Lo Stato si prende 6 MILIONI dal tesoro dell’imprenditore Angelo Pontillo. Il Re del calcestruzzo e il potere del clan Belforte

9 Dicembre 2025 - 09:42

CASERTA – La Direzione Investigativa Antimafia ha eseguito il provvedimento della Corte di Cassazione, che conferma il sequestro da 6 milioni di euro, ora divenuto confisca, disposto nel 2017 dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere – Sezione Misure di Prevenzione, su proposta del Procuratore di Napoli e del Direttore della DIA.

Al centro dell’operazione c’è Angelo Pontillo, 62 anni, imprenditore edile originario di Capodrise, già condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa con il clan Belforte di Marcianise.

I beni confiscati – già colpiti da sequestro sette anni fa – includono due quote societarie di aziende operanti nel settore immobiliare e nel calcestruzzo, 34 fabbricati, 2 terreni nella provincia di Caserta e rapporti finanziari. Un patrimonio ingente, ritenuto frutto di attività illecite e di rapporti consolidati con il clan.

Le indagini, coordinate nel 2014 dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e supportate anche da dichiarazioni di collaboratori di giustizia, hanno infatti ricostruito un meccanismo criminale ben oliato. Pontillo non era solo un fornitore di calcestruzzo, ma svolgeva un ruolo di “mediatore” tra gli estortori e le vittime.

Il sistema funzionava in due modi: sovrafatturazione delle forniture: l’imprenditore gonfiava gli importi delle fatture rispetto al materiale realmente fornito. La differenza serviva a creare “provviste occulte” utilizzate per pagare il pizzo al clan. Poi, l’intermediazione diretta. Pontillo organizzava incontri tra gli imprenditori estorti e gli esponenti del clan, facilitando l’imposizione del racket. Talvolta erano gli stessi imprenditori a rivolgersi spontaneamente a lui, chiedendo di indicare i referenti del clan con cui “mettersi a posto”.

    L’indagine ha rivelato una pericolosità qualificata dell’imprenditore, la cui azienda – una produzione di calcestruzzo – era diventata un vero e proprio strumento strutturato per la riscossione del pizzo. Un sistema così radicato che, di fatto, normalizzava il racket, integrandolo nel ciclo economico apparentemente legale.