IL NOME. Lei non ha i soldi e paga la droga in “natura”. Il pusher casertan-maddalonese è ancora “PERICOLOSO”
17 Marzo 2026 - 15:31
La vicenda principale, alla quale abbiamo fatto riferimento anche nel titolo riguarda una serie di attività compiute a suo tempo da colui che è stato considerato un narcotrafficante in relazione alla camorra tutti gli effetti. Per quanto riguarda invece l’accusa specifica declinata all’interno del comunicato stampa declinato a suo tempo di un episodio di cessioni di stupefacenti da parte di Di Caprio ad una tossicodipendente in cambio di favori sessuali, questa si è dimostrata infondata sin dalle prime fasi giudiziarie, sin dal momento della formulazione del capo di imputazione provvisorio e , ovviamente, non ha costituito parte del capo di imputazione definitivo, quello poi discusso durante i processi . L’uomo era il responsabile della gestione dello spaccio nel casertano per il clan Angelino-Gallo
MADDALONI – Resta alta l’attenzione su Michele Di Caprio, ritenuto dagli inquirenti figura attiva nel traffico di droga tra Maddaloni e il territorio di Marcianise. La Corte di Cassazione ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso presentato dagli avvocati difensori di Di Caprio, confermando l’aggravamento della misura di prevenzione della sorveglianza speciale, prorogata per altri due anni.
La decisione arriva dopo le valutazioni già espresse dal Tribunale e dalla Corte d’Appello di Napoli, secondo cui l’uomo avrebbe continuato a muoversi in ambienti criminali anche negli ultimi anni. I giudici sottolineano come i comportamenti registrati tra il 2018 e il 2021 dimostrino una pericolosità ancora attuale, nonostante i periodi trascorsi in carcere.
Secondo le indagini, Di Caprio era considerato uno dei riferimenti della piazza di spaccio di Maddaloni, con un ruolo stabile nel traffico di stupefacenti. Le accuse comprendono l’associazione finalizzata allo spaccio e la detenzione di droga, aggravate dall’aver agito per agevolare il clan Angelino-Gallo, uno dei clan attivi a Caivano dentro ai tanti cartelli criminali che ruotano e si arricchiscono col traffico degli stupefacenti.
Nel comunicato stampa, diramato al tempo dell’arresto, era stata indicata anche una possibile vicenda relativa ad una cessione di droga in cambio di favori sessuali da parte di una tossicodipendente. Successivamente però questa ipotesi è letteralmente evaporata, in quanto non ha avuto seguito né durante la fase in cui son stati formulati i capi di imputazioni provvisori, né, tantomeno, nelle fasi dibattimentali, come ci indica molto opportunamente l’avvocato difensore Franco Liguori.
Per quanto riguarda la fase processuale, Di Caprio ha ricevuto una condanna, in primo grado, a quattordici anni di reclusione, integrata dalla conferma della misura di prevenzione della sorveglianza speciale. Probabilmente, anche se non sicuramente già adottata nella fase cautelare, nella dialettica giudiziaria tra un Gip e la sezione misure di prevenzione del tribunale di Santa Maria Capua Vetere. In secondo grado nel dicembre 2024, vale a dire in Corte d’Appello di Napoli, la condanna a Di Caprio è stata ridotta circa della metà, passando da quattordici anni a sette anni e quattro mesi, con conferma della sorveglianza speciale. Ed è proprio su questa misura di prevenzione che si è pronunciata nell’udienza del 4 dicembre scorso, il cui esito è stato pubblicato la scorsa settimana.
Per la Cassazione, gli elementi raccolti sono sufficienti a confermare il giudizio di pericolosità sociale. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile e Di Caprio è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una somma di 3mila euro alla Cassa delle ammende.
