Trans brasiliane schiavizzate e costrette a prostituirsi. In aula la testimonianza di ‘Agata’: “Condotte in Italia con l’inganno, ci promettevano un’occupazione regolare”

5 Marzo 2026 - 19:06

Il processo è in corso davanti alla Corte d’Assise di Santa Maria Capua Vetere

CASTEL VOLTURNO – Un caso di sfruttamento organizzato di persone transgender provenienti dal Brasile, portate in Italia con la promessa di un lavoro e costrette alla prostituzione. È questo il quadro delineato nel processo in corso davanti alla Corte d’Assise di Santa Maria Capua Vetere, dove undici persone devono rispondere, tra le altre accuse, di associazione a delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani, riduzione in schiavitù e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Secondo la testimonianza chiave di una donna transgender brasiliana, indicata con lo pseudonimo “Agata”, il sistema era meticolosamente organizzato. Le vittime venivano contattate direttamente in Brasile, convinte a partire con l’illusione di un’occupazione regolare. L’organizzazione si occupava di tutti i dettagli pratici: biglietti aerei, documenti e spese di viaggio, che poi venivano fatti ricadere sulle stesse vittime sotto forma di debito. Una volta arrivate in Italia, spesso tramite Milano Linate, le persone venivano guidate verso Napoli e quindi trasportate negli alloggi predisposti a Castel Volturno, con documenti falsi che attestavano l’ospitalità.

In loco iniziava la vera forma di sfruttamento. Secondo quanto emerso, le vittime erano isolate, private dei telefoni e costrette a prostituirsi. I guadagni venivano in gran parte sottratti per coprire il debito del viaggio, che poteva superare i diecimila euro e crescere nel tempo. La testimone ha raccontato episodi di violenze fisiche e psicologiche, con la figura centrale, nota come “Pamela”, che manteneva il controllo attraverso minacce e intimidazioni. Alcuni riti religiosi della tradizione afro-brasiliana Candomblé, talvolta celebrati nei cimiteri, venivano impiegati come strumenti di paura e coercizione.

Secondo l’accusa, il gruppo operava come una rete transnazionale: a San Paolo c’era un referente incaricato di selezionare le persone da inviare in Italia. Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e condotte dalla Squadra Mobile di Caserta, continueranno a fornire elementi al processo nelle prossime settimane, con nuove audizioni e l’esame dei materiali raccolti.