Titolare di un negozio di vestiti accusa cliente di violenze sessuali: LA SENTENZA

14 Aprile 2026 - 10:48

L’uomo sarebbe stato denunciato per una serie di molestie compiute su una donna di Maddaloni che si trovava sul posto di lavoro all’interno del proprio negozio di abbigliamento

MADDALONI – D.V.A. è stato imputato del reato di violenza sessuale commessa in due occasioni, nel gennaio
e nell’ottobre del 2024, ma il giudice, dopo aver ascoltato tutti i testimoni e le parti coinvolte, ha ritenuto che il fatto non sussiste a causa di gravi incongruenze e falle nelle ricostruzioni presentate.

A denunciarlo fu una ragazza di Maddaloni, esercente l’attività di vendita di capi di abbigliamento, la quale asseriva che il giovane, portatosi nella sua attività commerciale in due occasioni, l’avrebbe fortemente molestata, toccandole i genitali, afferrandola e trascinandola nella retrobottega, dove avrebbe compiuto atti di violenza sessuale in suo danno.

La donna raccontò i due episodi ad un suo parente, a delle amiche, e, infine, ad un suo amico di Marigliano. Nel corso delle indagini, tutti i testi da lei indicati, rendevano dichiarazioni con le quali non solo si confermavano le confidenze ricevute dalla donna aggredita, ma arricchivano il loro racconto con nuovi particolari che aggravavano ulteriormente la già compromessa condizione del presunto aggressore.

Dopo la richiesta di rinvio a giudizio, avanzata dal PM, il GUIP disponeva il giudizio nei confronti del DVA ed il dibattimento si è celebrato dinanzi al Tribunale di S. Maria C.V. Nel corso dell’istruttoria dibattimentale, la giovane donna veniva esaminata in qualità di persona offesa che, assistita dall’avvocato Giuseppe Stellato, si era anche costituita parte civile nel procedimento penale in corso.

Nelle dichiarazioni rese dalla donna aggredita emergeva una inverosimiglianza del suo racconto che la rendevano particolarmente inattendibile. Anche i testi da lei stessa indicati rendevano dichiarazioni non solo difformi dal suo racconto, ma anche contrastanti tra di loro.

Tali lacune venivano colmate dal DVA che, assistito dall’avv. Mario Corsiero e dall’avv. Pasquale Iaderosa, rendeva dichiarazioni tali da convincere il Tribunale che la donna, per motivi che, allo stato, non sono noti, aveva inventato il suo racconto, ponendo in una situazione di grave difficoltà il DVA sia per lui stesso, sia per i suoi familiari, ai quali, ora, potrà spiegare la sua reale estraneità ai due fatti particolarmente odiosi che gli venivano contestati.

Il Tribunale di S. Maria C.V., alla luce degli elementi sorti nel dibattimento, ha emesso, nei confronti del DVA, una sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste, così ponendo fine ad una vicenda che definire paradossale è davvero il minimo che si possa fare.