L’EDITORIALE. Ma avete capito cosa ha fatto il sindaco di TEANO appena eletto? Qualche giorno dopo la vittoria ha liquidato sull’unghia 305 mila euro alla famiglia del re delle Rsa Michele Schiavone, dopo che il figlio di questi, Massimo è stato supporter della campagna elettorale

1 Luglio 2022 - 12:35

Non possiamo esimerci dell’affiancare il pregevole lavoro cronistico del nostro collaboratore Pietro De Biasio che stamattina ci ha inviato un articolo, pubblicato già da qualche ora, davanti al quale….e che ne parliamo a fare, va bè, parliamone perchè almeno questo sopravvive dello stato di diritto in tale sfigatissimo territorio

 

di Gianluigi Guarino

Fino ad ora non abbiamo mai ritenuto che fosse utile intervenire dalla redazione sul lavoro pregevolissimo del nostro corrispondente-collaboratore da Teano Pietro De Biasio. Anche stavolta non servirebbe se il pensiero del direttore di CasertaCe, dunque il pensiero del giornale che questi rappresenta, si sarebbe reso necessario per soccorrere e assecondare la necessità di correggere eventuali inesattezze, eventuali errori del racconto cronistico.

Niente

di tutto ciò. Dunque, il sottoscritto non interviene sul lavoro di De Biasio, ma “a fianco al lavoro” dell’ottimo Pietro che ci dà uno spunto da cui non possiamo sfuggire, nonostante la montagna di lavoro da scalare anche in questa giornata. L’articolo del collaboratore è, dunque, ineccepibile (CLIKKA E LEGGI).
Tanto ineccepibile da averci convinto immediatamente della autenticità della notizia che contiene. Se questa fosse stata attinta da fonti indirette, o anche scritta da una persona diversa, ci saremmo andati con i piedi di piombo, al grido di “E’ mai possibile?“.

Ebbene sì, in provincia di Caserta, in questo autentico circo di ogni destrezza nefanda, è possibile, eccome se è possibile. Perchè, dalle nostre parti, soprattutto dalle nostre parti, cioè a Caserta e nell’intera sua provincia, la politica di oggi, rispetto a quella di ieri, ha perso anche quel minimo di decenza conformistica, di coltura  (non cultura) dell’apparenza che in passato venivano utilizzate per mascherare, per coprire con una foglia di fico intrisa della clorofilla dell’ipocrisia, certe vergogne.

Solita domandina retorica: ad esempio, al tempo in cui la politica a Teano la faceva Emiddio Scoglio cioè il padre del neo sindaco Giovanni Scoglio, quando la politica la faceva Raffaele Picierno, sindaco e zio dell’attuale europarlamentare e vice presidente delle assemblee elettive di Strasburgo e Bruxelles Pina Picierno, sarebbe mai potuto accadere che un imprenditore danaroso qual è, indubbiamente, il sessano Michele Schiavone, che da qualche tempo attraversa una fase delicatissima del suo esercizio professionale, con una serie di indagini finitegli sul groppone e che gli sono anche costate significativi periodi di reclusione domiciliare, dopo essersi esposto, attraverso suo figlio Massimo, cioè il politico di casa, candidato alle ultime elezioni regionali nella lista del Pd e molto spesso presente in carne ed ossa alle manifestazioni elettorali di Giovanni Scoglio e della sua lista, potesse festeggiare la notizia che il primo atto, il primo, non il secondo, il primo atto della nuova amministrazione comunale fosse consistito nel pagamento di 305mila e passa euro, cifra rappresentativa di crediti vantati dagli Schiavone nei confronti del comune di Teano? Ne siamo sicuri: la vituperata politica della prima repubblica non sarebbe arrivata a tanto.

Questo non significa che noi mettiamo in discussione il diritto di un creditore di vedersi riconoscere il dovuto, quello che è nel suo diritto ricevere. Ma qui si discute delle modalità a dir sconcertanti. Perchè, caro sindaco Scoglio, mettiamo pure (ripetiamo, mettiamo ma mettiamo solo, cioè ipotizziamo solo, dato che la circostanza non ci è nota nel suo dettaglio tecnico amministrativo) che Schiavone sia il primo della lista dei creditori del comune, cioè degli aventi diritto, ovviamente diciamo Schiavone, perchè questo è, al netto della leggiadra signora polacca a cui i soggetti economici aventi diritto sono intestati.

La scelta di pagarlo così platealmente a pochissimi giorni di distanza dalle elezioni svoltesi il 12 giugno, mentre le determine  in questione recano la data del 29 giugno (riformuliamo l’invito CLIKKA E LEGGI), finisce per qualificare questo atto di governo, di amministrazione come una sorta di biscotto, come una sorta di ricotta, come il corrispettivo per il sostegno ricevuto in campagna elettorale da una famiglia che resta comunque facoltosa e influente e che per giunta ha proprio in Massimo Schiavone, oggi consigliere comunale di opposizione a Sessa Aurunca, lun ambizioso concorrente alle future più importanti candidature in area Pd, oppure tra i Moderati, tra i Boschian-mastelliani e chi più ne ha, più ne metta, dato che sul senso, sulla morale di appartenenza, va bè, questa è un’atra storia indecente, ma ora non divaghiamo, non debordiamo.

Queste determine possono essere quindi qualificate in due modi. Solo e solamente in due modi, non in tre: o sono sciocche, categoria di attitudine spesso degenerativa di quella della ingenuità oppure sono inquietanti, perchè se la l’associazione al caso di cui ci stiamo occupando, del concetto giuridico del voto di scambio sarebbe ardua, al limite dell’impossibile, il modello, che poi si estrinseca in un metodo e in prassi di governo, che emerge da questa iniziativa scandalosa, apre, per l’appunto, marcando l’aggettivo definitorio della possibile seconda chiave di lettura di questa operazione, scenari inquietanti per il futuro della città di Teano.

Questo perchè se il neo sindaco Scoglio, appoggiatissimo, ripetiamo, anche in carne ed ossa, da Massimo Schiavone, avverte la necessità di scucire 305 mila euro in un colpo solo a 15 giorni di distanza dalla sua affermazione elettorale, vuol dire che nella sua testa ha un disegno tutt’altro che trasparente di quella che  dovrà essere l’inevitabile relazione tra l’istituzione pubblica, derivazione costituzionale della repubblica italiana, e il mondo delle imprese private.

Questo ripetiamo nel caso in cui ricorra la seconda ragione, cioè quella inquietante e non quella della sciocchezzeria dell’ingenuità. Se infatti ci trovassimo a discutere nel perimetro del primo caso, dovremmo amnistiare Giovanni Scoglio ricorrendo alla nota e antica, ma notissima teoria del filosofo tedesco Wilhem Wundt sull’eterogenesi dei fini, cioè sulla divaricazione, sulla divergenza tra le intenzioni che muovono l’atto di volontà che attiva un’azione e gli effetti della stessa, non previsti e non desiderati dall’attore. Dopo l’eterogenesi dei fini, però, c’è la dichiarazione di abilità e dopo ancora l’incapacità di intendere e di volere.

A Caserta non finiremo mai di imparare, non finiremo mai di incrociare fatti, situazioni al limite dello scibile umano. E’ come se fosse in atto una gara, ormai perpetua, orami senza soluzione di continuità, una parafrasi che rovescia la nobile disciplina del salto in alto, trasformata in salto in basso. La nostra vita di giornalisti funziona così: ogni volta, riteniamo che l’ultimo caso clamoroso esaminato rappresenti anche l’ultimo record , quello imbattibile, insuperabile. Puntualmente, questa nostra certezza granitica si sgretola dopo 4, 5 giorni, massimo una settimana, due settimane allorquando succedono cose come questa di Teano che sarebbe complicato pensare, elaborare, avere il coraggio di realizzare anche se i pianificatori fossero per fare un esempio suggestivo i famosi furbetti del quartierino, Ricucci, Coppola, Statuto e compagnia, integrati per l’occasione da un componente della Banda Bassotti, scappato di casa.

Quello che emerge dal caso-Teano, e così torniamo, come accade nel gioco dell’oca, al punto di partenza, è la percezione di candore, di presentabilità, di agibilità di certe operazioni, così avvertite da sindaci, da assessori, da consiglieri comunali, a dimostrazione del fatto che dei corredi valoriali della civiltà delle genti, delle comunità, delle organizzazioni di cittadinanza, di un senso pur remoto della politica intesa come servizio, non è rimasta neppure una remota traccia, ormai risucchiata e dunque cancellata dallo tsunami dell’ignoranza di cui la spregiudicatezza della politica clientelare è divenuta addirittura ancella rispetto ad un passato in cui il politico, un sindaco, trovava nella capacità “di leggere e di scrivere” un contrappeso.

Ma guarda questo Scoglio, qui c’è veramente da uscire pazzi.