Controllava ogni movimento dell’ex con un’app-spia: cambia la misura cautelare per un 40enne accusato di stalking e maltrattamenti
12 Luglio 2026 - 12:30
L’uomo era stato arrestato lo scorso 29 giugno su disposizione dell’autorità giudiziaria con le accuse di maltrattamenti in famiglia, lesioni personali aggravate e, per la fase successiva alla cessazione della convivenza, atti persecutori nei confronti dell’ex compagna
NOLA – Il Tribunale del Riesame ha disposto la sostituzione della misura cautelare nei confronti di A. V.,40 anni, assistito dall’avvocato Filippo Barberi Spirito del Foro di Santa Maria Capua Vetere, che lascia il carcere per essere posto agli arresti domiciliari. La decisione è stata adottata all’esito dell’udienza celebrata ieri, modificando la misura custodiale applicata dal gip del Tribunale di Nola dopo l’arresto.
L’uomo era stato arrestato lo scorso 29 giugno su disposizione dell’autorità giudiziaria con le accuse di maltrattamenti in famiglia, lesioni personali aggravate e, per la fase successiva alla cessazione della convivenza, atti persecutori nei confronti dell’ex compagna.
Secondo la ricostruzione contenuta nell’ordinanza del gip Teresa Valentino, l’uomo avrebbe sottoposto la donna, durante la convivenza, a un progressivo isolamento, controllandone costantemente gli spostamenti e le frequentazioni, raggiungendola anche sul luogo di lavoro e pretendendo di verificare il contenuto del suo armadietto. Le contestazioni comprendono inoltre l’installazione sul cellulare della vittima di un’applicazione denominata “Pingo”, che avrebbe consentito di monitorarne gli spostamenti e perfino di ascoltare l’ambiente circostante.
L’accusa descrive anche numerosi episodi di violenza fisica, con schiaffi, calci e strattonamenti, culminati – secondo gli inquirenti – nell’aggressione del gennaio 2026, quando la donna avrebbe riportato lesioni giudicate guaribili in oltre cinquanta giorni. Dopo la fine della convivenza, sempre secondo la Procura, le condotte di controllo sarebbero proseguite con pedinamenti, minacce e intrusioni nell’abitazione della donna durante la notte.
Nell’ordinanza di convalida, il gip aveva ritenuto pienamente attendibile il racconto della persona offesa, evidenziando come fosse riscontrato da diversi elementi investigativi. Il giudice aveva inoltre sottolineato che la remissione di una precedente querela non costituiva un elemento favorevole all’indagato, ma anzi dimostrava la condizione di soggezione nella quale la donna sarebbe vissuta per lungo tempo.
Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, il 40enne aveva respinto gli addebiti. In particolare aveva sostenuto che le lesioni sarebbero state provocate accidentalmente, negando di aver installato software-spia sul telefono della compagna e contestando la ricostruzione degli episodi avvenuti il 29 giugno, giorno del suo arresto.
Nonostante il gip avesse inizialmente ritenuto necessaria la custodia in carcere, ritenendo concreto il rischio di reiterazione dei reati alla luce della presunta ossessiva gelosia e della violenza descritta negli atti, il Tribunale del Riesame ha ora ritenuto sufficiente una misura meno afflittiva, disponendo gli arresti domiciliari.
