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CASERTA. Il sottopasso di rione Acquaviva è indecente. Abbandonato a se stesso, basta una pioggia a renderlo inagibile

26 Novembre 2023 - 15:01

Ne abbiamo scritto ormai innumerevoli volte, ma si tratta di uno scandalo senza fine

Caserta (pm) – Il rione Acquaviva, per i suoi stessi residenti, è il bronx casertano. E non certo perché se lo immaginano, siano disfattisti o abbiano le paturnie. Ma perché si rendono conto del degrado in cui loro vivono e dell’abbandono in cui esso è tenuto. Salvo a dimenticarsene nel momento delle elezioni comunali, quando finiscono per eleggere gli stessi amministratori che sono stati la causa di tale sfacelo ed ai quali sarà bastato fare promesse a vuoto. Ma questo è un altro paio di maniche.

Sta di fatto che il quartiere, dove pure vive una parte preponderante della città, soffre di ogni tipo di carenze e di disorganizzazione. Strade malconce, mancanza di verde, servizi sociali inesistenti, traffico sconclusionato. L’alta percentuale di anziani che vivono da soli non ha centri di aggregazione, se si eccettua da qualche tempo la chiesa di Lourdes. Non dispone di mezzi pubblici per spostarsi, neppure per esigenze di cura. L’assistenza alle persone disabili o in condizioni di disagio, che si potrebbe facilmente assicurare attraverso il servizio di protezione civile con l’impiego dei tanti che fruiscono di redditi di sostegno pubblico a vario titolo. Lo sport per giovani e ragazzi è ad appannaggio di palestre e campi privati, con rette che poche famiglie possono consentirsi, specie se hanno più di un figlio.

Ed il catalogo sarebbe lungo ancora. E ne facciamo grazia, anche perché chi dovrebbe sapere le cose le conosce fin troppo bene.

Oggi riparliamo del sottopasso ferroviario di via de Martino, perché costituisce, nel suo genere, uno scandalo senza fine.

Poiché fondamentale, indispensabile  per gli spostamenti dei tanti abitanti del quartiere, dovrebbe essere tenuto in condizione di efficienza oltre che di decenza.

Al contrario, è sostanzialmente abbandonato a se stesso. E dire che non manca di dichiarati interventi di manutezione, che supponiamo non vengono a costare poco. Ma sostanzialmente servono a poco o niente e si è sempre punto e daccapo. Il caso clamoroso è stato quello dei lavori, presentati come di riqualificazione, iniziati ad agosto dell’anno scorso a seguito dell’allagamento subito dopo un nubifragio e durati ben sei mesi. Anche per la loro durata, che mettevano a dura prova i residenti costretti alle attese  anche lunghe per il passaggio dei treni, si sperava che fossero risolutivi. Hai voglia ! Già a marzo, poi a giugno in modo più consistente ed all’inizio di questo novembre l’acqua dei temporali si è infiltrata dappertutto lasciando i suoi segni nel corridoio pedonale ridotto ad uno schifo. E non vogliamo pensare ai prossimi temporali invernali, destinati a diventare sempre più ricorrenti.

In un tale contesto è ovvio che nell’ambiente si formino muffe e vi sia uno stillicidio continuo alle pareti con un  velo d’umido pressoché permanente sui pavimenti, di cui però nessuno si dà pena. Non è un caso, dunque, che da qualche tempo, attorno ai neon di illuminazione, si vengano formando delle diffuse ragnatele, che completano il quadro di bruttura e desolazione del posto.

Non più di questo meritano quegli zotici degli acquavivesi, penseranno al comune.

E che sia così lo attesta bene, sia pure nel suo piccolo, quel chiodo storto da carpenteria usato per fissare il cartello monitorio delle telecamere di futura installazione, invece di una puntina, di un chiodino più adatto. Ma parlare a Caserta di lavori pubblici eseguiti a regola d’arte è voler litigare. I lavori comunali si fanno come vengono vengono. E se l’operaio incaricato di inchiodare il cartello aveva quel chiodo fuori misura, quello ci mette  e con una bella martellata lo piega…tanto che ci fa. Le finezze di mettere il chiodo giusto lui e la sua ditta le  conoscono, ma le riservano a casa propria per appendere i quadri nel salotto.

Le immagini mostrano le ragnatele che si sviluppano attorno ai neon in mancanza delle pulizie. L’intreccio e l’abbondanza dei fili dei ragni non si coglie appieno per limiti tecnici della ripresa fotografica. Ma sul posto si resta sorpresi da come possano crescere in tale maniera