Le scarpe di lusso “pezzotte” e la rissa in famiglia per l’eredità. Così l’aspirante finanziere casertano fatto fuori dal concorso
19 Marzo 2026 - 18:13
CASERTA – Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio ha respinto il ricorso presentato da un giovane candidato originario della nostra provincia, escluso dal concorso per l’ammissione di 1.198 allievi marescialli alla Scuola Ispettori e Sovrintendenti della Guardia di Finanza. Il provvedimento di esclusione era stato motivato con il “difetto delle qualità morali e di condotta”.
Secondo quanto ricostruito nel giudizio, Ministero dell’Economia e delle Finanze aveva valutato tre distinti episodi che vedevano coinvolto il ricorrente. Il primo risale all’agosto di qualche anno fa, quando il candidato, all’epoca minorenne, fu coinvolto in una lite all’interno di un locale. Ne nacque un alterco con un altro avventore, con spinte reciproche. All’esterno del locale, il candidato, già in auto, afferrò il braccio dell’altro uomo che si era avvicinato al finestrino, trascinandolo per alcuni metri mentre il veicolo era in movimento. Secondo la ricostruzione, in quell’occasione il ragazzo avrebbe anche proferito frasi minacciose. La vicenda si concluse con una querela e una successiva remissione, che portò a una sentenza di non luogo a procedere per intervenuta remissione.
Il secondo episodio, datato gennaio 2024, ha riguardato il rinvenimento, da parte della Guardia di Finanza di Marcianise, di un pacco spedito dalla Germania e indirizzato al candidato. All’interno, gli inquirenti trovarono 14 paia di scarpe recanti il marchio “LANVIS PARIS”, successivamente risultate contraffatte a seguito di perizia. La spedizione non era accompagnata da documentazione fiscale. La Procura della Repubblica ha chiesto e ottenuto l’archiviazione del procedimento, ritenendo che gli elementi acquisiti non consentissero una ragionevole previsione di condanna.
Il terzo episodio risale al dicembre 2024, quando il candidato, insieme alla madre, fu coinvolto in una lite familiare con la sorella e il cognato, relativa a questioni ereditarie. Nel corso della discussione, la madre avrebbe schiaffeggiato la figlia e il candidato avrebbe spinto la sorella, facendola cadere a terra, e colpito il cognato con un calcio. Anche in questo caso, le reciproche denunce e la complessa ricostruzione dei fatti, avvenuti senza testimoni terzi, hanno portato la Procura di Aversa Napoli Nord a richiedere l’archiviazione per impossibilità di ricostruire con rigore le responsabilità individuali.
Il ricorrente, attraverso il suo legale, ha impugnato l’esclusione sostenendo che l’Amministrazione avesse agito in modo irragionevole, basandosi su episodi privi di conseguenze penali e senza considerare adeguatamente la reale consistenza dei fatti. Ha inoltre invocato il principio di proporzionalità, sottolineando come uno degli episodi risalisse alla minore età.
Il Tar del Lazio, nella sentenza depositata al termine dell’udienza, ha ritenuto il ricorso infondato. I giudici hanno ricordato che la valutazione dei requisiti morali e di condotta per l’accesso alle forze di polizia è ampiamente discrezionale e mira a selezionare candidati dalla condotta specchiata, data la delicatezza delle funzioni da svolgere. L’archiviazione in sede penale, hanno precisato, non impedisce all’Amministrazione di apprezzare il disvalore dei fatti storici oggettivamente accertati.
Secondo il Collegio, la motivazione del provvedimento di esclusione era articolata e completa, descrivendo comportamenti sintomatici di “scarso senso di responsabilità” e “atteggiamento violento e poco equilibrato”. La natura plurima e reiterata delle condotte, che spaziano dalla minaccia alle lesioni fino al coinvolgimento in un tentativo di importazione di merce contraffatta, è stata ritenuta idonea a sostenere il giudizio di inattitudine al servizio nel Corpo. La sentenza ha inoltre respinto la censura di violazione del principio di proporzionalità, data la gravità e la serialità dei comportamenti addebitati. Le spese di lite sono state compensate.
