Il pentito Nicola Inquieto: “Così mio fratello lavorava come prestanome di Michele Zagaria”
4 Dicembre 2025 - 09:34
Inquieto nelle sue prime dichiarazioni ha parlato dei rapporti tra Zagaria e il fratello Giuseppe già assolto dall’accusa di mafia dal tribunale di Napoli
CASAPESENNA – Le prime dichiarazioni del neo collaboratore di giustizia Nicola Inquieto stanno offrendo nuovi spunti d’indagine sul ruolo di suo fratello Giuseppe Inquieto all’interno del sistema economico e logistico riconducibile a Michele Zagaria, il boss del clan dei Casalesi noto come “Capastorta”. Secondo quanto riferito da Nicola agli inquirenti, tra il 2006 e il 2007 Giuseppe sarebbe stato utilizzato come prestanome da Zagaria.
Il pentito sostiene che Zagaria avesse chiesto a Giuseppe di chiudere il capannone dove lavorava come fabbro poiché aveva in mente per lui “altri progetti”. In particolare, il boss avrebbe voluto che rilevasse la Aurora Service, una ditta fino ad allora gestita da Generoso “Gerry” Restina, uno dei vivandieri utilizzati dal boss durante la latitanza e oggi anch’egli collaboratore di giustizia. Sempre secondo le dichiarazioni del neo collaboratore di giustizia, Zagaria avrebbe anche indicato Amalia Abate, moglie di Giuseppe Inquieto, come persona destinata ad affiancare Giuseppe nella gestione contabile. In quel periodo, il boss avrebbe effettivamente allontanato Restina dalla società, affidandone la gestione formale a Giuseppe Inquieto.
Il collaboratore spiega che il fratello, arrestato nel 2018 nell’ambito del blitz “Pitesti”, legato a un’inchiesta su presunti flussi di denaro tra Italia e Romania, tuttavia, assolto dall’accusa di associazione mafiosa dal tribunale di Napoli, percepiva uno stipendio di facciata, mentre i reali utili della società sarebbero stati convogliati nelle casse del clan.
Nicola Inquieto ha inoltre riferito di essere a conoscenza dell’assunzione di una persona presso un distributore di carburante. L’assunzione, secondo il pentito, sarebbe avvenuta su indicazioni dirette del boss. Il distributore si troverebbe all’interno di un centro commerciale riconducibile all’organizzazione guidata dal capoclan.
Le dichiarazioni fornite finora da Nicola Inquieto sono attualmente al vaglio degli inquirenti, che stanno procedendo alle necessarie verifiche per accertarne la corrispondenza con i fatti e il loro eventuale valore probatorio.
