IL NOME. Nicola Schiavone ordina, lui uccide. Killer del clan dei Casalesi ora chiede lo sconto di pena

10 Febbraio 2026 - 12:35

La Cassazione ha scelto di non riconoscere i due reati a lui ascritti, vale a dire quello di associazione mafiosa ed omicidio, come parte di un unico disegno criminoso

CASERTA – La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da Maurizio Zammarriello, 37enne di Maddaloni, contro l’ordinanza della Corte d’Assise d’Appello di Napoli che aveva già respinto la richiesta di applicazione della continuazione tra due gravi condanne definitive.

Zammarriello, tramite il suo legale, aveva chiesto che venisse riconosciuto un unico disegno criminoso tra due sentenze ormai irrevocabili: da un lato la condanna per associazione mafiosa, legata al clan dei Casalesi, dall’altro quella per l’omicidio di Crescenzo Laiso, avvenuto a Villa di Briano nel 2010 ed aggravato per aver agito con l’intenzione di agevolare gli affari del clan stesso.

Proprio per quest’ultimo, i giudici della corte napoletana avevano pronunciato una sentenza di dieci anni di reclusione per il 37enne casertano. Zammarriello aveva freddato a colpi di pistola Laiso su ordine di Nicola Schiavone, perché accusato dall’organizzazione interna del gruppo mafioso di aver sottratto, a titolo personale, i guadagnai di alcune estorsioni.

Secondo la difesa, l’omicidio sarebbe stato commesso proprio per rafforzare il clan e reprimere contrasti interni, e dunque sarebbe dovuto rientrare nello stesso progetto criminale dell’appartenenza all’organizzazione mafiosa, con la conseguente riduzione della pena complessiva.

Una tesi che però non ha convinto i giudici. La Cassazione ha ribadito che il riconoscimento della continuazione richiede prove concrete di un programma criminoso unitario già delineato al momento del primo reato. Non basta, in sostanza, che i fatti siano collegati allo stesso contesto mafioso o che abbiano un obiettivo comune.

Nel caso di Zammarriello, l’omicidio è stato ritenuto un fatto occasionale e contingente, cioè legato a circostanze specifiche e non programmabile in anticipo. Proprio per questo, secondo i giudici della Suprema Corte, non può esserci continuazione tra il reato legato al sodalizio camorristico e l’omicidio, anche se commesso nell’interesse di facilitare le operazioni del clan.

La Cassazione ha giudicato la motivazione dei giudici della Corte d’Appello in merito alla decisione impugnata come coerente e logicamente solida.

Con la dichiarazione di inammissibilità del ricorso, Zammarriello resta quindi sottoposto alle pene già inflitte con le due condanne definitive, senza alcuna riduzione del trattamento sanzionatorio. A suo carico anche la condanna al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.