Le truffe dei casalesi finanziano nuovi affari, D’Angelo rivela il dominus della rete: ECCO DOVE finiscono i soldi

22 Giugno 2026 - 09:53

L’attività investigativa mira a chiarire i collegamenti tra gli autori delle frodi, i flussi finanziari e i possibili canali di reinvestimento dei profitti

CASERTACE STA PER CAMBIARE PER SEMPRE: TE LO SPIEGA IL DIRETTORE GIANLUIGI GUARINO – CLICCA E GUARDA IL VIDEO

CASAL DI PRINCIPE – Dalle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Vincenzo D’Angelo, alias Biscottino, genero di Francesco Bidognetti e pentito dal 2022, emerge con particolare rilievo la figura di Giuseppe Del Vecchio, “Mandarino”. Secondo il racconto del collaboratore, Del Vecchio avrebbe avuto un ruolo centrale nel sistema delle truffe che, negli ultimi anni, sarebbe diventato una delle principali fonti di guadagno per le casse del clan dei Casalesi.

Si tratterebbe di attività organizzate e strutturate, spesso caratterizzate da una dimensione internazionale. Del Vecchio, già condannato in passato per reati di mafia, sarebbe oggi radicato tra Tenerife e Alicante. Tuttavia, secondo quanto riferito da D’Angelo, continuerebbe a muoversi con facilità tra l’Italia e l’estero.

Il suo nome compare anche in un episodio più recente. Nel 2024, infatti, sarebbe stato tra i primi a recarsi da Emanuele Libero Schiavone, figlio di Francesco Schiavone detto “Sandokan”, per salutarlo dopo il ritorno in libertà.

La figura di Del Vecchio emerge inoltre nell’ambito di un’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli che ha coinvolto Pasquale Corvino, la sua compagna e altre sei persone, accusate di aver costituito un’associazione finalizzata alle truffe e alle frodi informatiche. Pur non risultando formalmente indagato in tale procedimento, il suo nome compare nelle ricostruzioni investigative e nelle dichiarazioni del collaboratore di giustizia.

Dopo le rivelazioni di D’Angelo, uno degli aspetti al centro dell’attenzione degli investigatori riguarda la destinazione dei proventi generati dal sistema delle truffe. Secondo le ipotesi investigative, una parte dei guadagni rientrerebbe in Italia per essere reinvestita in attività commerciali riconducibili all’area Schiavone.

In particolare, i proventi delle frodi verrebbero impiegati in alcune attività economiche, tra cui un negozio di elettrodomestici sorto di recente tra Santa Maria Capua Vetere e Marcianise. Gli investigatori stanno approfondendo questi passaggi per ricostruire l’origine dei fondi e verificare l’eventuale presenza di interessi mafiosi nel business delle truffe.