CASSA EDILE E CFS, licenziati 7 dipendenti. Tranquilli, gente come Della Gatta e Barbarano non possono far volare gli stracci e in pochi giorni “vi appareranno”

24 Settembre 2022 - 19:40

Continua il presidio fuori dalla sede di via Unità italiana. Girano lettere ed esposti anonimi a go go. Per cui prevediamo, conoscendo bene i personaggi, che la questione sarà pacificata in pochi giorni perché, sempre i personaggi hanno tantissimi scheletri negli armadi e con loro i sedicenti sindacati collusi e mai sazi di poltrone e di assunzioni familiar-clientelari.

CASERTA Se in enti come la Cassa edile di Caserta e come il suo gemello Cfs, che sta per Centro Formazione e Sicurezza, ente finanziato dalla Cassa edile, che serve da un lato a formare le maestranze, dall’altro lato focalizza le questioni inerenti la prevenzione e diffusione della cultura della sicurezza, tramite personale tecnico che visita i cantieri di tutta la provincia, almeno stando a ciò che viene autodichiarato da chi lo gestisce, volano gli stracci si potrebbe arrivare a mille e una notte. Siccome per tanti soggetti della pseudoimprenditoria casertana questo sarebbe pericoloso, allora, statene certi, che con i documenti anonimi che stanno girando e che sono arrivati anche a noi, la questione dei 7 licenziati dai ranghi del Cfs, troverà soluzione. Perché a gente come il supercostruttore di San Cipriano d’Aversa Nino

Della Gatta
, e al suo figliolo, responsabile provinciale dell’Associazione nazionale costruttori edili, o Ance che dir si voglia, a imprenditori gemelli come Gaetano Barbarano che questo giornale ha ben imparato a conoscere, analizzando e raccontando le vicende della città di Marcianise, come le operazioni economiche realizzate nell’area ex Siemens, non conviene che gli stracci volino fino in fondo e che magari qualche autorità inquirente ritorni a fare oggi quello che ha fatto già in passato, quando alcuni sindacalisti imbroglioni furono arrestati per aver firmato deleghe false in nome e per conto di ignari dipendenti di imprese edili che subirono la trattenuta sindacale sulle loro buste paga.

Diciamo subito una cosa: la Cassa edile, come del resto l’Unione industriali, è un ente privato, essendo costituito dall’associazione dei costruttori edili che, in pratica, ne definisce la governance. Dunque, i licenziamenti vanno valutati in relazione a questo status. Sono, quindi, questioni riguardanti il confronto e la dialettica tra avvocati e giudici del lavoro. La mediazione politica ci può stare, ma fino a un certo punto. Detto ciò, però, la Cassa edile contiene anche una modalità che la collega al settore pubblico: la sua attività, infatti, è di tipo previdenziale. Nelle sue casse arrivano i contributi che le imprese edili devono versare come condizione necessaria per ottenere il certificato Durc. Per cui, non è che si tratta di un ente totalmente avulso da logiche di diritto pubblico.

Peraltro, quelli dell’Ance sottolineano il connotato privato e privatistico della Cassa edile, ma allo stesso tempo hanno creato uno dei format più esemplari della degenerazione tossica del sindacalismo casertano e meridionale. Che i sindacati facciano prima di tutto gli interessi dei propri dirigenti e delle loro famiglie, tradendo clamorosamente la funzione che dovrebbero svolgere in quanto prevista dalla Costituzione, è un fatto arcinoto. Basta scorrere gli organici delle imprese che si occupano di raccolta dei rifiuti nei diversi Comuni di questa provincia, basta scorrere gli organici dei dipendenti dell’Asl di Caserta e dell’Azienda ospedaliera S. Anna e S. Sebastiano e di figli di, sorelle di, fratelli di, cugini di, nipoti non ne parliamo proprio, commarelle e comparielli di… se ne identificano a plotoni. Ma alla Cassa edile hanno fatto di più. Lì i sindacati non si sono limitati alla usuale pratica delle assunzioni di familiari o di protetti di ogni genere, ma hanno stipulato un patto di potere con l’Ance dei Della Gatta, di Barbarano e di tutti i loro sodali. Un patto che si manifesta plasticamente in un equilibrio del potere, raggiunto attraverso nomine e posti all’interno del Consiglio di amministrazione e degli altri organi di indirizzo e di controllo.

Da qualche giorno i 7 licenziati per motivi economici, perché secondo Barbarano, nell’ipertrofico organico della Cassa edile e di Cfs, queste sette persone sono in esubero, in soprannumero e dunque non sono buone neppure per quel part-time, prendere o lasciare, bere o affogare, proposto ai dipendenti per fronteggiare la crisi pesantissima in cui versano le casse di questi due enti – e ciò nonostante la ripresa, drogata dalla legge o superbonus che ha costellato di cantieri tutta la provincia di Caserta e che, quindi, avrebbe dovuto consentire una ricrescita delle entrate costituite, come abbiamo detto, dai contributi obbligatori che più imprese lavorano e più aumentano – presidiano l’ingresso della sede del Cfs, in via Unità italiana.

I Della Gatta, il Barbarano, per come hanno vissuto e alimentato la loro lunga esperienza imprenditoriale, non si possono consentire questa vera e propria grandinata di lettere anonime, di scandali e di rivelazioni clamorose minacciate all’interno del loro corpo. Se volassero veramente gli stracci, e statene certi, non voleranno, perché i 7 in qualche modo “saranno apparati”, allora sì che ci divertiremmo a raccontare quale sia stato il meccanismo che ha connotato i rapporti tra il mondo dell’imprenditoria edile casertana, i sindacati e la politica.

Ma non accadrà. State certi che massimo tre o quattro giorni i 7 lasceranno il loro presidio e anche i sindacalisti che gli passano davanti a testa bassa, cercando di non incrociare il loro sguardo accusatore e pericolosamente attivo in un potenziale sfogo che stani i molti scheletri che giacciono negli armadi di quelli del patto scellerato tra Ance e sigle sindacali, torneranno a ringalluzzirsi. E tutto ritornerà come prima, avendo capito però, i Della Gatta e il Barbarano che se licenziano un dipendente del Cfs o della Cassa edile, dovranno vedere come ristorarlo adeguatamente, altrimenti qualcuno degli scheletri potrebbe anche scivolare fuori dall’armadio.