L’EDITORIALE. Ieri sera altra rissa (in foto), altra violenza in Piazza Margherita. Non c’entra nulla il silenzio elettorale con il milleunesimo nostro articolo in cui denunciamo un sindaco che alla vita dei casertani non ha dedicato un solo secondo

17 Ottobre 2021 - 12:37

Tradiremmo quello che è un dovere, ancor prima che un diritto di cronaca. Casertace rivendica la titolarità dell’autorità etica, che consente a noi e solamente a noi, di affermare, dall’alto dei mille e più articoli che vi abbiamo dedicato, che questo non è e non sarà mai un argomento di campagna elettorale. Perché il declino culturale e morale di Caserta è tema ben più importante rispetto al pur significativo voto di oggi

 

 

di Gianluigi Guarino

Balle, promesse, balle e ancora promesse. A chi amministra Caserta, non è mai fregato un tubo della città di Caserta.
Sembra un ossimoro narrante, un paradosso cosmico, ma da noi, nel mondo all’incontrario dei disvalori che sono valori, funziona esattamente così. Ricordate quel ragazzo di San Marco Evangelista accoltellato e ucciso in via Vico in una notte di ordinaria violenza della movida casertana? Quanti discorsi avete ascoltato dopo quell’omicidio, il corpo di Gennaro ancora caldo, quanti propositi, quanti impegni matematici, irreversibili, pronunciati dal sindaco Carlo Marino? Sare anche in silenzio elettorale, ma noi queste cose le scriviamo da anni e anni una domenica sì è una domenica pure e non si capisce perché, dunque, dovremo autocensurarci e censurare il racconto della cronaca, mai come in questo caso, dovere prim’ancora che diritto?

All’una

meno un quarto di stanotte, in piazza Margherita, come si vede dalle foto, si è scatenata una nuova rissa. L’ennesima, la milionesima, frutto, sapete di che cosa? Della cinica, spregiudicata pratica di esaurire l’incontro con un problema in un comunicato stampa e nel relativo post digi-socializzato. Finisce lì. Si incrociano le dita, ci si affida alla legge dei grandi numeri (che cavolo, il morto lo abbiamo già fatto, mica può capitare sempre a noi!!!) e via a immergersi nelle cose che veramente interessano a questo sindaco e a chi ha amministrato (si fa per dire) la città negli ultimi anni: appalti, soldo facile, affidamenti, rozze prebende clientelari, alta, media e bassa mangiatoia a pro di una umanità composita di supplicanti, di questuanti con la mano perennemente aperta.

Tutti appartenenti a una compagnia variopinta quanto inquietante, in cui, durante questi giorni e oggi, durante queste ore e questi minuti, vanno a braccetto, riavvicinati e pacificati dal comune obiettivo della pagnotta, i simpatizzanti del neofascismo e i cocchi del neopensiero del comunismo alla casertana, gli iper abbeverati di un canapificio, rispetto al quale l’antico prefisso latino di ex, non galleggia più solitario.

Perché lì, da quelle parti, dove la sinistra anacronistica, ma coerente e ammirevolmente adamatina, diceva di aver schierato la sua ridotta, la sua linea di resistenza, lì, proprio lì, la sinistra ha esposto il segno più penoso della sua decadenza, svendendosi ai potenti, ai dispensatori di pagnotte, di pagnotte che non sfamano, ma comprano e rendono schiavo il proletario.

Un manipolo diversamente colorato, come solo i clown di un circo sono capaci di fare, dentro al quale dobbiamo assolutamente riabilitare la coerenza di un Paolo Marzo, che, quantomeno, è persona autentica, che non ha mai preteso di apparire in maniera diversa da quello che è.

Altre “mazzate’, dunque, ieri sera, altri pericolosi contatti fisici nella piazza simbolo di Caserta, con tanti ragazzi, tanti passanti atterriti, a cui, ancora una volta, è stato negato il diritto, ripeto il diritto, ripeto ancora il diritto (sapete cosa significa?) alla spensieratezza e a un divertimento, che arrivi fino al punto esatto in cui si comincia a danneggiare il diritto, ripeto il diritto, ripeto ancora, il diritto, al divertimento degli altri.

Rissa veloce e rapida fuga. È evidente che le bande di teppisti sappiano bene che a Caserta si fanno solo chiacchiere, che la politica pensa ad altro e che nel capoluogo, nella ribalta del centro cittadino (è come se a Roma corressero le mazzate in piazza San Pietro di notte) ci si può affrontare senza pericoli, avendo cura solamente di muoversi con l’accortezza paramilitare della guerriglia urbana, cioè: arriva, colpisci e scappa.

Ieri sera, per la legge dei grandi numeri, il morto non c’è scappato e non si segnalano nemmeno feriti ufficializzati da un referto. Ma la violenza ha ristabilito il suo imperio, si è reinsediata dove lo Stato non c’è.

Non c’è perché ha delegato la manifestazione di sé a un sindaco, a un’amministrazione comunale, a dirigenti delle burocrazie municipali, a un comandante (si fa per dire) dei vigili urbani ai quali, in realtà, non frega un tubo che a Caserta scorra il sangue, che la reputazione, già disastrata, di una città, che avrebbe tutto (tranne il senso civico, il senso di sé) per essere un gioiello, venga definitivamente affossata, in modo da renderla (in)visitabile.

Allontanata ogni giorno di più dalla Reggia che ne diviene corpo estraneo, sito solo in apparenza legato al tessuto urbano, in realtà distante migliaia di chilometri da questo, fino a diventare invisibile, nel momento in cui, a cento e poi a duecento metri di distanza, sono accampati i due concentramenti più numerosi della Campania e, forse, d’Italia, di prostitute e trans di ogni varietà.

Nel momento in cui il manipolo di freddi, famelici sciagurati che di Caserta detiene potestà, hanno già realizzato un progetto e avviato tutte le procedure per costruire un impianto mastodontico da 36 milioni di…affari, per trattare tonnellate e tonnellate di monnezza umida in quel biodigestore, pensato dalla cultura dei titolari del potere come la nuova Reggia di Caserta, come il monumento che rappresenti, una volta mandato definitivamente in malore quello uscito dalla matita di Vanvitelli, la controcultura del rozzo, del cafonal, dei tanti galli cedroni, riveduti e corretti da una rettile scaltrezza che non appartiene, invece, all’emblematico personaggio interpretato da Carlo Verdone, assoluti dominatori di questo tempo, del tempo più brutto della storia di Caserta.