“Ha amici pregiudicati”. Ragazzo casertano vince il concorso in Polizia ma viene fatto fuori. E la sua storia finisce in tribunale
4 Aprile 2026 - 11:35
CASERTA – Un giovane della provincia di Caserta è stato escluso dal concorso per allievi agente della Polizia di Stato perché ritenuto carente delle “qualità morali e di condotta” richieste. Il motivo? Secondo la Questura di Caserta, avrebbe avuto “recenti frequentazioni protratte nel tempo” con persone gravate da precedenti di polizia. Ma il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio ha deciso di vederci più chiaro e ha ordinato al Viminale di fornire una relazione dettagliata sui fatti.
Il concorso, indetto con decreto del 22 aprile 2025, prevedeva l’assunzione di 2.517 allievi agenti (poi diventati 3.117). Il ricorrente, la cui identità è stata oscurata dal Tar per motivi di privacy, aveva superato le prove ma è stato escluso con un decreto del Direttore centrale per gli affari generali e le politiche del personale della Polizia di Stato del 12 dicembre 2025.
Il provvedimento si basa su una nota della Questura di Caserta, sempre del 12 dicembre 2025, che contesta al giovane di aver frequentato soggetti con precedenti di polizia. E l’elenco è pesante: si parla di possesso per uso personale di stupefacenti, estorsione, lesioni personali, violenza privata, rapina, rapina aggravata, evasione dagli arresti domiciliari, furto, ricettazione, rissa, maltrattamenti in famiglia e diffamazione.
L’esclusione è stata disposta ai sensi dell’art. 35, comma 6, del d.lgs. n. 165/2001, che richiede per l’accesso ai ruoli della Polizia di Stato il possesso di “qualità morali e di condotta” non compromesse da comportamenti o frequentazioni che possano far dubitare della fiducia necessaria per indossare una divisa.
Il giovane ha impugnato l’esclusione, sostenendo che i contatti con i pregiudicati sarebbero stati “occasionali ed inconsapevoli”. La difesa ha inoltre sottolineato che i precedenti di polizia non sono equiparabili a quelli penali, e che l’ordinamento – anche alla luce di recenti interventi della Corte Costituzionale – non ammette automatismi tra le responsabilità penali di familiari o conoscenti e l’esclusione dai concorsi nelle forze di polizia.
Il ricorrente ha anche lamentato che la Questura non avrebbe indicato i nominativi delle persone con cui sarebbe stato visto, rendendo impossibile verificare la consistenza e la continuità delle frequentazioni contestate.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Sezione Prima Quater, ha ritenuto che la documentazione prodotta dal Ministero non sia sufficiente per valutare la fondatezza dell’esclusione. Pur dando atto della nota della Questura, i giudici hanno evidenziato “esigenze istruttorie” per meglio delineare “la frequenza e l’intensità dei contatti” del ricorrente con i soggetti pregiudicati.
Il Tar ha quindi ordinato al Ministero dell’Interno di depositare una “sintetica ma esaustiva relazione” che fornisca notizie più dettagliate sui fatti. In particolare, l’amministrazione dovrà indicare: i nominativi dei soggetti che il ricorrente frequentava, per stabilire se si trattasse di rapporti stabili o occasionali; la tipologia di “segnalazione” a carico di ciascuno di essi e l’esito dei relativi procedimenti penali o amministrativi; il numero totale dei controlli di polizia effettuati nei confronti del ricorrente a partire dal 2 febbraio 2020.
Il Ministero dell’Interno ha 40 giorni di tempo per adempiere. La camera di consiglio per il seguito del giudizio è stata fissata al giugno 2026. Solo dopo aver acquisito questi elementi, il Tar potrà decidere se l’esclusione dal concorso sia legittima o meno. Il giovane casertano, intanto, resta fuori dalla graduatoria dei vincitori, in attesa che la giustizia amministrativa faccia chiarezza su una vicenda che mette in discussione i limiti della discrezionalità della Pubblica Amministrazione nel valutare la “condotta morale” dei candidati alle forze dell’ordine.
