LA RICHIESTA DI ARRESTO PER ZANNINI. Ecco la prova del coinvolgimento di Vincenzo De Luca nel siluramento di Enzo Iodice. È lo stesso Blasotti ad affermarlo

26 Gennaio 2026 - 14:20

Leggete i virgolettati di questa intercettazione e di quella di due giorni dopo. Blasotti dribbla l’incontro che, in quei giorni, Zannini gli chiede. Questo conferma ciò che scriviamo da due anni: l’impossibilità del super dirigente Postiglione di far fuori Iodice senza un ordine diretto del governatore. Gli incontri concitati del direttore sanitario con il suo amico di Aversa, l’oculista Gianfranco Perillo, e con Barbara Sciascia, amica di Zannini, insieme alle conferme provenienti dal sito di Ugo Trama, uno dei più importanti collaboratori di Postiglione, completano il quadro

CASERTA (G.G.) – La funzione logica che ci ha portato a dire, da circa due anni a questa parte — vale a dire dal momento in cui la Procura della Repubblica di S. Maria C.V. ha reso ufficiale la sua indagine su Giovanni Zannini, eseguendo le perquisizioni nell’ottobre del 2023 — senza alcun dubbio dimostra che l’incarico di vertice operativo della sanità campana, ricoperto da Antonio Postiglione, non poteva sviluppare l’iniziativa di comunicare a Enzo Iodice il “benservito” dalla carica di direttore sanitario dell’Asl di Caserta senza che questo incarico gli fosse stato direttamente attribuito dall’allora governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca. La logica non è infallibile, ma il più delle volte coglie nel segno.

In questo caso, gli elementi costitutivi di un ragionamento che Casertace ha messo a disposizione dei suoi lettori almeno una dozzina di volte negli ultimi 27 mesi erano talmente solidi da non poter che portare a questa conclusione. Infatti, scorrendo le pagine della richiesta di applicazione della misura cautelare del carcere per il consigliere regionale Giovanni Zannini, tutto torna. Noi ci siamo arrivati con la funzione logica, perché il nostro mestiere non è quello dei magistrati.

I titolari dell’azione penale, ossia i PM della Procura di S. Maria C.V., Giacomo Urbano e Gerardina Cozzolino, insieme ai Carabinieri di Aversa che hanno lavorato con loro in questa indagine, ci sono arrivati con i dovuti elementi indiziari e francamente potranno essere solo attaccati da un punto di vista procedurale, dato che la sostanza è addirittura palmare.

C’è un incrocio di telefonate intercettate e di incontri, cioè fatti oggettivi riferiti dagli stessi protagonisti della vicenda relativa alla concussione, consumata in concorso da Giovanni Zannini e Postiglione, che si incastrano in maniera assolutamente perfetta. Fondamentali sono le telefonate intercettate tra l’allora dg dell’Asl di Caserta, Amedeo Blasotti, e suo cugino Antonio Capasso, personaggio interessante, amico personale del governatore De Luca, così come riferisce, sempre nel settembre 2023, il medico oculista aversano Gianfranco Perillo, amico di Enzo Iodice, nel momento in cui questi cerca ancora di ricucire lo strappo con Giovanni Zannini, che ne ha chiesto la testa.

Nel corso della telefonata tra i due cugini del 19 settembre 2023, al di là delle supposizioni che ognuno di loro fa, l’intercettazione che conta è quella proveniente da Blasotti, diretto interessato, che dice nella sua cruda semplicità che a Iodice avevano detto di andare via:
“Gli hanno detto: ci sta questa cosa ed al Presidente farebbe piacere che tu vai là. E quindi gli hanno fatto capire che te ne devi andare da Caserta, è semplice.”

Questo dice Blasotti, non l’ultimo arrivato, ma il direttore generale. Dopo 24 ore, in maniera ancora più chiara, i due si risentono nuovamente, affrontando al telefono la medesima problematica. Nel corso della telefonata intercettata si evidenzia che il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, aveva dato l’assenso all’allontanamento di Iodice: “No, no Antò, il presidente è stato preciso: ha chiamato Nino [ndt: diminutivo di Antonio Postiglione] e ha detto: questo si deve spostare da là… punto… Antò.”

Ecco dunque che è De Luca a dare il via all’allontanamento di Iodice. Ora, De Luca, politico di lunghissimo corso, chiede a Postiglione di dare il benservito a Iodice, offrendogli la direzione sanitaria del San Pio di Benevento, che proprio in quei giorni era vacante per le dimissioni del titolare Giovanni Di Santo. De Luca dice a Postiglione di rimuovere Iodice da Caserta perché glielo ha chiesto Giovanni Zannini, il quale, siccome aveva raccolto 21.000 voti alle Regionali del 2020, rappresentava per De Luca — per il suo cinico modo di fare politica — una cosa accettabile e e necessaria. Questa scelta, svolta con modalità che la dice lunga sul peso dei direttori generali nelle Asl e nelle aziende ospedaliere ai tempi di De Luca, mostra che contavano assolutamente nulla.

Pensate: Blasotti parla con il cugino e ammette di essere allo scuro dell’operazione, appresa solo indirettamente. Eppure si tratta di un passaggio che per legge appartiene alla potestà di un direttore generale. Alla fine, Iodice si dimette, non va a Benevento e torna a fare il dirigente di distretto. Probabilmente, dati i buoni rapporti con Blasotti, è quest’ultimo a convincerlo a non dover essere lui a firmare il decreto.

Riprendendo il filo del discorso, che sovrappone la logica da noi utilizzata negli anni ai fatti oggettivi emersi dall’indagine: che sia un allontanamento spacciato per richiesta di spostamento, lo conferma lo stesso Blasotti al cugino Antonio Capasso, che non controdeduce alcuna tesi alternativa.

Sempre tra i due cugini, il nome di Zannini salta fuori più volte. Blasotti considera un elemento provato che la ragione dell’allontanamento di Iodice sia legata alla volontà di Zannini di farlo fuori. Le reiterate richieste di incontro che il mondragonese formula a Blasotti, il quale, essendo un “furbo da competizione” e probabilmente avendo raccolto le confidenze del direttore sanitario Iodice, dribbla questi incontri: sia quello del 18 settembre, quando dice di avere un impegno, sia quello del 20 settembre, in cui Zannini, come mostrano le prove telefoniche, trova la segreteria telefonica di Blasotti e riceve un sms di avviso della comunicazione tentata e fallita.

In questa dinamica probatoria acquisisce grande significato la testimonianza di Ugo Trama, uno dei bracci operativi di Antonio Postiglione. Trama, più diplomatico perché non sa ancora come proseguirà l’indagine, conferma che in un bar nei pressi della Stazione Ferroviaria Centrale di Napoli, durante il colloquio, gli ha comunicato che la richiesta di spostamento a Benevento proveniva dal fatto che l’onorevole Zannini si era lamentato di Iodice con i vertici della sanità regionale, perché non più a lui gradito. Trama ha manifestato subito il suo dispiacere per la vicenda.

Per concludere questa prima parte — a cui dedicheremo sicuramente altre puntate — ci concentriamo sul ruolo cruciale di Vincenzo De Luca, riconosciuto anche da Iodice nel momento in cui racconta al suo amico Perillo che non può essere vero ciò che gli riferiscono sul pentimento di De Luca rispetto all’operazione realizzata. Ci dedicheremo inoltre a Barbara Sciascia, amica stretta di Giovanni Zannini, che funge da mediatore per cercare di ricucire i rapporti tra Iodice e Zannini. Zannini, consapevole della presenza di cimici negli uffici dell’Asl e considerata poco affidabile l’interlocutrice, afferma difensivamente che non è vero che c’entra lui.