Coppia 40ENNE gestiva lo spaccio nascondendo la droga nei pantaloni del figlio di otto anni: CONDANNATI
22 Febbraio 2026 - 12:00
La coppia era un vero e proprio punto di riferimento all’interno del mercato di spaccio dell’Agro-Aversano, vendendo spesso e volentieri sostante stupefacenti a minori
AVERSA – La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dagli imputati Gennaro Di Ronza, di anni 47 e Antonietta Fenderico, di età 41, contro la sentenza della Corte di Appello di Napoli, che nel gennaio 2025 aveva confermato la decisione del Tribunale di Napoli Nord del 25 ottobre 2019. Secondo quanto ricostruito nei due gradi di merito, i due imputati, coniugi, avrebbero gestito un’attività stabile di spaccio di hashish e cocaina nei comuni di Teverola, Carinaro, Aversa e Casaluce.
L’attività, secondo i giudici, non era occasionale. Di Ronza riceveva ordinazioni telefoniche e si occupava delle consegne nei luoghi concordati con i clienti. Fenderico custodiva la droga nell’abitazione familiare, preparava le dosi e ne verificava la disponibilità. Dalle intercettazioni e dalle risultanze investigative sarebbe emersa una gestione continuativa e organizzata dello spaccio, con una clientela ampia, per di più diffusa anche tra minori e distribuita su più territori. Al momento della perquisizione, che portò, poi, all’arresto della coppia nel settembre 2017, Di Ronza e la sua compagna tenevano nascoste le sostanze all’interno degli indumenti, e in particolare nei pantaloni, del figlio, al tempo di soli otto anni.
Nel processo di primo grado, il Tribunale di Napoli Nord ha inflitto a Di Ronza una pena di 9 anni e 1 mese di reclusione, mentre ad Antonietta Fenderico è stata comminata una pena di 6 anni e 7 mesi di carcere, oltre alle ordinarie misure accessorie previste dalla legge.
La difesa aveva chiesto di riqualificare i fatti come ipotesi di lieve entità, ma la Corte d’Appello aveva escluso questa possibilità, evidenziando come la quantità complessiva di droga, la qualità delle sostanze e le modalità organizzative delle condotte fossero incompatibili con una mera detenzione di lieve entità. Secondo i giudici, gli imputati erano stabilmente inseriti nel mercato illecito locale e rappresentavano un punto di riferimento per numerosi assuntori.
La Cassazione ha confermato che la lieve entità non può essere riconosciuta guardando solo alla quantità ceduta, ma deve derivare da una valutazione complessiva della capacità organizzativa della coppia e del ruolo che questi ricoprivano all’interno del mercato dell’agro-aversano.
Nel ricorso era contestata anche la mancata concessione dell’attenuante di minima importanza per Fenderico. Anche su questo punto la Suprema Corte ha ritenuto la motivazione dei giudici di merito logica e coerente: il ruolo di Fenderico non è stato considerato marginale, ma parte integrante e stabile dell’attività di spaccio.
Con la dichiarazione di inammissibilità dei ricorsi, la Cassazione ha confermato definitivamente le condanne, disponendo il pagamento delle spese processuali e il versamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
