Militare casertano malato di “troppo stress” viene spedito ad Ancona. La battaglia in tribunale
22 Febbraio 2026 - 13:30
CASERTA – Un ufficiale della Marina con problemi di salute, giudicato non idoneo al servizio militare, era stato trasferito nei ruoli civili del Ministero della Difesa e assegnato a una sede di lavoro ad Ancona, a circa quattrocento chilometri da casa sua, in provincia di Caserta. Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio ha ora annullato quella decisione, ritenendo che l’Amministrazione non abbia adeguatamente valutato le condizioni di salute dell’uomo e le sue esigenze personali e familiari.
La vicenda riguarda un tenente al quale nel febbraio del 2025 era stata diagnosticata una sindrome ansioso-depressiva reattiva persistente, con terapia psicofarmacologica in corso, e una patologia alla colonna vertebrale. La commissione medica militare lo aveva giudicato permanentemente non idoneo al servizio nella Marina, ma idoneo al transito nei ruoli del personale civile della Difesa, con una raccomandazione precisa: impiegarlo in compiti che non lo esponessero a stress psicofisici e in mansioni compatibili con le sue condizioni, evitando peraltro il maneggio delle armi.
L’ufficiale, che risiede in provincia di Caserta ed è in cura presso il Dipartimento di Salute mentale della ASL di Caserta con necessità di continuità terapeutica, aveva presentato istanza di transito chiedendo di essere assegnato a un ente delle Forze Armate il più vicino possibile al suo luogo di residenza e di precedente impiego. Aveva anche segnalato di convivere con i genitori ultrasessantacinquenni, entrambi con problemi di salute.
Nonostante ciò, gli è stata comunicata l’assegnazione al Quartier Generale della Marina di Ancona, con l’invito a presentarsi per la sottoscrizione del contratto di lavoro a tempo indeterminato. Una decisione che l’ufficiale ha immediatamente impugnato davanti al Tar, sostenendo che l’allontanamento dalla propria residenza e dal luogo delle cure avrebbe potuto aggravare ulteriormente il suo stato di salute. Il Ministero della Difesa si è costituito in giudizio, difendendo la legittimità del provvedimento. Ma il Tar, prima in sede cautelare e poi con la sentenza definitiva depositata il 13 febbraio 2026, ha dato ragione al ricorrente.
I giudici hanno rilevato una palese incoerenza tra la decisione di trasferire l’ufficiale ad Ancona e la raccomandazione dei medici militari di evitargli stress psicofisici. “L’allontanamento dal luogo di residenza in una sede che dista circa 400 chilometri è fonte di un oggettivo stress di trasferimento”, si legge nella sentenza, “che andrebbe con tutta probabilità a peggiorare lo stato clinico del ricorrente”.
Il Collegio ha anche censurato il criterio utilizzato dall’Amministrazione per la scelta della sede, basato esclusivamente sulle carenze di organico, senza tenere conto delle esigenze personali e sanitarie dell’interessato. In particolare, ha giudicato “non consona” la valutazione secondo cui le condizioni di salute dell’ufficiale non sarebbero state abbastanza gravi da essere prese in considerazione, in quanto l’Amministrazione aveva ritenuto rilevanti solo le situazioni di handicap grave previste dalla legge 104 o i casi di caregiver familiare. Tra l’altro, nel corso del giudizio è emerso che la madre dell’ufficiale ha ottenuto dall’INPS, nel dicembre 2025, il riconoscimento di un’invalidità medio-grave.
Il Tar ha quindi annullato il provvedimento di assegnazione ad Ancona e ordinato al Ministero della Difesa di riesaminare la posizione dell’ufficiale, effettuando un equo bilanciamento tra le esigenze funzionali dell’Amministrazione e quelle personali e sanitarie dell’interessato, anche valutando la possibilità di impiegarlo in sedi della Regione Campania. Il Ministero è stato inoltre condannato al pagamento delle spese di lite, tremilatrecentocinque euro.
