Indagine su CAF e pensioni “facili”. Parla l’avvocato e consigliere comunale coinvolto: “Estraneo ai fatti, ma ho fiducia nella Magistratura”
1 Marzo 2026 - 11:00
TRENTOLA DUCENTA – “Il mio posto è qui: nelle aule di giustizia, nel rispetto delle regole e delle Istituzioni”. Con queste parole l’avvocato Antonio Cantile, consigliere comunale di opposizione a Trentola Ducenta, ha rotto il silenzio dopo la richiesta di misura cautelare nei suoi confronti nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Napoli Nord sulle presunte false invalidità presentate all’Inps.
Cantile, raggiunto da un avviso di garanzia insieme ad altri 24 indagati, ha rilasciato una dichiarazione in cui ribadisce la propria estraneità ai fatti. “Ho piena fiducia nella Legge e nell’operato della Magistratura – scrive –. Sono certo che, nelle sedi opportune, avrò modo di dimostrare in maniera puntuale e documentata la correttezza del mio operato e l’assoluta insussistenza delle accuse”.
L’inchiesta, coordinata dal pm Giovanni Corona e condotta dalla Guardia di Finanza, ha portato alla richiesta di 25 misure cautelari, tra arresti domiciliari e interdizioni professionali. Al centro dell’indagine il Caf di Casal di Principe, gestito da Vincenzo Simeone, per il quale i magistrati hanno chiesto i domiciliari con l’accusa di associazione a delinquere. Secondo gli inquirenti, attraverso il Caf sarebbero state presentate domande all’Inps corredate da certificazioni mediche false per ottenere il riconoscimento dell’invalidità civile.
Tra i professionisti finiti nel mirino, oltre a Cantile, gli avvocati Andrea Cantiello e Giuseppe Fabozzi, accusati di aver collaborato nella gestione delle pratiche e nella raccolta delle deleghe dei clienti. Per loro, come per il gruppo dei presunti organizzatori, la Procura ha chiesto i domiciliari. Altri indagati, per lo più medici e tecnici, dovranno invece rispondere a vario titolo di falsi e perizie irregolari. Per loro sono state richieste misure interdittive, come la sospensione dall’esercizio professionale.
“Basta cambiare prospettiva per trasformare un gesto professionale in un’ombra – conclude Cantile –. Per questo la verità merita tempo, equilibrio e sedi adeguate”. Ora la parola passa al GIP, che dovrà decidere se accogliere o meno le richieste della Procura.
