Un 2025 da brindare per l’atletica, con il Centro di Preparazione Olimpica di Formia sullo sfondo
3 Gennaio 2026 - 09:45
La Scuola di Formia, ideata da Zauli e inaugurata nel 1955, ha festeggiato i 70 anni e ha formato campioni come Berruti, Ottoz, Mennea, Simeoni e Gibilisco
CASERTA / FORMIA (Pietro De Biasio) – Ciao 2025, che anno sei stato per l’atletica? Un’annata da ricordare, di quelle che meritano davvero un brindisi a San Silvestro. I numeri parlano chiaro e raccontano un movimento in piena salute: la seconda vittoria nel Campionato Europeo a squadre, le sette medaglie ai Mondiali di Tokyo, record assoluto per l’Italia, e soprattutto l’oro di Mattia Furlani nel salto in lungo.
Mai nessuno così giovane era riuscito a portare l’Inno di Mameli sul gradino più alto del podio mondiale. Un 2025 che ha restituito anche una lunga serie di record nazionali, segnale inequivocabile di una crescita strutturale. Il 2025, oltre a consegnare medaglie e primati, lascia in eredità anche l’anniversario del Centro di Preparazione Olimpica di Formia, un riferimento storico che continua a dialogare con il presente. Dal 1955, anno della nascita della Scuola Nazionale di Atletica Leggera voluta da Bruno Zauli, Formia ha rappresentato molto più di un impianto sportivo. È stata una scuola di pensiero.
Qui l’atletica italiana ha imparato che il talento va accompagnato, che la tecnica si costruisce nel tempo, che l’atleta cresce solo se inserito in un contesto educativo completo. Allenamento e studio, disciplina e autonomia: un equilibrio che ha fatto la differenza. Su questa pista sono passati Livio Berruti, Eddy Ottoz, Giuseppe Gentile, Sergio Ottolina, fino alla generazione di Pietro Mennea e Sara Simeoni, per i quali il centro di Formia è stata luogo di preparazione, ma anche di ricostruzione nei momenti chiave della carriera.
Qui infatti non si inseguiva l’exploit, si costruiva la durata. Il Centro ha continuato nel tempo a essere un crocevia di competenze, aprendosi al confronto internazionale e mantenendo una cifra precisa: niente scorciatoie, niente improvvisazione. Solo lavoro quotidiano, attenzione al dettaglio, rispetto dei tempi biologici e tecnici dell’atleta. Ecco perché il 2025, con tutto il suo carico di risultati straordinari, sembra trovare un senso ancora più profondo se letto in controluce con la storia di Formia.
Le medaglie di oggi parlano anche il linguaggio del metodo di ieri. Non per nostalgia, ma per continuità. E il Centro di Formia resta lì, silenzioso e operoso, mentre l’atletica azzurra corre veloce. Come un riferimento stabile in un mondo che cambia. E forse è proprio questo il suo valore più grande: ricordarci che, per andare lontano, serve prima di tutto sapere dove affondano le radici.
