La truffa della camorra a 54 milioni di utenti: 8,60 euro sulla bolletta della luce. I dettagli del piano

5 Dicembre 2025 - 09:44

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Un addebito di appena 8 euro e 60 centesimi: una cifra così bassa da non spingere quasi nessuno a presentare denuncia. Proprio su questa considerazione i clan puntavano per mettere in piedi una truffa potenzialmente milionaria. Applicando quel piccolo importo a una platea enorme di utenti, le organizzazioni criminali avrebbero potuto incassare intorno ai 2,5 milioni di euro, con rischi minimi e un reato difficile da far emergere.

I dettagli del piano, mai realizzato, compaiono nell’ordinanza che ha colpito il clan Licciardi, nella quale compaiono riferimenti anche ai Russo, Cava, Sangermano e Fabbrocino.

Come doveva funzionare il raggiro

Secondo le intercettazioni del 2023, l’ideatore della truffa avrebbe acquistato un terreno sul quale installare impianti fotovoltaici grazie a una presunta conoscenza interna all’Enel. Attraverso questo contatto, non identificato, sarebbe riuscito a far inserire nelle bollette un piccolo addebito supplementare di 8,60 euro: un importo minimo che i clienti avrebbero pagato senza accorgersene. Le somme, una volta incassate sul conto collegato alla società dei pannelli solari, sarebbero state immediatamente trasferite all’estero tramite “uffici in Russia” e con l’aiuto di hacker russi e ucraini.

Tra gli indagati figurano Paolo Abbatiello, considerato reggente dei Licciardi, e suo nipote Salvatore Sapio. A loro non viene contestata la truffa — mai andata in porto — ma una presunta estorsione nei confronti di un uomo che non avrebbe mantenuto l’impegno di procurare la società necessaria al piano.

Il progetto sfuma dopo un incidente

Il piano si sarebbe arenato quando il presunto organizzatore, ritenuto vicino al clan Sangermano, è rimasto coinvolto in un incidente stradale, finendo in ospedale. L’episodio viene ricordato anche nell’inchiesta sul clan Russo e sui rapporti con i Licciardi. Gli investigatori hanno ricostruito una visita in ospedale da parte di vari esponenti dei clan, convinti inizialmente che l’uomo stesse simulando per sottrarsi ai pagamenti dovuti. Durante l’incontro, però, l’organizzatore li avrebbe rassicurati promettendo che, una volta dimesso, avrebbe portato a termine il progetto.