TUTTI I NOMI. Mazzette all’ASL ad AVERSA. Tempi lunghi e l’ombra della prescrizione

27 Aprile 2026 - 15:48

SANTA MARIA CAPUA VETERE – Sta andando a rilento al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere il processo, ancora alla sua udienza preliminare, che vede 59 persone imputate nel maxi scandalo delle mazzette al Dipartimento di Salute Mentale (DSM) dell’Asl di Caserta con sede ad Aversa.

Da diverse settimane a discutere le sorti del procedimento non è più la giudice Alessia Stadio. Il Gup titolare del fascicolo è stato infatti sostituito. Al suo posto, la giudice Marzia Pellegrino, che ha preso in mano l’iter processuale. Al termine della discussione, al momento non ancora entrata nel merito, la giudice Pellegrino ha disposto il rinvio dell’udienza preliminare al prossimo ottobre. Si resta dunque ancora in fase di udienza preliminare, senza che sia ancora maturata una decisione sulle richieste di rinvio a giudizio o di proscioglimento.

IL RISCHIO PRESCRIZIONE

A rendere critico questo nuovo rinvio è la variabile temporale. I fatti contestati risalgono in larga parte al periodo tra il 2018 e il 2020, con le indagini dei Nas partite a pieno regime nel 2021. Da allora, tra eccezioni di competenza territoriale, trasferimenti di fascicolo da Napoli Nord a Santa Maria Capua Vetere e avvicendamenti di giudici, il processo non è mai davvero decollato.

Per i reati di corruzione, la prescrizione ordinaria arriva a sette anni (elevabile a otto in caso di interruzioni), mentre per il traffico di influenze il termine è generalmente di sei anni. Con le contestazioni più risalenti, alcuni episodi potrebbero cadere in prescrizione già nei prossimi 24-36 mesi se non si perviene almeno a una condanna in primo grado.

LE ACCUSE

Al centro dell’inchiesta dei Nas, scattata nel 2022, rimangono le accuse di corruzione e turbativa d’asta. Secondo l’accusa, il direttore del DSM, Luigi Carizzone, avrebbe favorito cooperative come quelle di Michele Schiavone in cambio di denaro, regali di lusso (borse Louis Vuitton e Mont Blanc) e presunte prestazioni.Sotto la lente d’ingrandimento anche la posizione del presidente del Consiglio Regionale della Campania, Gennaro Oliviero, indagato per traffico di influenze. Gli inquirenti lo accusano di aver premuto sull’ex direttore generale dell’Asl, Mario De Biasio, per prorogare l’incarico a Carizzone. Coinvolto anche Antonio Stabile, figlio del potentissimo capo del sindacato Fials, Salvatore Stabile, a sua volta fratello di Giuseppe Stabile, per gli amici Peppe, politico di lunghissimo corso nella piazza di Aversa. Non mancano i capitoli sugli appalti “sartoriali”, come quello per la manutenzione del centro diurno situato all’interno di “Villa Scarface” (bene confiscato a Walter Schiavone, fratello del boss Sandokan) e l’affidamento del servizio 118 alla Misericordia di Cuono Puzone.

Diversi gli avvocati del collegio difensivo coinvolti, tra cui i legali Orlando Sgambati, Giovanni Cantelli, Eva Scialdone e Raffaele Costanzo.

TUTTI I NOMI

Luigi Carizzone, Patrizia Rampone, Nicola Bonacci, Tamara Bonacci, Salvatore Catuogno, Antonio D’Angelo, Mario De Biasio, Francesco Della Ventura, Costanza Di Pietro, Raffaele Ferrantino, Giovanni Gaglione, Gennaro Galluccio, Victor Gatto, Achille Germano, Federico Iorizzi, Vincenzo Letizia, Emanuela Mascia, Laura Messina, Saverio Misso, Antonio Morlando, Giuseppe Morlando, Raffaele Muscariello, Gennaro Oliviero, Libera Palmieri, Antonio Papa, Cuono Puzone, Pasquale Sannino, Antonio Scarpa, Michele Schiavone, Luana Sergi, Antonio Stabile, Maria Rosalia Acinelli, Michele Alba, Vincenzo Argenziano, Benedetto Brancaccio, Barbara Buscema, Anna Castiglio, Filippo Cherichella, Gabriella Chirico, Ciro Cozzolino, Vincenzo Giaquinto, Loredana Iorio, Vincenzo Limone, Giuseppe Monti, Filomena Pagano, Anna Palermito, Clemente Papa, Gaetano Romagnuolo, Margherita Sferlazza, Martino Cantiello, Giuseppe Lasco, Maurizio Martucci, Nicola Nacchia, Edoardo Pafferi, Girolamo Parente, Lucio Pesacane, Samuele Piscitelli, Giancarlo Rizza e Paolo Spina.