LA NOTA. Ecco come Giovanni Zannini continua a comandare tutto, ma proprio tutto nella politica casertana. Le elezioni le ha gestite direttamente. A questo punto fatelo tornare a MONDRGAONE tanto è lo stesso
26 Maggio 2026 - 19:48
Prima di parlare della solita cattiva politica abbiamo dedicato qualche riga politica a qualche timido segno di speranza sortito dal voto del cambiamento arrivato da San Nicola, San Marco Evangelista e Casagiove. Ora veniamo alle dolenti note: a caso di Stanislao Supino si aggiunge quello della presenza stabile e incisiva del suo amico giuglianese Giovanni Botta in tutta la campagna elettorale di Trentola Ducenta con tanto di candidatura di Michele Mauriello amico del cuore suo e dello stesso Zannini. Ma questo solo per citare i due esempi più eclatanti perché ci sono altre 4 o 5 situazioni in cui è evidente che lui abbia trasmesso ordini, direttive ben precise su come muoversi ai suoi candidati a sindaco, tutti, naturalmente, felici e vincenti
CASERTA (Gianluigi Guarino) – Queste elezioni comunali hanno prodotto qualche segnale positivo. Da prendere, per carità, con la dovuta cautela e forse addirittura con le molle visto e considerato che quando si registra una novità, la quale si configura con una postura non gattopardiana, non è detto che i protagonisti del segno di un cambiamento non vengano poi risucchiati dentro alla grande ventola della politica politicante di questa provincia che, purtroppo, sconfina il più delle volte nel peggiore malaffare. E allora, segnali come quello dell’elezione a Casagiove di Moscatiello o della conquista del ballottaggio a San Nicola la Strada di Eligia Santucci che per la prima volta dopo quinquenni e quinquenni mette in discussione l’ipoteca feudale di Lucia Esposito e di Vito Marotta che nel loro comune fanno il bello e il cattivo tempo da una vita e la stessa, nonché la sorprendente vittoria di Giovanni Rino Ricciardi a San Marco Evangelista contro l’intera nomenclatura della vecchia politica locale dei Cicala, dei Zitiello e company, rappresenta un ‘occasione ma non più di questo perché la vittoria o la possibilità di vittoria degli outsider appena citati deve trovare riscontro in un cambiamento reale che, giusto per intenderci altrimenti cadiamo anche noi nella retorica dei luoghi comuni, deve partire da fatti pratici non da chiacchiere. Ad esempio, da un sostanzioso decremento delle gare d’appalto truccate, turbate, che oggi monopolizzano le potestà dei comuni casertani creando delle varie e proprie caste organizzate, delle vere e proprie cordate di imprese la maggior parte delle quali provenienti dall’agro aversano che fanno man bassa, i quali accolti come devi e propri zii d’America, corrompono sia i politici che i dirigenti degli uffici tecnici così come si è visto nella vicenda giudiziaria che ha coinvolto proprio il comune di San Nicola con Giulio Biondi fratello ed epigono dell’autentico fuoriclasse della materia Francesco Biondi mandarino inamovibile per decenni e al centro di tutte le nefandezze attuate negli uffici del comune di Caserta.
Detto questo, non si può sottacere il fatto che il protagonista principale di queste elezioni si chiami, ancora una volta, Giovanni di nome e Zannini di cognome. Di fronte a questa affermazione, qualcuno, che magari non conosce il contesto territoriale di cui parliamo, potrebbe pensare che la nostra sia una forzatura assertiva in quanto Zannini, attinto da una misura cautelare di limitazione della libertà personale che gli impedisce di risiedere in Campania e nelle regioni confinanti, finisse per essere limitato da difficoltà logistiche e organizzative tali da depotenziare il suo potere politico-contrattuale nei processi di definizione di molte delle attività pubbliche di questa provincia, e conseguentemente nella possibilità di condizionare i tanti mondi più o meno trasversali che a lui si rapportano con una fedeltà mai registrata in passato nella relazione tra politici di rango più alto e i vari sindaci, i vari assessori, i vari consiglieri comunali.
Chi pensava però ad uno Zannini azzoppato o anche ad uno Zannini cauto attento a non manifestarsi in questa campagna elettorale scegliendo un profilo bassissimo se non addirittura invisibile dovrà a questo punto revocare una convinzione dimostratasi, alla luce dei fatti accaduti, del tutto erronea.
Tra questi non ci simo noi di CasertaCe che conosciamo l’indole, il carattere, il ghigno prepotente, aperto sul suo viso da un senso di onnipotenza, al contrario di chi non lo conosce bene possediamo piena contezza del sui carattere che a un certo punto lo ha portato a ritenere che l’impunità di cui ha goduto per anni e anni potesse essere diventata un segno, lo stigma della propria invincibilità, mostratasi plasticamente quando in un certo giorno è arrivato, per una manifestazione a cui era presente anche De Luca, in un’auto extra lux, dalle parti di Santa Maria la Fossa insieme ad una eminente magistrata al tempo già divenuta o in procinto di assumere una importante carica di sottogoverno in un ente a cui la presunta anticamorra, come mai in questo caso evidente indotto della camorra, ha rifornito di lustrini e paillettes quel particolare tipo di legalità testimoniale infusa dallo Spirito Santo. L’adozione di un provvedimento cautelare ai suoi danni e soprattutto la conferma dello stesso, ad opera del tribunale del Riesame, non ha rotto e non ha neppure lesionato in minima parte questa scorza di arroganza di Zannini il quale fa professione di strafottenza ritenendo che di qui a qualche mese dovrà quantomeno per decorrenza dei termini cautelari essere liberato da questo peso tornando conseguentemente in Campania a svolgere tranquillamente la funzione di consigliere regionale. Per lui, il provvedimento di cautela è roba da poco e si limita solo a congelare, neutralizzare, bloccare l’esercizio del suo ruolo consiliare nel grattacielo del entro direzionale di Napoli. Per il resto ritiene di poter fare tutto e di poter svolgere pienamente la funzione di ras della politica casertana convocando tutti i suoi ascari in quel di Roccaraso oppure impartendo loro ordini perentori attraverso il telefono, direttamente o utilizzando lo strumento dei social. Zannini è stato pienamente attivo addirittura più di quanto lo sia stato quando in Campania ci poteva risiedere CLICCA E LEGGI e quando era a pieno titolo un componente del consiglio regionale. L’esempio clamoroso è costituito dalla elezione a presidente dell’ente Idrico provinciale del sindaco di Vairano nonché compagno di giochi suo e di Antonio Luserta, stiamo parlando di Stanislao Supino che non sarebbe uscito da nessun cilindro che non avrebbe ottenuto la designazione da nessun altro politico di riferimento della provincia di Caserta se non fosse arrivato un ordine secco e seccamente diretto da Giovanni Zannini il quale non ha voluto scegliere qualcuno che potesse quantomeno confondere le tracce, suscitare il dubbio sul grado di adesione trappista, steso e prostrato come un cadavere ai piedi del suo capo ma ha voluto dare un segnale scegliendo il sindaco meno noto e meno in grado di attivare un’iniziativa personale di proselitismo. Tutto ciò al solo scopo di far capire a tutti che lui è vivo e vegeto e comanda oggi in uno stato di divieto di dimora così come comandava quando imperversava quotidianamente in ogni angolo della provincia di Caserta
E lo stesso discorso vale per le elezioni di Trentola Ducenta. C’è un segno distintivo che dimostra la sua piena attenzione e la sua piena concentrazione messa a disposizione dei sui uomini più fedeli a partire da Michele Apicella e continuando con Caterino a San Cipriano, Andrea Pirozzi a Santa Maria a Vico, Alberto Negro a Capodrise e qualche altro ancora, tutti vincitori ad esito di queste elezioni comunali.
Zannini ha molto spesso pubblicato una storia a lui evidentemente molto cara. Una storia vagamente feticista, una simbologia che lui non ha mai esposto per scherzo ma che ne rappresenta una forma espressiva tipica di una certa mentalità di un certo modo di pensare di una volontà di lanciare dei messaggi iconici come fanno certi capi riconosciuti di gruppi che di politico hanno ben poco. Domenica mattina uno dei suoi seguaci più forti, Nicola Russo di Marcianise eletto ieri in consiglio comunale nella lista Forza Marcianise con quasi mille voti di preferenze ha adottato, a seggi appena aperti, proprio la rappresentazione cara a Zannini. Ha pubblicato cioè, come si può vedere dalla foto, il gattone o gattaccio nero piuttosto corpulento, diciamo così, autorevole e dunque anche in grado anche di intimorire chi gli attraversa la strada e non solo per motivi di scaramanzia. Zannini capovolge la simbologia scaramantica perché il gatto nero diventa una sorta di animale che in certi casi in rapporto a certe persone, a certe personalità, diviene una bestia che intimidisce e non porta solo iella a lui ma magari spinge la porta solo ai nemici del mondragonese. Il fatto che Nicola Russo tra tutte le cose che poteva pubblicare per propiziare fausti auspici per la sua performance elettorale abbia scelto proprio questa immagine che ben conosceva, abbia scelto il gatto nero marchio di fabbrica del suo capo rappresenta una professione di fedeltà che si materializza in una categoria non appartenente ai messaggi relazionali tipici della politica. Ha voluto, infatti, spedire un messaggio non solo di fedeltà di tipo politico ma di fedeltà di tipo assoluta.
Dalla simbologia ci spostiamo alla moneta sonante dei voti e degli appoggi materiali ai suoi protetti. Citiamo per la prima volta un nome le cui attività e i cui movimenti seguiamo da un bel pezzo: si chiama Giovanni Botta è di Giugliano e alla maggior parte delle persone, anche quelli che conoscono un po’ il mondo di Giovanni Zannini non dice nulla. Al contrario Botta è un personaggio importantissimo che fa parte di quelli che Zannini utilizza per muovere certi meccanismi in relazione ai rapporti tra un certo mondo imprenditoriale, le burocrazie degli enti locali e degli enti strumentali e la politica che a questi mondi sovraintende.
Giovanni Botta è diventato un amico del cuore sia di Giovanni Zannini che di Antonio Luserta, quest’ultimo, purtroppo per lui , ancora dentro ad una catena emotivo-sentimentale che lo lega a doppio filo con il consigliere regionale e che, come gli abbiamo detto più volte anche di persona, gli porterà, come già gli sta portando, solo guai.
Botta ha delle implicazioni parentali e amicali con Trentola Ducenta. Uno dei suoi amici del cuore che poi diventa amico del cuore anche di Zannini si chiama Michele Mauriello il quale, non a caso, si è candidato in una delle liste in appoggio a Michele Apicella che è riuscito a confermare la carica di sindaco di Trentola per una manciata di voti in una condizione sub iudice, però, per quel che riguarda la composizione del consiglio comunale che, a nostro avviso, lo vedrebbe soccombere rispetto agli eletti delle liste che hanno appoggiato il suo rivale Michele Griffo CLICCA E LEGGI. Un gruppo di amici e parenti di cui faceva parte anche uno che a un certo punto della storia, così com’è successo all’ex presidente della provincia Pasquale Crisci ha deciso pur non essendo uno di stomaco delicato, che i metodi utilizzati dalla banda politica zanniniana fossero troppo anche per lui. Si è staccato e, a differenza del suo ex amicone Mauriello, si è candidato con Michele Griffo
Potete esserne certi: se Giovanni Zannini così com’è successo con l’elezione di Stanislao Supino alla presidenza dell’Ente Idrico provinciale, non fosse stato mani e piedi nei processi politici ed elettorali della provincia di Caserta che continua a guidare da Roccaraso, da Castel Di Sangro o da dove diavolo si trova, Giovanni Botta un cui cugino è stato anche consigliere comunale a Giugliano, non avrebbe trascorso tante ore di ogni giorno di questa campagna elettorale in quel di Trentola, insieme a Michele Apicella, non avrebbe candidato Michele Mauriello.
Gli esempi di Supino e di Giovanni Botta sono quello più eclatanti, ma diversi altri ne potremmo citare per dar prova del pesante interventismo che Zannini ha sviluppato nelle settimane che hanno portato alla composizione delle liste e in quelle della campagna elettorale.
E allora ci chiediamo: che lo tenete a fare fuori dalla Campania, fuori dal Lazio, fuori dall’Abruzzo fuori dal Molise e fuori dalla Puglia se questo fa, come si suol dire con un’espressione dialettale, finanche “sette canne“ peggio di quello che faceva quando era nella piena possibilità di movimento in Campania e in provincia di Caserta? A questo punto, la magistratura lo faccia tornare a Mondragone perché tanto è esattamente la stessa cosa in quanto questo titolo cautelare si sta mostrando del tutto irrilevante per ridurre la capacità di movimento di Zannini il quale continua a distribuire sberleffi a tutti quelli che ritengono inaccettabili i comportamenti da lui avuti nei 10 anni della sua esperienza politica da consigliere regionale.
