Commerciante casertana vuole ampliare il negozio, ma per il comune sono lavori abusivi: LA SENTENZA

28 Giugno 2026 - 11:00

L’immobile era già stato interessato da un condono edilizio ottenuto nel 2008 dalla precedente proprietaria

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CAPODRISE – Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania ha respinto il ricorso presentato da una cittadina contro il Comune di Capodrise, confermando il diniego del permesso di costruire in sanatoria richiesto per una serie di opere edilizie realizzate in ampliamento di un immobile destinato ad attività commerciale.

La vicenda riguarda un fabbricato situato in via San Donato. L’immobile era già stato interessato da un condono edilizio ottenuto nel 2008 dalla precedente proprietaria. Nel 2021 la ricorrente aveva presentato una nuova istanza di sanatoria sostenendo che le opere realizzate fossero soltanto parzialmente difformi rispetto al titolo edilizio già rilasciato.

Il Comune aveva però respinto la domanda, ritenendo che gli interventi non potessero essere considerati semplici difformità parziali, ma vere e proprie opere abusive realizzate senza alcun titolo autorizzativo. Secondo l’ente, inoltre, tali manufatti erano già stati oggetto in passato di procedimenti sanzionatori e ordinanze di demolizione.

Per chiarire la questione, il Tar ha disposto una verificazione tecnica affidata a un esperto universitario. Dagli accertamenti è emerso che le opere per le quali era stata chiesta la sanatoria consistevano in un consistente ampliamento della struttura già condonata nel 2008: un nuovo corpo di fabbrica in cemento armato articolato su piano fuori terra e piano seminterrato, collegato all’edificio esistente da un vano scala, oltre a una grande tettoia destinata allo stoccaggio di materiali.

L’esperto ha inoltre accertato che tali ampliamenti risultavano già esistenti nel 2008, ma non erano stati inclusi nella domanda di condono che aveva portato al rilascio del permesso in sanatoria. Di conseguenza, quelle opere non potevano essere considerate coperte dal precedente condono edilizio.

Sulla base di queste conclusioni, il Tar ha ritenuto corretta la decisione del Comune. I giudici hanno evidenziato che la normativa invocata dalla ricorrente si applica esclusivamente agli interventi realizzati in parziale difformità da un titolo edilizio esistente. Nel caso esaminato, invece, le opere abusive hanno dato origine a un organismo edilizio sostanzialmente diverso da quello originariamente autorizzato, con rilevanti modifiche strutturali e volumetriche.

Respinta anche la tesi secondo cui la demolizione delle opere abusive avrebbe compromesso la stabilità dell’edificio. La verificazione tecnica disposta dal Tribunale ha infatti escluso l’esistenza di rischi per la staticità del fabbricato.

Per questi motivi il Tar ha rigettato integralmente il ricorso, confermando il diniego della sanatoria. La ricorrente è stata inoltre condannata al pagamento delle spese legali in favore del Comune, quantificate in 4mila euro, oltre agli accessori di legge, nonché alle spese della verificazione tecnica che saranno liquidate separatamente.