MAZZETTA DA MEZZO MILIONE a Carlo Marino da Antonio Luserta: ecco l’accusa della procura all’ex sindaco di CASERTA. Il piano per beccare l’appalto da 9.5 MILIONI

22 Giugno 2026 - 16:05

CASERTA – Con il passare delle ore, emergono ulteriori dettagli sull’indagine per corruzione che vede coinvolti l’ex sindaco, decaduto dopo lo scioglimento per infiltrazione criminale di Caserta, Carlo Marino, il suo storico amico e socio di studio, nonché da Marino nominato a capo dell’azienda dei Servizi Sociali, l’avvocato Vincenzo Iorio e l’imprenditore cavaiolo Antonio Luserta.

Secondo quanto ipotizzato dalla Procura e come riporta Ansa, Carlo Marino, quando era ancora sindaco, si sarebbe attivato personalmente presso Rete Ferroviaria Italiana per favorire l’assegnazione di un appalto del valore di quasi 9,5 milioni di euro all’imprenditore. Un intervento che, sempre secondo l’accusa, non sarebbe stato disinteressato: in cambio del suo sostegno, l’ex sindaco avrebbe ricevuto una somma di oltre 200mila euro, personalmente e attraverso la figlia Rita, che rappresenterebbe una parte di una più consistente mazzetta da 530mila euro.

Iorio avrebbe ricevuto 530.200 euro nell’arco di dieci mesi. Da lui sarebbero poi transitati 115.964,80 euro verso Carlo Marino in sei mesi e 87.910 euro verso la congiunta in due mesi. In totale, alla famiglia dell’ex sindaco sarebbero arrivati 203.872 euro.

L’obiettivo era quello di presentarsi a RFI per l’utilizzo della cava Santa Lucia come sito di destinazione delle Terre e Rocce da Scavo provenienti dai cantieri della nuova tratta ferroviaria Napoli-Bari. In cambio della disponibilità garantita dalla sua carica istituzionale, Marino avrebbe ricevuto da Luserta, tramite l’avvocato Iorio, una serie di incarichi di consulenza che gli stessi magistrati definiscono “fittizie e/o gonfiate e comunque non necessarie”, i cui compensi sarebbero stati in parte restituiti da Iorio a Marino e alla figlia di quest’ultimo, Rita.

Come raccontato ieri, l’avvocato Iorio avrebbe svolto il ruolo di intermediario tra Luserta e Marino. L’attenzione degli investigatori si è concentrata in particolare su due documenti ufficiali del Comune, datati luglio e novembre 2022, che riguardano la bonifica dell’ex sito estrattivo. Documenti che avrebbero aperto le porte a Luserta e quindi fargli vincere l’appalto di RFI.

L’ipotesi accusatoria si basa sul sospetto che tra maggio 2024 e ottobre 2025, nell’area della cava, siano stati depositati materiali provenienti dai cantieri della Tav (ferrovia ad alta velocità), classificati come “terre e rocce da scavo”. Secondo la Procura, questi materiali – per un volume stimato di circa 340mila metri cubi – non sarebbero stati smaltiti come semplici sottoprodotti, bensì trattati alla stregua di rifiuti, senza le dovute autorizzazioni e in contrasto con il progetto di ripristino ambientale presentato per l’area.

A far scattare le verifiche sarebbe stato un esposto anonimo, nel quale veniva segnalato un intenso viavai di mezzi pesanti, lo spostamento di ingenti quantità di terra e lo svolgimento di lavori giudicati incompatibili con un semplice intervento di recupero paesaggistico.