TUTTI I NOMI. Minimarket nel mirino del racket: quattro condanne in appello

22 Marzo 2026 - 11:00

La Corte d’Appello di Napoli ha parzialmente rivisto le sentenze emesse dal Tribunale di Napoli Nord, ridimensionando le responsabilità penali degli imputati.

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SAN MARCELLINO – Quattro condanne in appello, ma con pene ridotte rispetto al primo grado, nel processo sulle estorsioni riconducibili al clan dei Casalesi. La Corte d’Appello di Napoli ha parzialmente rivisto le sentenze emesse dal Tribunale di Napoli Nord, ridimensionando le responsabilità penali degli imputati.

Nel dettaglio, i giudici hanno condannato Antonio Barbato, 50enne di Cesa, a 9 anni e 6 mesi di reclusione (in primo grado erano 14 anni). Pena ridotta anche per Carmine Lucca, 56 anni di San Marcellino, che passa da 11 a 8 anni. Per Antonio Chiacchio, 46enne di Teverola, la condanna è stata fissata a 6 anni e 8 mesi, rispetto agli 8 anni inflitti in precedenza. Infine, Antonio Palumbo, 37 anni di Cancello Arnone, è stato condannato a 5 anni, contro i 6 anni e 6 mesi stabiliti in primo grado.

Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 60 giorni. Solo dopo, le difese potranno valutare un eventuale ricorso in Cassazione.

Il procedimento nasce da un’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, che aveva fatto luce su una serie di estorsioni ai danni di commercianti e imprenditori dell’area aversana, con episodi risalenti tra il 2017 e il 2018. In particolare, gli investigatori si erano concentrati sulle pressioni esercitate ai danni di un minimarket di Carinaro. In uno degli episodi contestati, gli imputati si sarebbero presentati presso l’attività commerciale per riscuotere somme di denaro, arrivando anche a danneggiare i macchinari per costringere il titolare a cedere alle richieste.

L’inchiesta ha inoltre delineato un sistema estorsivo più ampio, caratterizzato da richieste non solo di denaro, ma anche di beni di prima necessità destinati a detenuti e affiliati al clan.