NOMI E FOTO. Arrestato il commercialista D’Agostino, presidente dei Revisori dell’ex Consorzio Idrico. Le bustarelle chieste all’imprenditore e divise con l’ispettore della QUESTURA DI CASERTA
13 Aprile 2026 - 17:36
AGG – I NOMI DEGLI IMPRENDITORI. Costretti a pagare l’ispettore di polizia e il commercialista: “Altrimenti, l’interdittiva antimafia…”
AVERSA – Emergono nuovi dettagli sull’inchiesta che ha portato all’arresto dell’ispettore di polizia Andrea Garofalo, 56 anni, di Casapesenna, e del commercialista Domenico D’Agostino, di Carinaro, classe 1962. Entrambi sono indagati per concussione in concorso.
Se dell’ispettore Garofalo si sa ancora poco, escluso un economico ricevuto in passato per il suo lavoro, possiamo definire un commercialista pieno di interessi Domenico D’Agostino. Attivo nel settore delle yogurterie, dei bar nella città di Aversa, si tratta di un professionista che ha diversificato molto negli anni le sue attività.
Coinvolto anche in passato in una vicenda sulla Banca di credito cooperativo di Aversa, difeso in quel caso dalla sua consorte, l’avvocata penalista, Emilia Santagata, il commercialista di Carinaro è da diversi anni presidente dei Revisori dei conti dell’ex Consorzio Idrico. È, quindi, a capo del collegio che ha avallato discutibilissime operazioni, tra cui la trasformazione della società in s.p.A, l’ormai nota ITL spa.
All’interno del carrozzone clientelare più grosso della provincia di Caserta, guidato in sostanza dal consigliere regionale Giovanni Zannini, tramite il presidente Pasquale De Biasio,.
Secondo quanto ricostruito dalla Procura di Aversa Napoli Nord, Garofalo, in servizio presso la IV Sezione della Divisione Anticrimine della Questura di Caserta, con competenze in materia di accertamenti patrimoniali e informazioni antimafia, nonché membro del comitato GIA (Gruppo Interforze Antimafia) presso la Prefettura di Caserta, avrebbe abusato della propria qualità e dei propri poteri. Insieme al commercialista D’Agostino, avrebbe costretto un imprenditore, emerge nell’accusa, “a promettere il pagamento di 10mila euro”.
L’azienda della vittima aveva già ottenuto l’iscrizione nella White List nel 2023 ed era in attesa del previsto aggiornamento periodico. Secondo l’accusa, la somma illecita sarebbe stata così suddivisa: 4.160 euro fatturati dal commercialista D’Agostino per un’attività professionale definita “posticcia” (cioè fittizia), e 6mila euro in contanti da consegnare direttamente a Garofalo. A questi si sarebbero aggiunte due colombe pasquali della pasticceria Benito, del valore complessivo di circa 80 euro.
Il meccanismo estorsivo, secondo quanto emerso, avrebbe preso avvio all’inizio del febbraio 2026, quando Garofalo ricevette gli esiti di informazioni fornite dal ROS (Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri) relative all’imprenditore. Tali accertamenti si inserivano nell’istruttoria riguardante la richiesta di iscrizione alla White List presentata dalla società riconducibile al figlio. Le richieste sarebbero state avanzate ripetutamente dal poliziotto attraverso il nipote dell’imprenditore..
L’imprenditore sarebbe stato convocato più volte nello studio del commercialista D’Agostino, situato nella zona industriale di Teverola. Nel corso di quegli incontri, secondo la procura, gli sarebbero state mostrate informazioni giudiziarie a suo carico e prospettate possibili conseguenze negative per le sue attività, allo scopo di costringerlo a promettere e corrispondere le somme richieste.
Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Maria Di Mauro, proseguono per verificare l’esistenza di eventuali ulteriori episodi riconducibili ai due arrestati. Il giudice per le indagini preliminari ha disposto la custodia cautelare in carcere, ritenendo sussistenti gravi indizi di colpevolezza e il pericolo di reiterazione del reato.
