TUTTI I NOMI. Imprenditori e commercianti di AVERSA costretti a pagare il pizzo al clan dei Casalesi. Tre condanne tombali
12 Luglio 2026 - 13:25
CASAL DI PRINCIPE – Diventa definitiva la rideterminazione delle pene nei confronti di Giovanni Agnifili, Pasquale Ciocia e Agostino Paciello, tre degli imputati coinvolti nel processo sulle estorsioni aggravate dal metodo mafioso riconducibili al clan dei Casalesi ai danni di imprenditori e commercianti dell’agro aversano.
La Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dai tre imputati contro la sentenza emessa il 26 novembre 2025 dalla Corte d’Appello di Napoli e pubblicata solo lo scorso 2 luglio 2026, che aveva rideterminato il trattamento sanzionatorio dopo il concordato in appello tra difesa e accusa, come previsto dall’articolo 599-bis del codice di procedura penale.
I difensori avevano contestato principalmente la determinazione della pena, gli aumenti applicati per la continuazione e, nel caso di Agnifili e Paciello, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Cassazione ha però ricordato che, dopo l’accordo raggiunto tra accusa e difesa in appello, non è più possibile contestare la misura della pena concordata. Il ricorso può riguardare solo casi particolari, ad esempio se la sentenza non rispetta l’accordo tra le parti oppure se è stata applicata una pena non prevista dalla legge.
Per questo motivo i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili. I tre imputati sono stati inoltre condannati al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3 mila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
Il procedimento rappresenta uno dei filoni investigativi sulle attività estorsive attribuite a soggetti ritenuti vicini alle fazioni Bidognetti e Schiavone del clan dei Casalesi. L’inchiesta, sviluppata attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, servizi di osservazione, controllo e pedinamento, aveva ricostruito una serie di richieste estorsive ai danni di imprenditori e commercianti dell’aversano, contestando agli imputati di aver agito sfruttando la forza intimidatrice derivante dall’appartenenza al sodalizio camorristico.
In primo grado, il 6 maggio 2022, il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere aveva pronunciato quattordici condanne e un’assoluzione. Per quanto riguarda i tre imputati interessati dalla decisione della Cassazione, erano state inflitte pene di 9 anni a Giovanni Agnifili, 21 anni e 10 mesi a Pasquale Ciocia e 7 anni e 4 mesi ad Agostino Paciello, con il riconoscimento, nei casi previsti, della continuazione con altre sentenze già passate in giudicato.
La successiva sentenza della Corte d’Appello di Napoli aveva quindi rideterminato le pene nell’ambito del concordato tra le parti. Con la decisione della Cassazione si chiude definitivamente anche questo capitolo processuale, confermando la validità dell’accordo raggiunto in appello e rendendo irrevocabile il trattamento sanzionatorio definito nel secondo grado di giudizio.
