CLAN PICCA&DI MARTINO. Tutti i nomi dei condannati e degli assolti. Sentenza complessa, concentration: le nostre istruzioni per comprenderla
17 Dicembre 2025 - 18:38
Detto Nicola “23”
TEVEROLA–CARINARO – Blitz dei Carabinieri su ordine della DDA e decine di arresti tra boss e sottoposti della camorra nei territori di Carinaro e Teverola. È settembre 2024.
Si tratta di un’ordinanza che ha anche significati politici, perché coinvolge soggetti vicini al boss di Teverola, Di Martino, in particolare De Santis, che aveva presidiato per ore e ore i seggi elettorali per convogliare voti a favore della nipote diretta di De Martino.
Molti degli imputati procedono sul sentiero dei tempi più lunghi del rito ordinario, mentre alcuni scelgono il rito abbreviato. Oggi, nel primo pomeriggio, il Gup del Tribunale di Napoli, Linda Comella, ha emesso la seguente sentenza.
Per leggere bene questa notizia occorrono adeguate istruzioni per la sua comprensione. L’ordinanza di settembre 2024 conteneva 61 capi di incolpazione provvisoria. Di questi, il primo riguardava il reato base, ossia l’associazione a delinquere di stampo camorristico, attraverso la quale la DDA, con l’avallo del Gip, accusava 13 indagati di appartenere a quella che la stessa DDA definiva “un’articolazione”, aggiungiamo noi territoriale, del clan dei Casalesi. Tra i nomi risaltavano quelli dello storico boss Aldo Picca di Carinaro-Teverola, del suo figlioccio criminale Nicola Di Martino e dell’ugualmente citato Salvatore De Santis, questi ultimi due di Teverola.
Il capo di imputazione principale sta procedendo lungo il sentiero del rito ordinario. Pertanto, i soggetti che ne sono imputati dovranno risponderne al cospetto dei giudici del Tribunale di Aversa–Napoli Nord.
Sempre tra i 61 capi di imputazione sono nate delle “costole”, delle filiazioni, attraverso l’utilizzo da parte della Procura presso la DDA dell’istituto di procedura penale dello stralcio, che può rappresentare una buona notizia per chi ne è oggetto, ma anche una cattiva notizia.
Ad esempio, il capo 6 dell’ordinanza, riguardante l’accusa formulata ai danni di Nicola Di Martino, Aldo Picca, Salvatore De Santis e Antonio Zuppa di aver perpetrato un’estorsione ai danni dei due bar di Teverola, il bar “Due Stelle” e il bar “Joker”, per un pizzo di 150 euro al mese affinché quei locali potessero “serenamente” far funzionare le loro slot machine.
Per questo reato, per questo capo di imputazione stralciato dal resto dell’ordinanza, Nicola Di Martino, che ha chiesto il rito abbreviato potendo estrapolare tale richiesta dal resto delle contestazioni che procedono autonomamente, è stato assolto oggi dal Gup Linda Comella.
Ciò non vuol dire che Di Martino sarà scarcerato, poiché è recluso anche per fatti precedenti all’ordinanza del 2024, che continuano a pesare sulla sua custodia cautelare, la quale resta pienamente in vigore sia per il capo 1 sia per altri capi non affrontati con il rito abbreviato.
Passiamo ora ai nomi degli altri assolti.
Dario Giovanni Caserta e Lorenzo Griffo sono stati assolti dal reato loro ascritto al capo 60, ugualmente stralciato.
Bruno Frascarino, difeso dall’avvocato Mario Gruffo, è stato assolto dai reati a lui ascritti ai capi 48 e 51.
Giuseppe Picca è stato assolto dal reato a lui ascritto al capo 3.
A occhio e croce, abbiamo la sensazione che tutti i cosiddetti “reati scopo”, cioè gli episodi singoli contestati e attivati dall’associazione a delinquere di stampo camorristico, siano stati separati e stralciati dallo stesso reato associativo, che porterà invece a processo con rito ordinario i 13 imputati.
È chiaro che non troverete tutti i nomi tra gli assolti e i condannati di oggi, poiché molti di essi hanno scelto il rito ordinario anche per i reati scopo, ossia per i capi di imputazione che vanno dal 2 al 61.
Veniamo alle condanne.
- Biagio Benigno (capo 61): condannato a 2 anni di reclusione e a 3.000 euro di multa.
- Dario Giovanni Caserta (capo 48, con esclusione delle circostanze aggravanti contestate, e capo 52, ritenuto più grave il reato di cui all’articolo 73, commi 1 e 6, DPR 309/1990): condannato a 8 anni di reclusione e a 20.000 euro di multa.
- Carmine Di Tella (capo 1, con esclusione delle circostanze aggravanti di cui all’articolo 416-bis, commi 4 e 6, del Codice Penale): condannato alla pena di 8 anni di reclusione.
- Lorenzo Griffo (capo 48, con esclusione delle circostanze aggravanti contestate, e capo 52, ritenuto più grave il reato di cui all’articolo 73, commi 1 e 6, DPR 309/1990): condannato a 8 anni di reclusione e a 20.000 euro di multa.
