prezzi di vendita altissimi — pari persino a quelli di città iconiche — hanno scacciato i vecchi residenti per attirare la nuova e ricca borghesia degli affari. In tal modo il centro storico è diventato un’enclave elitaria, priva di quell’autenticità sociale che rappresenta il sostrato di ogni comunità.


E quel poco che ne resta della Caserta più pregevole di un tempo è tuttora a rischio di stravolgimento e di brutture. L’ultimo caso, quello del palazzo antico di via Tanucci che viene demolito benché a ridosso del parco reale, è sintomatico. La società immobiliare venditrice pubblicizza la veduta sul bosco di cui godranno gli appartamenti — e che presumiamo verrà fatta valere sul prezzo — nonostante l’edificio rientri, per più di qualcuno, nell’area di rispetto della Reggia.
La Soprintendenza ai beni culturali, che dovrebbe dire qualcosa all’opinione pubblica e a chi assiste con sconcerto e incredulità a quanto avviene, pare che non esista. Vediamo il soprintendente Mariano Nuzzo spesso impegnato in convegni vari anche aleatori, ma ci piacerebbe scorgerlo presso i palazzi storici come quello di via Tanucci, già acquistati da società costruttrici private e sulle cui sorti si evita con cura di far trapelare notizie. Noi abbiamo l’impressione, in tutta franchezza, che le esigenze della tutela architettonica e paesaggistica stentino sugli interessi.
Per dire, la Commissione Regionale in seno alla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli ha da poco autorizzato l’Istituto Diocesano di Sostentamento del Clero di Caserta ad alienare parte dell’ex Macrico, su conforme parere della Soprintendenza ai beni culturali di Caserta. Appare singolare una tale speditezza, visti i tempi abituali di uffici simili, per un bene la cui destinazione urbanistica non è stata neanche lontanamente definita dal Comune di Caserta e senza che si conoscano — nemmeno per sommaria indicazione, tacendo in proposito l’autorizzazione rilasciata — le ragioni della richiesta. Tuttavia, il provvedimento non esita a prescrivere che, in caso di intervento urbanistico sull’immobile, “…dovrà essere valutata l’opportunità di prevedere estesi percorsi d’acqua…”. E perché? Viene da domandarsi.
Ora, noi sappiamo per ovvia deduzione che l’intera manovra della proprietà è finalizzata a ottenere un finanziamento regionale di 15 milioni di euro, eppure dal provvedimento della Commissione Regionale non emerge nulla al riguardo. In sostanza, ci troviamo di fronte a un implicito: un elemento noto all’ufficio, ma che non viene esplicitato e resta sottratto alla conoscenza pubblica.
Oppure, per dire ancora, il complesso degli uffici finanziari di Caserta di via Battisti è stato venduto e acquistato pare per realizzarvi un albergo. Ma su queste materie, come abbiamo detto più volte ed è stato denunciato dalla commissaria straordinaria Daniela Caruso, al comune vige da sempre una sorta di segreto militare. Si tratta di un edificio storico realizzato a cavallo tra gli anni 1933 e 1937. Opera del celebre architetto Marcello Canino (noto anche per il Palazzo degli Uffici Finanziari di Napoli e per numerosi interventi monumentali dell’epoca) rappresenta un esempio tipico dell’architettura pubblica degli anni ’30, caratterizzata da linee razionaliste e monumentali. Le facciate utilizzano materiali nobili come il travertino e l’iconografia propria del fascismo. Spiccano la mensola portabandiera di pietra, aggettante e dalla tipica forma alata e l’iscrizione Uffici Finanziari nel carattere epigrafico a rilievo conosciuto come lineare fascista. Proprio l’iscrizione mostra segni di degrado notevoli con varie lettere danneggiate. Anche per questo edificio di rilevanza storico architettonica siamo “al campa cavallo che l’erba cresce”.
Ed è in questo contesto che la città diventa sempre più inguardabile.
