ORE 16.50 ESCLUSIVA. Scandalo Lsu a CASAL DI PRINCIPE. Altri nomi di indagati: ci sono anche i fratelli del boss-reggente del clan dei Casalesi Mario Caterino ‘a botta

3 Agosto 2022 - 16:58

C’è il congiunto di un sacerdote e quello di un altro camorrista, oggi divenuto collaboratore di giustizia. L’indagine nasce da una denuncia presentata a suo tempo dall’allora segretaria comunale Virginia Terranova.

 

 

CASAL DI PRINCIPE (g.g.) Comincia ad emergere qualche nome compreso nella lista degli indagati dalla Procura della Repubblica presso il tribunale di Aversa-Napoli Nord per la vicenda delle presunte retribuzioni erogate dal Comune di Casal di Principe, in conseguenza di un Piano di lavoro con ripartizione delle ore, approvato dalla giunta comunale, ma, in realtà, uscite dalle casse municipali per prestazioni mai realizzate. Inchiesta che ha portato al sequestro di 168mila euro, dopo le 33 perquisizioni domiciliari effettuate stamattina. Oltre ai nomi già noti (clikka e leggi) degli indagati, il sindaco Renato Natale e diversi componenti della giunta comunale di Casal di Principe, per ipotesi di reato di abuso d’ufficio in concorso, ne emergono anche altri. Ovviamente, si tratta dei beneficiari di questi compensi che, secondo l’ipotesi di reato, potrebbero essere stati erogati illegalmente.

Di sicuro, tra i nomi più conosciuti ci sono quelli di Valerio e Vincenzo Caterino, entrambi Lsu, uno in servizio presso l’Ufficio finanziario del Comune, l’altro titolare del ruolo di usciere. Si tratta dei fratelli del boss, perché di vero boss si tratta, Mario Caterino, detto Mario ‘a botta, arrestato nel 2011, cioè nella stagione delle retate dei super latitanti, considerato un pezzo da novanta della fazione Schiavone del clan dei Casalesi, che ha anche comandato, da reggente, quando questo ruolo sono stati nell’impossibilità di ricoprire Nicola Schiavone jr, arrestato nel 2010, cioè l’anno prima di Mario Caterino e figlio di Francesco Schiavone Sandokan, Nicola Panaro detto o principino e Sebastiano Panaro detto Camardone. Il ruolo criminale di Mario Caterino fu pienamente legittimato e riconosciuto proprio da questi tre personaggi. Il primo, in quanto figlio maggiore di Sandokan ed erede designato, gli altri due fedelissimi del fondatore del clan dei Casalesi e, almeno per quanto riguarda Nicola Panaro, reggenti della fazione principale del clan per diversi anni all’indomani dell’arresto, avvenuto in Polonia, di Francesco Schiavone detto Cicciariello che le redini le aveva prese all’indomani dell’arresto del suo cugino e omonimo. A dimostrazione della caratura criminale di Mario Caterino va ricordato che, negli anni precedenti al suo arresto, ha fatto parte della lista dei 30 latitanti più pericolosi d’Italia.

Un altro Lsu indagato è Carlo Aversano, cugino e omonimo del noto sacerdote e parroco di Casal di Principe, don Carlo Aversano il cui nome, recentemente, abbiamo incrociato anche nelle informative riguardanti l’indagine della Dda e della Squadra mobile di Caserta sui rapporti tra camorra e società operanti nel settore dei servizi sociali. Pure Lsu e pure coinvolto in questa indagine è Mario Quadrano Iavarazzo, imparentato con Mario Iavarazzo, ras del clan dei Casalesi, anche in questo caso fazione Schiavone, vicinissimo per anni a Nicola Schiavone, di cui è stato anche, per un certo periodo, autista, mentre si occupava soprattutto di cartellonistica stradale, settore che controllava in larga parte attraverso la società di cui era titolare Armando Aprile, coinvolta nell’arcinota indagine partita dalle affissioni ordinate e pagate dal centro commerciale Jambo quando questo era da tempo in amministrazione giudiziaria e partecipata anche dalla madre di Carlo Salomone, imprenditore casertano, legato a doppio filo al consigliere regionale Giovanni Zannini che, dopo averla avuta da segretaria comunale in quel di Mondragone, ha nominato Antonia Elia, compagna di Carlo Salomone, suo capo staff alla Regione Campania.

Questa indagine sugli Lsu di Casal di Principe nasce da una denuncia, presentata alla Procura della Repubblica presso il tribunale di Aversa-Napoli Nord dall’allora segretaria comunale Virginia Terravona, persona che abbiamo imparato a conoscere in precedenti e successive esperienze professionali. Ad esempio a Capodrise, quando lasciò la sua carica in aperto dissenso, in relazione alla decisione di tenere in carica a capo dell’Ufficio tecnico l’ingegnere casagiovese inquisito Ernesto Palermiti, con l’allora sindaco Angelo Crescente, uomo di fiducia di Vincenzo Negro, in quel periodo presidente del consiglio comunale e poi, nel 2021, eletto a sindaco di Capodrise proprio al posto di Crescente e dunque, in stretta continuità con il metodo che portò alla conferma di Ernesto Palermiti e che, conseguentemente, portò anche alla rinuncia alla sua carica di Virginia Terranova. Anche a Marcianise, Virginia Terranova durò molto poco. Letteralmente inorridita, stupefatta dai metodi e dalle richieste che le venivano formulate dal sindaco di allora e di oggi Antonello Velardi, non ci pensò due volte a piantare baracca e burattini. Insomma, una dirigente di carattere che nel Comune di Casal di Principe, spesso e volentieri si trovò in contrasto con gli altri due dirigenti Cenname (Ufficio tecnico) già sindaco di Camigliano, e Pignata, entrambi molto vicini al sindaco Renato Natale.