SUBAPPALTO FANTASMA sul cantiere da 300 MILA EURO a S. CIPRIANO, vinto da una ditta individuale “indigena”
11 Maggio 2026 - 15:00
La cuc Agrorinasce aveva aggiudicato i lavori nell’ottobre 2024. L’appalto era stato prima assegnato ad una ditta di Pompei, poi revocato proprio per l’assenza di un subappalto necessario per una parte dei lavori. Ma se non viene autorizzato neanche in questo caso, siamo dinanzi ad una violazione del codice Appalti
SAN CIPRIANO D’AVERSA – Si tratta di una vicenda importante, a nostro avviso, non solo per il valore economico dell’appalto, 330 mila euro di lavori, aggiudicati prima per una somma pari a 278 mila euro, poi divenuti 294 mila euro dopo la solita perizia di variante, come ne vediamo di continuo negli atti dei cantieri pubblici casertani; ma anche per un valore simbolico, visto che il centro servizi e annesso deposito comunale di San Cipriano d’Aversa, costruito dalla ditta individuale Cioffo Giuseppe, divenuta C.G. Costruzioni, e nata nel 2009, quando il Cioffo aveva 20 anni, è stato intitolato alla memoria dei carabinieri Carmelo Ganci e Luciano Pignatelli, furono uccisi nel 1987 a Castel Morrone durante l’inseguimento di due rapinatori fuori servizio.
E se c’è un alto valore morale evidente sulla nomenclatura di questo cantiere, a nostro avviso le cose devono essere fatte con la massima attenzione e precisione. Un qualcosa che non abbiamo visto nelle carte di gara della stazione appaltante, il consorzio Agrorinasce, guidato dalla presidente ed ex capa delle procure di Aversa e Santa Maria Capua Vetere, Maria Antonietta Troncone, oltre che allo storico direttore, Giovanni Allucci, così come non l’abbiamo visto in tutte le determine uscite dagli uffici comunali di San Cipriano del sindaco Vincenzo Caterino, da anni anche presidente della società provinciale dei rifiuti, Gisec, per nomina di Giorgio Magliocca, eterodiretto da Giovanni Zannini.
La procedura di gara prende il via nell’aprile del 2024, con il comune di San Cipriano che sceglie la centrale di committenza di Agrorinasce. Inizialmente, al termine di una gara aperta alla quale parteciperà anche la BIS srl, ditta che la DDA di Napoli intesta alle volontà di Raffaele Pezzella, imprenditore di Casal di Principe, accusato di corruzione, reato aggravato dall’agevolazione al clan dei Casalesi, a vincere l’appalto era stata una società di Pompei, la SIFA Impresa.
Cosa succede, però. Che la seconda in graduatoria, la ditta di Giuseppe Cioffo, chiede un accesso alle carte di gara e segnala ad Agrorinasce che la SIFA non è in possesso della categoria OG11, ovvero la qualificazione che consente alle ditte di eseguire lavori di fornitura, posa in opera e manutenzione di un insieme di impianti specializzati. Una situazione sanabile con la dichiarazione, fatta, ad esempio, da Cioffo, di chiamare una ditta terza in subappalto per compiere questa tipologia di attività. Ma la ditta napoletana non avrebbe “espresso alcuna volontà di ricorrere al subappalto“.
Requisito di gara mancante, quindi. E allora l’aggiudicazione a SIFA viene revocata dal responsabile dell’area Organizzativa, Antonio Riccardi, con firma del direttore Allucci, e non dal capo dell’Ufficio Tecnico – non si chiama così, ma semplifichiamo – della CUC di Agrorinasce, ovvero Giovan Battista Pasquariello, di solito firmatario di procedure simili.
Questo succede nel settembre 2024. E un mese dopo, proprio per la presenza di un subappalto dichiarato, è la ditta individuale Cioffo Giuseppe ad aggiudicarsi l’appalto dal valore di 278 mila euro, saliti a 294 mila euro per una perizia di variante firmata dal direttore dei lavori nominato dal comune di San Cipriano, l’ingegnere Vincenzo Caterino – riteniamo solo omonimo del sindaco – che giustifica l’aumento di prezzo. Come al solito, come avviene spesso e volentieri negli uffici tecnici della nostra provincia, la perizia di variante non viene esplicitata in maniera chiara, trasparente, ma si preferisce scrivere delle formule generiche che, onestamente, non significano nulla: “eventi imprevisti e imprevedibili“. E anche il capo dell’Area Tecnica del comune di San Cipriano, il buon Antonio Fioravante Di Meo, prosegue in questa brutta abitudine.
Il 30 aprile scorso il comune di San Cipriano ha preso atto dell’avvenuta ultimazione parziale dei lavori, quelli relativi a uno dei due palazzi, ovvero l’edificio situato in via Catania. E siamo quindi alla fine di questo cantiere, alla parte finale.
Ma ancora oggi, a due anni di distanza dall’aggiudicazione, non siamo ancora stati edotti, la cittadinanza di San Cipriano non può sapere a chi siano andati quegli 85 mila euro di lavori, quelli in subappalto. Attenzione, non si tratta di una formalità. Il comune di San Cipriano d’Aversa deve (doveva?) autorizzare per legge il subappalto a questa impresa, sconosciuta, per poter attivare i lavori. E in questi due anni non c’è stata una determina che autorizzasse questa parte di cantiere.
E visto che la Cioffo Giuseppe ha vinto l’appalto, gestito da Agrorinasce, proprio grazie alla presenza di una ditta che, in subappalto, lavorasse su una tipologia di attività che non era autorizzata a compiere, l’assenza di questa autorizzazione potrebbe essere una violazione del codice degli Appalti, ovvero l’articolo 119 che specifica come il subappalto è ammesso solo previa autorizzazione della stazione appaltante e che, quindi, l’autorizzazione deve esistere prima dell’esecuzione delle lavorazioni subappaltate.
Al momento, non è possibile sapere se il subappalto sia stato regolarmente autorizzato e quale impresa abbia effettivamente realizzato gli impianti tecnologici. E questo, su un cantiere, ripetiamo, che ha anche un valore morale, ci sono ragionevoli dubbi sulla legittimità di questa parte dei lavori.
