Insulti all’agente penitenziario: condannato il boss Corvino
15 Dicembre 2025 - 10:03
I fatti risalgono all’8 febbraio 2020, all’interno della casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere
CASERTA – La Corte d’Appello di Napoli, quinta sezione penale, si è pronunciata lo scorso 9 dicembre sul ricorso presentato da Antonio Corvino, 48 anni, di Caserta, noto come “Culacchiotto”, figura di spicco della criminalità legata al traffico di droga nel Casertano. I giudici hanno ridimensionato la condanna di primo grado, confermando però la responsabilità penale dell’imputato per il reato di oltraggio a pubblico ufficiale.
Corvino, attualmente detenuto agli arresti domiciliari per altra causa, era stato condannato dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere il 18 settembre 2024 a sei mesi e dieci giorni di reclusione per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, reati unificati dalla continuazione, con il riconoscimento delle attenuanti generiche e del vizio parziale di mente.
I fatti risalgono all’8 febbraio 2020, all’interno della casa circondariale sammaritana. Secondo l’accusa, durante la somministrazione di terapie farmacologiche, Corvino avrebbe rivolto gravi insulti e minacce a un agente di polizia penitenziaria, alla presenza di altri detenuti e operatori, pronunciando frasi dal contenuto pesantemente offensivo.
In appello, la difesa aveva chiesto l’assoluzione o, in subordine, il riconoscimento della particolare tenuità del fatto e una riduzione della pena. La Corte ha preliminarmente rigettato la richiesta di acquisire eventuali sanzioni disciplinari penitenziarie, ribadendo che procedimento disciplinare e giudizio penale operano su piani diversi, escludendo così la violazione del principio del ne bis in idem.
Nel merito, i giudici hanno ritenuto attendibili e convergenti le testimonianze degli agenti e dell’infermiera presenti, ma hanno escluso che la condotta di Corvino integrasse il reato di resistenza a pubblico ufficiale. È stata, invece, confermata la responsabilità per oltraggio, poiché le frasi pronunciate sono state giudicate lesive dell’onore e del prestigio del pubblico ufficiale. La Corte ha inoltre ribadito che gli ambienti carcerari sono da considerarsi luoghi aperti al pubblico, in quanto accessibili a più soggetti e sotto il controllo dell’amministrazione penitenziaria.
La sentenza segna dunque una parziale riforma della condanna, con l’assoluzione dal reato più grave e la conferma dell’oltraggio, riducendo sensibilmente il quadro accusatorio a carico di Corvino.
