CLAN DEI CASALESI. Omicidio Laiso, negati i domiciliari a Ciervo. La CASSAZIONE: “Nessuna prova di rottura dai legami mafiosi”
30 Novembre 2025 - 13:26
La Cassazione ribadisce una linea chiara: non bastano dichiarazioni di distanza, servono fatti
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CASAL DI PRINCIPE – La Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da Bernardo Ciervo, specchiettista nell’omicidio di Crescenzo Laiso – freddato dai sicari del clan dei Casalesi a Villa di Briano il 20 aprile del 2010, per ordine di Nicola Schiavone, contro l’ordinanza del Tribunale di Sorveglianza dell’Aquila che aveva negato la detenzione domiciliare.
La difesa sosteneva che la pena residua riguardasse solo il reato di ricettazione semplice, poiché l’aumento derivante dall’aggravante ex art. 7 L. 203/1991 sarebbe già stato espiato. La Corte ha però ribadito che non è possibile scindere la pena tra reato e aggravante, né separare il cumulo giuridico quando comprende solo reati ostativi.
Bernardo Ciervo si sarebbe occupato di fornire ai killer una motocicletta rubata che poi venne bruciata dopo il delitto. Laiso venne eliminato in quanto sospettato di essersi appropriato dei proventi delle estorsioni commesse in nome del clan. Per tale contributo Ciervo è stato condannato alla pena di 3anni e 4 mesi di reclusione, condanna poi confermata in cassazione insieme a Maurizio Zammariello condannato a 10 di reclusione poichè avrebbe attirato la vittima nell’agguato.
Accogliendo anche le conclusioni del Procuratore generale, la Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile
e condannato Ciervo alle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
