IL CASO. Pulcini veri come “lavoretto” di Pasqua ai bambini di un nido dell’agro AVERSANO. Monta la rabbia, ma molte mamme difendono la scuola
2 Aprile 2026 - 10:26
FOTO E VIDEO. Sulla vicenda è intervenuta anche la LAV (Lega Anti Vivisezione)
AVERSA/CESA/GIUGLIANO – Scatoline di cartone consegnate ai bambini come “lavoretto” pasquale. Dentro, però, non dolci o piccoli oggetti simbolici, ma pulcini vivi. È quanto accaduto nella scuola paritaria bilingue Kidville con sedi ad Aversa, Cesa e Giugliano in Campania, finita al centro di una bufera mediatica e di una valanga di polemiche.
L’iniziativa, pensata – secondo alcuni – come attività educativa legata ai temi della Pasqua, si è trasformata in poche ore in un caso. Le immagini dei pulcini affidati ai bambini, molti dei quali frequentano il nido, hanno fatto il giro dei social, scatenando indignazione e preoccupazione.
“Vite considerate oggetti”, è l’accusa più dura che arriva da cittadini e associazioni. “La scuola, istituzione che dovrebbe insegnare rispetto e responsabilità, rischia di trasmettere il messaggio opposto: che un animale possa essere trattato come un gadget”.
A far crescere la tensione sono anche le segnalazioni che continuano ad arrivare. “Sto ricevendo tantissime segnalazioni da mamme disperate che non sanno cosa fare – riferisce il deputato Francesco Emilio Borrelli, intervenuto sul caso – Parliamo di animali che avrebbero ancora bisogno della madre o quantomeno di una lampada riscaldante. Domani potrebbero essere tutti morti per il freddo”.
Secondo quanto emerso, nella sola sede di Aversa sarebbero stati distribuiti circa sessanta pulcini, acquistati con regolare fattura e poi consegnati alle famiglie. Non è escluso che numeri analoghi riguardino anche le altre sedi. Tuttavia, secondo le critiche, la distribuzione sarebbe avvenuta senza verificare se le famiglie disponessero delle condizioni adeguate per accudire animali così delicati, soprattutto considerando la loro crescita.
Non mancano però le voci a difesa della scuola. Una madre sottolinea come “ai genitori sia stata lasciata libera scelta di portare o meno i pulcini a casa”, spiegando che l’iniziativa sarebbe nata per “insegnare ai bambini, e forse ancora di più agli adulti, come prendersi cura di un essere vivente”. Anche un’altra mamma ribadisce: “I pulcini adottati sono al caldo, nutriti e coccolati. Nessuno è stato obbligato. Il messaggio era chiaro: amore, rinascita, responsabilità e cura. La nostra scuola è fatta da professionisti attenti”.
Ma i dubbi restano. “Quando questi pulcini cresceranno e non saranno più teneri e morbidi, che fine faranno?”, si chiedono in molti. Una domanda che alimenta ulteriormente il dibattito.
Sul caso è intervenuta anche la LAV (Lega Anti Vivisezione), che ha sollevato interrogativi pesanti sul destino degli animali e sulla correttezza dell’iniziativa. “Donare animali vivi senza criteri adeguati – viene evidenziato – è contrario ai principi educativi e può comportare conseguenze anche sul piano legale”. L’associazione ha inoltre segnalato il caso all’Ufficio Scolastico Regionale della Campania.
Sotto la lente anche i possibili profili normativi. Secondo diverse interpretazioni, la normativa italiana e numerosi regolamenti locali scoraggiano o, in alcuni casi, vietano l’utilizzo di animali come premi o omaggi in contesti festivi. A ciò si aggiungono le norme sul benessere animale e sulla detenzione, che impongono condizioni adeguate di cura, e le disposizioni sanitarie che regolano la provenienza e la tracciabilità degli animali da cortile.
Intanto, mentre si attendono eventuali chiarimenti ufficiali da parte della scuola, il caso continua a dividere l’opinione pubblica. Da un lato chi parla di iniziativa educativa mal interpretata, dall’altro chi la considera un errore grave e diseducativo.
Nel mezzo, restano loro: centinaia di pulcini, simbolo pasquale di rinascita, oggi al centro di una polemica che pone una domanda più ampia. Qual è il modo giusto di insegnare ai bambini il rispetto per la vita?





