MONDRAGONE ZANNINILAND. Una che non è assessora da due anni compare ancora nel sito del Comune. Fa la scrutatrice dopo che il marito ha incassato tanti soldini con i lavori al Palazzo Ducale

13 Marzo 2026 - 18:36

Oggi, venerdì 13 marzo, sul sito ufficiale del Comune risulta ancora tra gli assessori – come dimostriamo nella fotografia

MONDRAGONE – È tanto importante per il vicesindaco Francesco Lavanga – il vero sindaco è momentaneamente assente e risiede in Abruzzo – la correttezza formale che conferisce spessore alla correttezza istituzionale di un Comune. È altrettanto importante la trasparenza, la cura della manifestazione della propria identità di fronte alle ragioni pratiche, molto pratiche, degli appalti, degli affidamenti, delle varie “concorsopoli” che hanno attraversato, dal 2017 in poi, l’esercizio della potestà sulla cosa pubblica a Mondragone.

Eppure, oggi, venerdì 13 marzo, sul sito ufficiale del Comune risulta ancora tra gli assessori – come dimostriamo nella fotografia in alto – il nome di Stefania Di Marco, che in realtà non ricopre più la carica da circa due anni, dal momento dell’ultimo rimpasto in giunta.

D’altronde, a Mondragone non sembra importante quello che è presente sul sito istituzionale, nell’albo pretorio o nell’area dell’Amministrazione Trasparente, quanto ciò che non è inserito, rendendo quasi impossibile la conoscenza dei cittadini.

L’imprinting di Zannini è questo: lui, da quando è diventato consigliere regionale nel 2015 e soprattutto da quando ha conquistato la guida dell’amministrazione comunale nel 2017, ha agito sistematicamente nell’elusione e nell’aggiramento delle norme, costruendo un consenso fatto di favori e prebende, senza mai concedere spazio alla normale concorrenza tra imprese partecipanti a gare o bandi.

La stessa Stefania Di Marco, che ha svolto la funzione di assessore, è talmente attenta alle cose della sua città da non essersi neppure accorta di essere ancora oggi presente nella attestazione pubblica della vita amministrativa, come componente della giunta Zannini-Lavanga.

Qualche cittadino di Mondragone lo ha notato. Non sappiamo se lo abbia fatto ironicamente o perché abbia realmente creduto che la Di Marco fosse ancora in giunta, ma ha manifestato stupore nel trovarla nell’elenco degli scrutatori del prossimo referendum. Francamente, una che fa finta di essere assessore potrebbe anche lasciare spazio a qualche giovane, per cui quel compenso di due giorni e mezzo al seggio elettorale può essere utile.

Partendo dal presupposto che la Di Marco risulti ancora sul sito del Comune come assessore, è stato osservato che questa carica sarebbe del tutto incompatibile con l’assunzione del ruolo di scrutatore. Insomma, si torna a parlare di una presenza che non ha lasciato ricordi memorabili nella città durante la sua esperienza in giunta.

La Di Marco deve essere stata una persona in grado di convogliare voti importanti alla causa zanniniana, se è vero – come è vero – che a suo tempo fu arruolata nel CAF dell’ACLI da chi, nell’ACLI, occupa posizioni di comando da decenni, vale a dire da Michele Zannini, padre di Giovanni. Un rapporto felice e fecondo quello tra la famiglia Di Marco e la dinastia Zannini.

Il marito della già assessora, cognome Parisi, si è aggiudicato a suo tempo i lavori per il Palazzo Ducale. Anche se la sua impresa è di qualità, queste commistioni – tra moglie, Zannini e giunta comunale – gettano inevitabilmente un’ombra sull’affidamento, al di là delle qualità professionali di Parisi.

La Di Marco avrebbe potuto tranquillamente rinunciare, visto che suo marito non è certo in difficoltà economiche, avendo in passato ereditato con regolare esecuzione testamentaria una casa di residenza che ha poi venduto a buon prezzo.

Vabbè, la solita storia in salsa mondragonese: una città diventata un feudo, una signoria, un sultanato, incapace di affrancarsi da un dominio paternalistico e privo di spunti autentici per la promozione del proprio sviluppo culturale.