TUTTI I NOMI E LE PENE. La droga e le estorsioni a tutti i commercianti: quante condanne al clan Picca-Di Martino

20 Febbraio 2026 - 17:09

TEVEROLA – Una condanna complessiva di 283 anni di reclusione. È quanto inflitto dal gup Antonio Baldassarre del Tribunale di Napoli al termine del processo con rito abbreviato che ha coinvolto il boss Nicola Di Martino, vice reggente del clan Picca, la cui nipote, Ellen Di Martino, è consigliere comunale a Teverola, e i suoi uomini, protagonisti della riconquista mafiosa di Teverola e dei comuni limitrofi. Il sostituto procuratore della Dda Simona Belluccio aveva richiesto pene per complessivi 337 anni, una richiesta in parte ridimensionata dal giudice ma che conferma la gravità delle accuse.

Le condanne

Il boss Nicola Di Martino, considerato il vice di Aldo Picca, è stato condannato a 18 anni di reclusione, così come Raffaele Di Tella. Salvatore De Santis e Giovanni Abbate dovranno scontare 20 anni ciascuno. Salvatore Muscariello e Michele Vinciguerra sono stati condannati a 16 anni, Antonio Zuppa a 15, Antimo Ceparano a 14, Raffaele Santoro a 12 anni e 8 mesi, difeso dall’avvocato Mario Griffo e per il quale è stata riconosciuta la continuazione per una precedente condanna, con la conseguenza di una pena più mite rispetto a quanto avrebbe potuto subire se tale continuazione non fosse stata riconosciuta.

Per Antonio Zaccariello 10 anni, per Francesco De Chiara 9, per Carmine Sfoco 8, per Nicola Podda 6 anni e 8 mesi, per Giovanni Picca 6 anni. Tra le pene più basse, Veronika Viatkina condannata a 4 anni e 10 mesi, Enrico Della Gatta a 4 anni e 5 mesi, mentre Carmine Di Tella, Marco Bosco (per il quale è caduto il reato associativo) e Fabio Della Volpe sono stati condannati a 4 anni. Antonio Rega ha avuto 3 anni e 11 mesi (assolto dal reato associativo per droga), Fabio Buffardo 2 anni e 8 mesi, mentre Cristian Pio Intelligenza, Luigi Stellato e Giuseppe Lama sono stati condannati a 2 anni. Angelo Rega (assolto dal reato associativo per droga) a un anno e 8 mesi, Vincenzo Mottola a un anno e 4 mesi.

L’inchiesta e il business del clan

Gli imputati sono coinvolti nell’inchiesta condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Caserta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Le indagini, condotte tra il 2021 e il 2023 attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, analisi dei tabulati e servizi di osservazione, hanno ricostruito il piano del boss Aldo Picca che, tornato in libertà dopo 19 anni di carcere, aveva intenzione di ricostituire un’organizzazione malavitosa per riprendere il controllo dei territori di Teverola e Carinaro. Il business del clan spaziava su più fronti. Le estorsioni erano il metodo principale per imporre il pizzo a commercianti, imprenditori, titolari di imprese funebri, farmacisti e persino a semplici cittadini. Tra le vittime, anche un professore finito nel mirino per aver preso in affitto un terreno sul quale il clan intendeva realizzare un inceneritore. L’organizzazione disponeva di un arsenale di armi, utilizzate sia come strumento di intimidazione verso le vittime, sia per dirimere controversie interne al circuito criminale. Ma la fonte principale degli introiti illeciti era il traffico di droga: cocaina, hashish e marijuana venivano smerciate quasi in regime di monopolio, saturando il mercato della zona.