Slot illegali e scommesse clandestine del clan: ricorso inammissibile per Salzillo
13 Gennaio 2026 - 16:28
Confermati i gravi indizi di partecipazione a un’associazione per il gioco d’azzardo clandestino aggravata dal metodo mafioso e il legame con il clan dei Casalesi, oltre alla necessità della misura detentiva
CASAL DI PRINCIPE – La terza sezione penale della Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da Bruno Salzillo, confermando così la custodia cautelare in carcere disposta nei suoi confronti nell’ambito di un procedimento per associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso.
Con ordinanza del 31 luglio 2025, il Tribunale di Napoli, in funzione di giudice del riesame, aveva già confermato il provvedimento emesso dal GIP il 7 luglio 2025, ritenendo sussistenti gravi indizi di colpevolezza in relazione ai reati di cui agli articoli 416 e 416-bis.1 del codice penale, per la partecipazione a un’associazione finalizzata alla gestione dei giochi d’azzardo clandestini, operante al fine di avvantaggiare il clan dei Casalesi, fazione Russo-Schiavone.
Nel ricorso per Cassazione, la difesa di Salzillo aveva contestato sia la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza sia la necessità della misura carceraria, lamentando una motivazione ritenuta apparente e fondata prevalentemente sui precedenti penali dell’indagato. In particolare, veniva denunciata l’omessa valutazione della memoria difensiva, della documentazione attestante un’attività lavorativa lecita e della percezione di un’indennità di disoccupazione, oltre a una presunta errata interpretazione delle intercettazioni telefoniche.
La Suprema Corte, tuttavia, ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato e in parte non consentito in sede di legittimità. Secondo i giudici, l’ordinanza del Tribunale del riesame presenta una motivazione capace di delineare il ruolo di Salzillo all’interno dell’organizzazione criminale, evidenziando il suo coinvolgimento nella gestione degli apparecchi da gioco illegali.
La Cassazione ha inoltre sottolineato come il Tribunale abbia adeguatamente valutato anche gli elementi addotti dalla difesa, ritenendoli irrilevanti alla luce delle risultanze investigative, tra cui il sequestro di oltre 7.900 euro in contanti nell’abitazione dell’indagato e il contenuto univoco delle conversazioni intercettate. Le censure difensive, secondo la Corte, miravano in sostanza a una rivalutazione del merito, operazione non consentita nel giudizio di legittimità.
Respinte anche le doglianze relative alle esigenze cautelari. La Corte ha confermato la necessità della custodia in carcere, richiamando la caratura criminale dell’indagato, già più volte condannato per reati di stampo mafioso, la stabilità del sodalizio criminoso e l’inadeguatezza di misure alternative, considerata la modalità operativa dell’associazione.
Alla luce della dichiarata inammissibilità del ricorso, Salzillo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende
