Le case del papà e della compagna “sequestrate” al ras Piscitelli, indagato nel caso di camorra & voti a S.MARIA A VICO. Ma la Cassazione dice no
20 Febbraio 2026 - 18:12
SANTA MARIA A VICO – La Corte di Cassazione ha deciso su una vicenda di misure di prevenzione che riguarda Raffaele Piscitelli e Rachele Barberino. La decisione non cancella tutto, ma mette in discussione alcune confische di immobili e rimanda la questione alla Corte d’appello di Napoli per un nuovo esame.
Piscitelli, detto “O’ Cervinaro” è considerato da tempo un soggetto socialmente pericoloso, con precedenti legati al traffico di droga. Risulta, inoltre, un nome importante nell’inchiesta legata allo scioglimento del comune di Santa Maria a Vico per voto di scambio, vicenda per la quale, ricordiamo, è tutt’ora indagato. Per motivi legati alla sua gestione di molteplici attività illecite il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere gli aveva applicato la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno e aveva disposto il sequestro e poi la confisca di diversi beni, ritenuti sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati o comunque collegati ad attività illecite.
La Corte d’appello di Napoli aveva confermato queste decisioni. Piscitelli e Barberino hanno fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che alcune parti del provvedimento fossero poco chiare o giuridicamente sbagliate. La Cassazione ha respinto gran parte delle contestazioni del boss sulla misura personale. La valutazione della sua pericolosità è stata considerata adeguatamente motivata. La sorveglianza speciale quindi resta valida.
Il punto critico riguarda invece alcune confische. In particolare, per un immobile ereditato dal padre di Piscitelli, la Corte ha rilevato che la motivazione non era chiara: non si capiva se si trattasse di una confisca diretta, perché il bene sarebbe stato frutto di attività illecite, oppure di una confisca per equivalente, cioè in sostituzione di altri beni non più disponibili. Questa mancanza di chiarezza rende la decisione fragile. Per questo la Cassazione ha annullato la confisca di quell’immobile e ha ordinato un nuovo esame.
Anche la posizione di Barberino dovrà essere rivalutata. Il fabbricato intestato a lei era stato ritenuto solo formalmente suo, ma in realtà nella disponibilità di Piscitelli. Secondo la Cassazione, però, la Corte d’appello non ha spiegato in modo sufficiente perché avrebbe ritenuto fittizia l’intestazione. Gli elementi indicati non sono stati considerati abbastanza solidi e alcune circostanze difensive non sono state analizzate con attenzione. Anche per questo bene è stato disposto l’annullamento con rinvio.
Il procedimento torna ora alla Corte d’appello di Napoli, che dovrà riesaminare solo le parti annullate, vale a dire quelle relative al sequestro degli immobili sia per Piscitelli, sia per Barberino. Per il resto, le misure, in particolare quella della pericolosità sociale e in generale relative direttamente alla persona del boss, restano confermate.
