Estorsioni, armi e ricettazione. Condannati i “nuovi casalesi” guidati da Antonio Mezzero
12 Dicembre 2025 - 09:56
Il boss, secondo l’accusa, tornato in libertà dopo 25 anni di carcere aveva ricostruito la sua “rete”
GRAZZANISE – Cinquantasei anni e quattro mesi di reclusione complessivi. È questo l’esito della sentenza emessa dal gup Antonino Santoro del Tribunale di Napoli al termine del processo che vedeva imputati Antonio Mezzero e altri sette coindagati, accusati – a vario titolo – di associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, incendio, detenzione di armi e ricettazione.
Nel dettaglio, il giudice ha inflitto: 14 anni di reclusione al boss Antonio Mezzero; 12 anni a Davide Grasso; 8 anni a Michele Mezzero; 5 anni ciascuno a Andri Spahiu, Carlo Bianco e Pietro Di Marta; 4 anni a Pietro Zippo e 3 anni e 4 mesi a Pasquale Natale.
Nel corso della requisitoria, il sostituto procuratore Vincenzo Ranieri della DDA di Napoli aveva avanzato richieste di pena più alte: 16 anni per Antonio Mezzero; 15 per Davide Grasso; 11 per Michele Mezzero; 7 anni e 6 mesi per Pasquale Natale; 7 anni per Carlo Bianco; 6 anni per Pietro Di Marta e Andri Spahiu; 5 anni per Pietro Zippo.
Gli imputati raggiunti da misure cautelari nell’ambito dell’operazione condotta dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Caserta nell’ottobre 2024 a seguito di indagini sviluppate tra settembre 2022 e giugno 2023, basate su un articolato impianto investigativo fatto di intercettazioni telefoniche e ambientali, servizi di osservazione e pedinamento, riscontri sul territorio. L’attività ha consentito di ricostruire dinamiche e condotte operative di soggetti ritenuti legati al clan dei Casalesi, attivi nelle aree di Grazzanise, Santa Maria La Fossa, Vitulazio, Capua, San Tammaro, Santa Maria Capua Vetere, Casal di Principe e in altri comuni limitrofi.
Secondo quanto accertato dagli inquirenti, Antonio Mezzero, storico esponente del gruppo Schiavone, scarcerato nel luglio 2022 dopo un lungo periodo detentivo iniziato nel 1999, avrebbe – nonostante la libertà vigilata prima e la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno poi – tentato di rieunificare il gruppo criminale e riaffermare il controllo sul territorio.
