SOCIETA’ FALLITE E SPESE FOLLI. Revocato sequestro da oltre 1 MILIONE DI EURO. I soldi dei creditori spesi da Coscia, in gioielli da Ciliento e in alberghi di lusso

2 Dicembre 2025 - 10:51

AVERSA – Il Tribunale di Aversa–Napoli Nord ha revocato il sequestro preventivo dei beni nei confronti di Nicola Cuomo e Pietro Scialli, due degli indagati in un’inchiesta per bancarotta fraudolenta, autoriciclaggio ed evasione fiscale legata alla società Italian Trade srl, con spese da centinaia di migliaia di euro: denaro che sarebbe dovuto servire a pagare i creditori.

A ordinare la restituzione dei beni personali è stata la giudice Pia Sordetti, che ha accolto le istanze difensive contestando la legittimità dei provvedimenti di sequestro emessi nel novembre 2024.

Nel novembre dello scorso anno il Gip aveva disposto il sequestro di oltre 900 mila euro dalla società Italian Trade srl, ritenuti proventi di bancarotta fraudolenta, e il sequestro per equivalente – cioè su beni di pari valore – di proprietà di quattro indagati: Scialli, Cuomo, Marco Goglia e Vincenzo Riccio. Un ulteriore sequestro riguardava circa 285 mila euro, considerati profitto di autoriciclaggio ed evasione fiscale.

La svolta arriva dopo un’importante sentenza della Cassazione, citata dalla difesa, rappresentata dagli avvocati Angelo Rossi, il legale capodrisano Pasquale Raucci, Natalino Giannotti e Mario Griffo. La Suprema Corte ha stabilito che, per il reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale, non è prevista la confisca per equivalente, rendendo quindi illegittimo il sequestro finalizzato a tale confisca. Per quanto riguarda l’autoriciclaggio e l’evasione fiscale, invece, il sequestro per equivalente è ammesso solo se si dimostra che l’indagato si è effettivamente arricchito a causa del reato, con un incremento patrimoniale direttamente collegato all’illecito.

Gli avvocati hanno sostenuto che Nicola Cuomo fosse un semplice dipendente delle società coinvolte, senza ruoli formali, e che non risulta aver ricevuto denaro dai passaggi illeciti tra “Italiana Congelati” e “Italian Trade srl”. Per Pietro Scialli, invece, è stato evidenziato come lo stesso decreto di sequestro ammettesse che il denaro fosse transitato direttamente tra le società, senza incrementare il suo patrimonio personale. In sostanza, mancherebbero le prove che i beni sequestrati siano frutto di un arricchimento personale derivante dai reati contestati.

La giudice Sordetti, nel corso dell’udienza preliminare del processo sul caso – distinta dalle decisioni sul sequestro – ha ritenuto condivisibili queste argomentazioni giuridiche. Dal materiale probatorio non emergerebbero elementi per dimostrare che i beni di Cuomo e Scialli derivino da un aumento illecito del loro patrimonio. Di conseguenza, il sequestro per equivalente è stato ritenuto illegittimo.

Ha quindi disposto la revoca del sequestro e la restituzione dei beni personali a Nicola Cuomo e Pietro Scialli relativamente alle ipotesi di bancarotta fraudolenta, autoriciclaggio ed evasione fiscale.