LA NOTA. ll “gioco” di Roberto Fico sul Cpr e sul Pineta Grande Hospital. Si fa mettere sotto dal Consiglio per non rompere con il popolo dei vaffa

3 Luglio 2026 - 15:19

L’operazione delle zone naturalistiche è inutile, perché non può fermare il CPR e vi spieghiamo perché. I problemi del litorale domizio e l’assoluta indispensabilità del Pinetamare Hospital sono l’ultima cosa al mondo su cui mettersi a giocare con le stupiderie degli ideologisti che, quando non fanno danni, producono un sorriso, ma quando fanno danni fanno ridere l’Europa intera, che si è goduta lo spettacolo del reddito di cittadinanza e del Superbonus 110 in salsa italiana

di Geo Nocchetti

Le vicende del costruendo CPR e della crisi finanziaria del Pinetagrande Hospital di Castel Volturno sono la rappresentazione plastica di questo momento storico caratterizzato non già da buona o cattiva amministrazione, bensì da non amministrazione.

Abbiamo già scritto, su queste colonne, della sottile strategia del presidente della Regione, Roberto Fico, che da un lato strizza l’occhio all’elettorato del “Vaffa” e dall’altro si accredita come un soggetto istituzionale affidabile sia per la sua area politica che per quella di governo. Seguendo questa linea, dunque, Fico lascia che maggioranza e opposizione votino insieme o litighino su questioni al di fuori della competenza regionale. Supportato da uno staff giuridico di prim’ordine, infatti, Fico sa benissimo che l’area dove dovrà sorgere il CPR è di proprietà del demanio militare e la procedura di affidamento dei lavori di realizzazione del Centro di primo rimpatrio è una procedura speciale governata dal Ministero dell’Interno in base alla specifica competenza sulla sicurezza e sull’ordine pubblico. L’aver istituito, con delibera di giunta, quattro nuove aree regionali di protezione naturalistica ha lo stesso valore degli slogan urlati dai turisti del dissenso che, a ondate diverse, si sono presentati a Castel Volturno per dare il loro contributo alla rappresentazione farsesca rispetto a una questione epocale che travalica non soltanto i confini provinciali e regionali, ma anche quelli nazionali.

Non sappiamo, perciò, se questa consapevolezza faccia parte del bagaglio “culturale” dei deputati del centrosinistra e di quelli del Movimento Cinque Stelle, che pure hanno gioito e si sono autoapplauditi per aver “contribuito” a questa astuta e, secondo loro, decisiva mossa per scongiurare il prosieguo dell’iter che porterà alla realizzazione del CPR. Un dato è certo: con questo “rimprovero a mezzo mozione” Fico non romperà quei rapporti col Governo con il quale, anche in questa vicenda, ha precisato di non voler andare allo scontro.

Cosa tutto questo c’entri, tornando all’inizio della nostra riflessione, con il governo del territorio regionale e il rispetto delle competenze della stessa Regione, non riusciamo davvero a capirlo. Tutti gli oppositori al CPR hanno invitato il Governo a fare “altro” per Castel Volturno, ad aumentare infrastrutture e servizi in un territorio deficitario degli stessi non da qualche anno, ma da decenni. E con ogni colore di amministrazione regionale, fatta salva la parentesi di Vincenzo De Luca, che ha almeno cercato di affrontare la questione complessa e faticosa del rilancio del litorale domizio. Per il resto, il turismo politico e rivoluzionario è stata la linea prevalente di “commedianti” del dissenso che sono venuti su quel territorio a “miracolo mostrare”, ma nulla fare.

La Regione, in realtà, potrebbe e ancor più dovrebbe fare cose concrete e di propria competenza per quel territorio. Ad esempio, affrontare la questione degli usi civici che impedisce la corretta gestione del patrimonio immobiliare abusivo.

E, ancor più, la Regione dovrebbe, senza se e senza ma, pagare le prestazioni d’urgenza rese dal Pronto soccorso del Pinetagrande Hospital, inserito da più di vent’anni nella rete “tempo-dipendente” del sistema sanitario regionale. E a dirlo al presidente è stata tutta l’assemblea, tutto il Consiglio regionale, che ha approvato una mozione in tal senso.

Abbiamo già scritto, in precedenza, che quella che sembrerebbe “ignoranza giuridico-istituzionale” del presidente Fico, ovvero non dare corso ai pagamenti dovuti, sia in realtà una strategia che mira a salvaguardare l’elettorato dei “vaffa”, che odia il privato, anche se poi se ne serve a mani basse. È stato dunque abile Fico a far sì che tutta l’assemblea si esprimesse a favore di una risoluzione della vicenda debitoria del Pinetagrande Hospital. Una soluzione che gli consentirà, nel corso della prossima campagna elettorale nazionale, di giustificarsi agli occhi dell’elettorato “bue” che l’aver saldato i debiti del “vorace e demoniaco” privato non è stato un atto libero, ma condizionato da tutta l’assemblea regionale.

Nonostante ciò, a tutt’oggi nulla si è mosso riguardo alla situazione del Pinetagrande Hospital, che a partire dal 15 luglio sarà costretto a sospendere le prestazioni.

E passiamo a un altro fronte. Lo abbiamo sentito anche e soprattutto durante la campagna referendaria per la riforma della giustizia. Uno dei “leitmotiv” del fronte del no era l’accusa alla politica governativa di inerzia nei confronti delle problematiche principali del Paese e il relativo e pronto subentro della magistratura a quell’inerzia.

La vicenda del Pinetagrande Hospital, invece, dice altro. In realtà il “cittadino-imprenditore Enzo Schiavone” si è rivolto all’istituzione che avrebbe dovuto supplire all’inerzia regionale. Si dà il caso, invece, che la giudice del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Rita Di Salvo, presso cui pende la causa, dopo un’infruttuosa convocazione delle parti, nel rinviare l’udienza ai primi di settembre, abbia nuovamente auspicato il raggiungimento di un accordo tra le parti. In perfetta simmetria col “non decisionismo” del presidente Fico.

Ci rendiamo conto che statuire su una vicenda con importi milionari sia attività che leva il sonno. Ogni professione o lavoro che dir si voglia, tuttavia, presenta assunzione di responsabilità e rischi ad essa connessi. Che dire del chirurgo che deve eseguire un’operazione salvavita e che, invece di eseguirla, si affidi alla guarigione spontanea del paziente? Ne risponderebbe, ovviamente, in sede penale.

Nel mezzo di questa inerzia, tuttavia, è proprio l’“abominevole privato” a continuare a garantire assistenza e cure ai non garantiti che, da un lato Fico e dall’altro i magistrati, dicono di voler tutelare. Un corto circuito nel quale, sicuramente senza alcuna volontà da parte delle due istituzioni, la politica e la stessa magistratura dei proclami vanno a braccetto, lasciando dietro il loro cammino coloro che, lo ripetiamo, a parole mettono al centro della propria azione quotidiana.

Quel popolo, quei cittadini ai quali non importa se la prestazione sanitaria provenga dal pubblico o dal privato, come non importa ai tanti stranieri bisognosi di assistenza se a prestargliela sia il pubblico o un privato come la meritoria cooperativa Dedalus, che fino a qualche mese fa vedeva al vertice l’attuale assessore all’assistenza, Andrea Morniroli.