MARCIANISE ALLE ELEZIONI. Antonello Velardi e Pasquale Salzillo matrimonio contronatura: altro che convergenze parallele, qui occorrono acrobati della real politique

26 Marzo 2026 - 13:34

MARCIANISE (Gianluigi Guarino) – Ad Antonello Velardi, esperto conoscitore delle cose italiane e della storia politica del nostro Paese, sembrerà eccessiva una citazione divenuta proverbiale e che probabilmente è stata anche un po’ aggiustata, ristrutturata e adattata alla necessità di renderla più efficace rispetto a ciò che Aldo Moro disse nel corso di un congresso della Democrazia Cristiana alla fine degli anni ’50.

Trattasi delle cosiddette “convergenze parallele”. Inutile ora sviluppare un’esegesi di questo ossimoro, divenuto invece simbolo dell’arte del possibile, in quel caso forse un possibile utile all’Italia. Tuttavia, pensando a quello che sta succedendo a Marcianise in questi giorni, durante i quali, giocoforza, Velardi e i partiti del centrodestra stanno provando a chiudere un accordo per celebrare un matrimonio elettorale, la citazione ci è balenata come elemento di sintesi, forse un po’ brutale, con qualche eccesso retorico ma dotata di una sua proprietà dialettica. Ciò è avvenuto nel momento in cui ci siamo concentrati su quello che è il problema principale che ancora oggi rende incerto questo sposalizio tra l’ex sindaco — che ormai ha scelto di militare in Forza Italia, senza però piegare a questa opzione identitaria le sue caratteristiche politico-caratteriali — e la coalizione di centrodestra.

Un problema che di nome fa Pasquale e di cognome fa Salzillo. Velardi, uomo intelligente e scaltro, ha impostato ogni discorso su una sua possibile discesa in campo alle elezioni del 24 e 25 maggio prossimi sull’elemento della discontinuità, rispetto a ciò che è successo e anche rispetto a ciò che non è successo nei due anni e mezzo dell’amministrazione Trombetta.

Velardi è partito da un presupposto: io sono stato un sindaco capace di decidere; io sono stato un sindaco che ha sempre chiarito alla città di essere il capo dell’amministrazione comunale da me guidata. Nessun assessore, nessun consigliere delle mie maggioranze mi ha mai potuto ricattare e, alla fine, l’ultima parola su ogni questione importante è stata sempre e comunque la mia. Sono in grado di dare risposte ai problemi di Marcianise e soprattutto sono in grado di farmi individuare dai cittadini come responsabile, nel bene e nel male, delle scelte che opererei, sempre e solo nel segno del bene comune.

Insomma, tutto il contrario di quello che è capitato durante l’amministrazione Trombetta, dove il sindaco ha coltivato soltanto la ragione della propria sopravvivenza politica, accettando che all’interno del Comune si creassero dei potentati, delle vere e proprie autonomie di potere che in nessun modo un primo cittadino solo apparente è stato in grado di correggere o anche soltanto di condizionare.

Ora, siccome il capo di questa struttura parallela, il riferimento principale che ha finito per assorbire paradossalmente quella sindacale, si chiama Pasquale Salzillo, è normale che Velardi si sia riferito soprattutto a lui nel momento in cui ha sciolto il paradigma della discontinuità quale condizione necessaria affinché tornasse in campo.

Le convergenze parallele nacquero come forma politica costruita in buona fede da Aldo Moro, il quale si rendeva conto che un partito di massa come il PCI non poteva essere tenuto totalmente nell’angolo, in quanto rappresentava milioni di italiani, nonostante le granitiche pregiudiziali legate alla Guerra Fredda e ai due blocchi che proprio in quegli anni vivevano una fase caldissima dei loro rapporti, che poi sarebbe sfociata nell’unico momento in cui il pianeta ha rischiato di precipitare con la crisi di Cuba e il blocco navale deciso da Kennedy per impedire alle navi sovietiche di raggiungere l’isola conquistata da Fidel Castro per posizionarvi basi missilistiche puntate direttamente sulla vicinissima Florida.

Dunque, pur divertendoci in questo paragone, lo dobbiamo accantonare in nome della realpolitik, che al di là delle chiacchiere e dei buoni propositi rappresenta sempre uno strumento per realizzare certi obiettivi più personali che finalizzati al bene della comunità. Sia Velardi che Salzillo sanno bene che solo stando insieme possono giocare una partita competitiva contro il centrosinistra e la candidata a sindaco di questa coalizione, Maria Luigia Iodice. Lo sanno, ma Velardi incrocia il problema di essere una persona percepita dalla comunità in maniera molto diversa da quanto lo sia Pasquale Salzillo. Quest’ultimo persigue obiettivi molto più semplici, che non attraversano mai una narrazione che faccia quantomeno cenno alla questione morale. L’unico obiettivo che Pasquale Salzillo ha è quello di avere le mani in pasta, di accrescere le proprie finanze, del resto già godute di ottima salute da qualche tempo a questa parte, in considerazione della super auto con cui circola per la città.

In subordine, Salzillo riesce a collegare la promozione dei suoi interessi con il riempimento della stiva della propria clientela elettorale, in pratica dei voti che alle ultime comunali sono stati proprio tanti. Velardi ha una reputazione differente: è percepito come persona di cultura con ampie competenze, che parla e scrive in un italiano fluente, e che riesce a intervenire con cognizione di causa su vari argomenti riguardanti l’amministrazione reale. Velardi ha oggi l’esigenza di comunicare alla città che a lui, di tenere le mani in pasta, non interessa un tubo e che invece intende fare il suo ritorno alla guida di Marcianise attraverso atti e azioni visibili che migliorino la qualità della vita dei propri concittadini, partendo da un piano deciso e finalizzato al miglioramento delle infrastrutture primarie: strade, rete idrica, spazi verdi. Tutte cose che a Pasquale Salzillo non passano nemmeno per l’anticamera del cervello. Tra le altre cose, questa sorta di matrimonio contronatura non è fondato solo sull’analisi delle reciproche attitudini dei possibili sposi, ma anche su scontri più o meno aperti o latenti avvenuti in passato.

A riguardo, Pasquale Salzillo, per quelle che sono le sue caratteristiche biologico-assistenziali, non perde certo il sonno quando racconta bugie. In questi giorni sta dicendo che lui non ha partecipato alla costruzione di una strategia di forte opposizione mediatica che ha visto protagonista Casertace negli anni dei due governi targati Velardi. Ha affermato addirittura di aver incontrato chi scrive solo in una circostanza. Che dobbiamo fare, la sua parola contro la nostra?

Eppure, quando ci siamo incontrati in più di un’occasione, non una volta sola, c’erano testimoni. E altri erano presenti nel corso delle telefonate che Salzillo e chi scrive si sono scambiati e che sono state il frutto, molto spesso, di iniziativa dell’allora consigliere di opposizione. I rapporti si sono in parte interrotti, non a caso, quando Casertace, ritenendo giusto assecondare un processo logico che avrebbe dovuto condurre l’Ufficio Tecnico a intervenire in maniera più decisa e più veloce sulla famosa mansarda abusiva di Velardi, ha indirizzato i suoi strali nei confronti di Angelo Piccolo, all’epoca, come del resto oggi, dirigente dell’area tecnica del Comune. Questa posizione non andava bene a Salzillo perché Angelo Piccolo, al di là di ciò che dichiarava, aveva assunto, insieme alla comandante dei Vigili Urbani Guglielmina Folgia, un atteggiamento molto più attendista, tergiversando non poco sull’attuazione di quello che era un dovere dell’ufficio tecnico relativo a una verifica dirimente sullo status quo del tempo della famosa mansarda dell’allora sindaco.

Quando in Comune si sono registrate tensioni tra il primo cittadino e Piccolo, che ha rischiato seriamente di tornare a dirigere il traffico come vigile urbano — funzione dalla quale Velardi lo aveva attinto per collocarlo nell’UTC di Marcianise — sia Piccolo che il suo sodale Pasquale Salzillo si sono calmati e quel flusso di notizie stabilmente trasmesso a Casertace dal geometra Zinziano si è interrotto. Ecco come sono andate le cose.

Salzillo puntava allo scalpo di Velardi, l’ha ottenuto anche grazie a questo giornale e dopo due minuti è entrato in una coalizione, quand’anche da una posizione più defilata e periferica, di cui Pasquale Salzillo era un dominus che poi nei due anni e mezzo della sindacatura di Trombetta ha dovuto subire le critiche e il fuoco di fila di iniziative di filibustering sia di Peppe Tartaglione, detto “lo sceriffo”, consigliere comunale che si è mosso sotto dettatura di Antonello Velardi e Gerardo Trombetta.

Per tutti questi motivi, ma anche per molti altri che potremo sviluppare in un altro articolo, quella che sembra profilarsi in questi giorni tra Velardi e Salzillo è, a nostro avviso, un’unione contronatura, una manifestazione piuttosto spregiudicata di realpolitik che difficilmente potrà collocarsi in un programma credibile, in un programma elettorale che potrà essere percepito dai cittadini come realmente attuabile, al di là della buona prosa e della buona presentazione che ne rappresenterà il connotato grazie alla buona penna e alla buona cultura di Velardi.